Pubblicato da: scudieroJons | giugno 12, 2017

Musica delle sfere

Ariete

Toro

Gemelli

Cancro

Leone

Vergine

Bilancia

Scorpione

Sagittario

Capricorno

Acquario

Pesci

Albumazar, astrologo e negromante: “Sappi che le stelle e i pianeti sempre guerreggiano fra loro e fanno amicizie e inimicizie, e se stessero in pace per un momento, il mondo ruinarebbe. E come noi potremo opporci al cielo che non disponga delle cose mondane?”
Ogni tanto, l’astrologo che cura la rubrica sul giornale, a conclusione del responso per ciascun segno zodiacale, infila il suggerimento di un brano musicale.
Forse lo fa per dare un tono giovanilistico a una materia, l’astrologia, un po’ vecchiotta, che ripete sempre le stesse cose dal tempo dei babilonesi, o forse cerca di farsi perdonare dai lettori i vaniloqui sul tema natale, sulle congiunzioni, sulle opposizioni o sui trigoni che i vari pianeti vanno componendo sullo sfondo del cielo stellato, o forse ancora lo fa per convincere il direttore del giornale che non è disdicevole per un giornale serio e impegnato ospitare una rubrica di astrologia.
Escludendo che sia colpa delle stelle (Astra inclinant, non necessitant), lo perdoniamo solo quando le sue scelte musicali si rivelano felici e se con questo espediente ci fa conoscere qualche bel brano che non conoscevamo. Se poi nei casi più fortunati, come è accaduto questa settimana, arriva fino a proporre una canzone che già conosciamo, e a cui siamo legati da un vincolo di affetto, di gratitudine, e che nel riascoltarla ci fa provare ancora sensazioni di dolcezza, di languore, di nostalgia, di rimpianto, allora saremmo tentati di proporlo per il premio Nobel.
Di quale canzone sto parlando? Occorre solo interrogare gli astri, e quando la canzone apparirà, non ci saranno dubbi, e chiunque, vedendola, esclamerà: “Eccola! E’ questa!”

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 11, 2017

Corrispondenze di viaggio

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 10, 2017

Il viaggio nel tempo

Elena Giulia Ghelardini

Vorrei fare un’esperienza
ai confini con la scienza
e riuscire ad inventare
un nuovo modo di viaggiare.
Nessuno ha mai provato
a tornare nel passato
così come, son sicuro
nessuno viaggia nel futuro.
Se soffiasse forte il vento
mi porterebbe nel Seicento?
No, il mio desiderio è utopia
pur non serve la tecnologia
pagherei un alto prezzo
per comprar un simil mezzo
ma non esiste alcun binario
che ripercorra il calendario.
Non sfiderà certo la scienza
ma è comunque una potenza
posso viaggiare con la mente
pur restando nel presente!

 

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 9, 2017

Cinema Cult – 57 – The Blues Brothers

THE BLUES BROTHERS

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 8, 2017

Dottor Esculapio, intervenga lei

Fino a non molto tempo fa, quando leggevo il nome di Guglielmo Pepe, mi veniva in mente la gloriosa e sfortunata vicenda dei molti tentativi di liberare il Sud dell’Italia dalla tirannia paternalistica e forcaiola dei Borbone. Già ufficiale dell’esercito borbonico, Guglielmo Pepe era stato uno degli eroici difensori della repubblica partenopea del 1799, ma era stato sconfitto dalle bande di lazzari e sanfedisti del cardinale Ruffo. In seguito aveva combattuto agli ordini di Napoleone e di Murat. Il suo nome per me era strettamente legato a quello di Rosolino Pilo, altro patriota di grande cuore ma scarsa capacità operativa, e a quello di Carlo Pisacane, l’indimenticabile, disorganizzato e sfortunato eroe della spedizione di Sapri, massacrato dagli stessi bifolchi che voleva liberare.
Oggi invece il nome di Guglielmo Pepe mi rimanda a una figura di giornalista populista, polemico e cocciuto, che si è specializzato nella difesa delle cause perse di tutti quelli che nel campo della sanità abbracciano con convinzione le idee più arretrate, per esempio riguardo alla pericolosità dei vaccini o all’efficacia delle cure omeopatiche.
Pepe, in realtà, si professa sostenitore dell’utilità e dell’insostituibilità dei vaccini, ma invece di spiegarle ai suoi lettori, protesta contro il blando decisionismo messo in campo da questo governo che ha stabilito per decreto l’obbligatorietà di 12 vaccini, e insiste che non si fa così, mettendo obblighi di legge, ma si procede, più democraticamente, dice lui, con l’informazione capillare, con la persuasione. In realtà un po’ d’informazione è stata fatta e lo hanno detto in tutte le lingue e anche cantando che i vaccini non provocano l’autismo, ma quelli duri di comprendonio non lo vogliono capire. Il nostro codice della strada impone l’obbligo delle cinture di sicurezza in macchina e degli appositi seggiolini per i bambini, e il divieto di parlare tenendo il cellulare in mano mentre si guida. Ma siamo in Italia, e basta stare fermi due minuti a un incrocio per vedere quanta gente passa, spesso senza cintura, molto spesso guidando con una mano sola, perchè l’altra tiene il cellulare attaccato all’orecchio (fanno manovre spericolate, anche a marcia indietro, sono bravissimi! ma come fanno?) e qualcuno ha di fianco un passeggero con un bambino in braccio. Figuriamoci cosa succederebbe se alcune misure di sicurezza non fossero obbligatorie, ma solo consigliate. Nel blog tenuto da Pepe i suoi lettori depositano perle di idiozia come questa: “Ho un figlio di 4 anni a cui dovrò spiegare che l’anno prossimo non potrà tornare all’asilo con i suoi amichetti perchè per interessi economici obbligano il suo papà e la sua mamma a scegliere tra la sua salute e la sua istruzione. E dovrò anche spiegare che non potrà nemmeno andare alle elementari. A meno che papà e mamma non caccino 7500 euro di multa perchè in quel caso salvano capra e cavoli con buona pace della salute pubblica”. Questo demente crede forse che una volta pagati i 7.500 euro potrà mandare il figlio a scuola senza prima farlo vaccinare? Come se qualcuno dicesse: Ho parcheggiato la macchina in sosta vietata, mi hanno fatto la multa, la voglio pagare, ma la macchina la lascio lì per un mese. Provateci a vedere se funziona così. In realtà, dopo aver pagato 7.500 euro, il genitore inadempiente dovrà correre a vaccinare il figlio se non vuole che inizi la procedura per alleggerirlo dal peso troppo gravoso per lui della patria potestà.
Per quanto riguarda le cure omeopatiche, fino a quando ad esse si rivolgono vecchie signore ignoranti e ipocondriache, che si illudono che quei preparati a base di acqua fresca pagati a peso d’oro le portino sollievo, possiamo anche allargare le braccia e passare oltre. Ma quando un bambino muore, come è accaduto pochi giorni fa, perchè per due settimane la sua otite doppia è stata curata solo con preparati omeopatici, senza antibiotici, non possiamo fare finta di niente, e prima o poi le leggi si dovranno occupare anche della vendita dei prodotti omeopatici.
E Guglielmo Pepe, cosa decide di fare in proposito? E’ presto detto: in data 14 febbraio 2017 pubblica un post dal titolo Chi disprezza l’omeopatia offende milioni di persone. Una bella iniezione intramuscolare ricostituente e tonificante sulla chiappa sempre più estesa dell’ignoranza scientifica degli italiani. Non solo sono ignoranti, ma se qualcuno glielo fa notare per farli rinsavire si offendono pure!
Immagino che Pepe abbia un gran daffare a correre in soccorso di tutte queste cause traballanti e bisognose di difesa, e senza dubbio questa sua opera gli costerà grande fatica. Ma sono anche sicuro che gli si allarga il cuore e sparisce la fatica quando gli arrivano commenti adoranti come questo: “Gentile Guglielmo, mi sento di ringraziarti per questo ottimo articolo, pienamente d’accordo sul contenuto.
Questo è il mio primo commento in questo blog, solitamente mi limito a leggere ma credo sia necessario scendere in campo visto che gli “avversari” stanno tentando in tutti i modi di segnare il gol della vittoria, ma la partita è ancora aperta ed è tempo di far entrare il nostro fuoriclasse (il divin codino ovvero il libero arbitrio); se loro stanno giocando sporco è arrivato il momento per noi di ripulirli, se credono di poter vincere questo gioco delle parti allora devono sapere che noi sappiamo: non esiste la cura miracolosa, per nessuno, la guarigione avviene quando l’anima ritrova la perfetta armonia.
Non esiste a questo mondo un individuo perfettamente sano: tutti hanno conosciuto il dolore.
Quando padre Pio fece costruire la clinica per gli ammalati scelse come nome “Casa Sollievo della Sofferenza”, non la fece chiamare “Casa della Guarigione” o “Casa della Salute”… qualcuno si è mai chiesto per quale motivo!?
Il perché è molto semplice: la sofferenza è la nostra compagna di viaggio, da quando nasciamo a quando trapassiamo.
Nè lui, grande Spirito Illuminato, nè altre anime scese sulla terra per aiutarci ad evolvere, hanno detto che i rimedi naturali sono dannosi per la salute nè inefficaci ancor meno di vietarli.
Il compito del medico è “Dare sollievo senza nuocere”: non solo agli umani ma anche a tutte le altre creature di questo mondo (animali e piante).
A quanto pare qualcuno si crede migliore dei suoi fratelli ed è convinto di avere la verità nella tasca del camice o nella cassaforte nascosta: si stanno sbagliando e presto si accorgeranno di aver commesso gravi errori ma sarà troppo tardi per porvi rimedio.
Sarà la Giustizia Divina a pareggiare i conti!”
Un paio di mesi fa un medico, una donna, che curò una sua paziente malata di tumore con la psicologia, è stata condannata a due anni e 6 mesi di reclusione per omicidio colposo e al risarcimento dei danni. Ecco uno scambio di messaggi avvenuto tra medico e malata: “Ciao Germana, ti mando un aggiornamento: il neo non migliora. E’ ancora più gonfio, sanguina, ha un cattivo odore, mi fa male ed è sempre più brutto”. Marina, morta nel 2014, scriveva così al suo medico di base, la dottoressa Germana Durando. E quest’ultima le aveva risposto: “Cosa stai prendendo come rimedio omeopatico? Ci vediamo presto, intanto tu lavora sul perdono e cerca di incontrare il tuo ex”.

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 5, 2017

Amore impuro

Con quale sorpresa Eugenio, entrando nel grande terrazzo, dove la marchesa Vittoria era solita riunire i suoi amici nelle calde serate di estate, aveva riconosciuto seduta accanto alla padrona di casa, la signora Bianca Sirvelli! In un baleno una sequela precipitosa di pensieri gli aveva attraversato la mente. – Come mai ella, la bella mondana, era capitata in quella remota spiaggia? Era dunque amica della marchesa Vittoria? Quanto tempo si sarebbe trattenuta? Ed egli, doveva mostrare di conoscerla o figurare il contrario? Intanto, apparentemente calmo, salutava la marchesa, la quale subito, festosamente, gli annunziava che lo avrebbe presentato a una sua carissima amica, venuta improvvisamente a trovarla… La voce limpida e tranquilla della signora Sirvelli la interruppe.
– In questa penombra il tenente non deve avermi veduta, se no, spero, mi avrebbe riconosciuta.
Subito Eugenio le si avvicinò, esclamando:
– La signora Sirvelli! Infatti sul momento con questa luce non l’avevo ravvisata. Come sta?
– Ah, siete amici? – chiese la marchesa.
– Ci siamo incontrati parecchie volte a Roma tre anni fa; – rispose Bianca.
– Sì, fui così fortunato da potermi annoverare fra i tanti ammiratori della signora Sirvelli: – soggiunse Eugenio in accento lievemente beffardo, che poteva sfuggire a tutti, ma che per Bianca era sufficiente a dare a quelle parole un senso nascosto di ingiuria. Con moto rapido ella si rizzò sulla vita e parve sul punto di lasciarsi sfuggire una replica vivace; ma si contenne, tornò di nuovo ad allungarsi sulla poltrona, limitandosi a fissare bene in viso ad Eugenio i suoi grandi occhi bruni. Egli finse di non accorgersi di nulla, si sedette, mostrò di non occuparsi più di Bianca ed intavolò una conversazione con varie persone che gli stavano accanto; però quell’improvviso incontro aveva ridestato tutta la sua collera ed i suoi rancori del passato, ed in cuor suo si rallegrava della bella occasione che gli si era offerta di poter dire direttamente a Bianca una piccola insolenza. Via, era una soddisfazione, a cui aveva diritto, in compenso di tutto ciò che gli aveva fatto soffrire quella donna senza cuore, fatta di vanità e di capriccio, che nascondeva la depravata e viziosa indole sua sotto un aspetto così dolce e seducente. Eugenio pensava a queste cose mentre si dedicava con grande galanteria a una sua graziosa vicina. La padrona di casa che lo chiamava, lo fece voltare.
– Tenente, secondo lei esistono due specie di amori, il puro e l’impuro?
– Sì, certamente.
– Ebbene, Bianca, sostiene il contrario.
Eugenio si fece attento: ecco un tema che gli avrebbe dato agio di lanciare qualche altra frecciata!
Parlava la signora Sirvelli.
– Io dico che il vostro errore sta nel chiamare impuro quello che non è amore. L’amore, il vero amore, non può essere né puro, né impuro; esso è quello che è; cioè una cosa sola e unica, che non può esplicarsi che in un solo e unico modo.
Molti approvarono, altri negarono e per un poco ci fu una discussione animata, in cui le frasi si incrociavano, i pareri più contraddittori venivano emessi in una confusione dalla quale non risultava nulla di chiaro. Ad un tratto Bianca in tono pacato, disse:
– Se permettete, vorrei raccontarvi una storia.
Subito si fece silenzio ed ella con la sua voce sonora, piena di intonazioni profonde, serbando sulla poltrona il suo atteggiamento indolente, proseguì:
– Tralascio la descrizione dei personaggi e dei luoghi; ometto anche di analizzare il come e il perché; basterà che vi dica subito che tutti e due, l’uomo e la donna, si amavano pazzamente. Sulle prime la donna un poco diffidente per carattere e molto per esperienza, aveva cercato di resistere; ma la passione del suo adoratore le era apparsa a poco a poco tanto sincera, tanto rispettosa e devota, che sentì di perdere ogni forza e cedette alla dolce lusinga.
Un giorno, giorno fatale, tutti e due stavano in un salottino, seduti accanto, stretti insieme, con le mani allacciate e la mente vacillante per la sottile ebbrezza che vince nelle ore di amore. Una passione infinita ardeva il cuore della donna, una esaltazione sublime s’impadroniva di lei; le parole non le bastavano più ad esprimere la foga dei suoi sentimenti, i baci le sembravano inefficaci a rivelare la intensità delle sue sensazioni, avrebbe voluto trovare qualche cosa di più, avrebbe voluto che le si offrisse, lì per lì, la occasione di dare una prova immensa del suo amore, magari sacrificando la vita per l’adorato, e non trovando altro, non potendo altro, con un gesto rapido e improvviso slacciò la veste, che le cadde ai piedi, erse il corpo superbo e come offrendo un dono raro e prezioso, come dando il supremo segno di abdicazione dinanzi a chi riconosceva padrone di sé, con l’ardimento di chi è mosso da una alta e pura intenzione, disse all’amante: Prendimi, prendimi tutta! – Bianca si soffermò un poco per frenare il fremito della sua voce commossa; poi ricominciò più adagio. – Ma l’uomo non seppe intenderla; forse gli parve di essere amato, come voi dite, in modo impuro e l’iniquo pensiero gli trasparì negli occhi, talché la donna smarrita, con un senso di orrore che la gelava tutta, nel minuto ineffabile che aveva creduto dovesse segnare l’alto vertice dell’amore, ebbe la percezione netta precisa della ingiuria che le veniva fatta, che non avrebbe mai più né dimenticato, né perdonato e che la avrebbe oramai divisa per sempre dall’uomo che aveva idolatrato.
Bianca tacque; qualcheduno domandò:
– E poi?
– E poi? – ripetè la signora Sirvelli, ridendo leggermente, di un piccolo riso stridente; – poi l’uomo quando vide dopo quella unica volta la donna allontanarsi da lui, senza spiegazioni, perché era troppo orgogliosa e sensibile per darne, precisò e sviluppo il suo progetto; pensò e disse che costei era una spregevole creatura, una volgare ricercatrice di facili piaceri, una impudica, una sacerdotessa, infine, del vostro amore impuro! Così dopo essere stato crudele, fu vile… negatelo se potete!
Quando Bianca ebbe finito, per un poco nessuno parlò; le sue parole semplici, che risuonavano nette nella quiete solenne della notte, parevano una rivendicazione, un grido di verità onesta e umana.
Appena ripresero le conversazioni, la signora Sirvelli si alzò, fece due passi ed andò ad appoggiarsi alla balaustra del terrazzo, sotto al quale con un murmure carezzevole si frangevano le onde del mare. Stette un poco così assorta e poi trasalì, accorgendosi di non essere più sola. Si voltò: Eugenio era lì pallido, col respiro affannoso e gli occhi velati di lacrime. Ella lo guardò un momento avvolgendolo in una occhiata penetrante di pietà, di rimpianto, di sdegno doloroso, quindi si mosse subito per allontanarsi, né si trattenne quando egli, giunte le mani in atto di supplica disperata, balbettò pianissimo:
– Perdono… oh! perdono!

Regina di Luanto

firma
Sono passati più di cento anni dai tristi avvenimenti di cui abbiamo letto la narrazione, e forse solo oggi, a distanza di così tanto tempo, si può cercare di ricavare da essi un significato morale esemplare.
Quando una donna vi dice: – Prendimi, prendimi tutta! – Voi la dovete prendere. E senza discutere. Però, siccome non è bene apparire troppo ingordi, a un certo punto, trascorso un adeguato lasso di tempo, profusa una quantità ragionevole di energie, è consigliabile esclamare: – Che bontà! – aggiungendo subito – Però non la voglio prendere tutta. Per oggi ne ho preso abbastanza. Me ne voglio conservare un poco per domani! –

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 3, 2017

Tanta musica dal vivo nella cripta al piano di sotto

suoniamo

Thomas Stearns Eliot

Rapsodia su una notte di vento

Mezzanotte.
Per tutti i rettilinei delle strade
Serrate in una sintesi lunare,
Incanti lunari che bisbigliano
Dissolvono i piani della memoria
E tutte le sue chiare relazioni,
Le sue divisioni e precisioni
Ogni lampione che oltrepasso
Batte come un tamburo fatale,
E attraverso gli spazi del buio
La mezzanotte scuote la memoria come
Un pazzo scuote un geranio appassito.

L’una e mezzo
Il lampione sfrigolava,
Il lampione borbottava,
Il lampione diceva “Guarda quella donna
che esita verso di te nella luce della porta
Che s’apre su di lei come un sogghigno.
Vedi l’orlo della sua veste com’è strappato e sporco di sabbia,
E vedi l’angolo del suo occhio
Come si torce come uno spillo ricurvo”.

La memoria rigetta e dissecca
Un ammasso di cose distorte;
Un ramo curvo sulla spiaggia
Tutto consunto e polito
Come se il mondo portasse in superficie
Il segreto del tuo scheletro,
Rigido e bianco.
Una molla rotta nel cortile di una fabbrica,
Ruggine che s’afferra alla forma che la potenza ha lasciato
Dura e arricciata, e prossima a spezzarsi.

Le due e mezzo,
il lampione disse:
“Osserva il gatto che si stira nel canale di scolo,
che mette fuori la lingua
e divora un boccone di burro rancido”.
Così la mano del bambino, automatica,
scivolò fuori e mise in tasca un giocattolo che correva lungo il molo.
Non potei veder nulla oltre l’occhio del bambino.
Ho visto occhi nella strada
che tentavano di spiare attraverso le imposte illuminate,
e un pomeriggio un granchio in uno stagno,
un vecchio granchio pieno di parassiti sul dorso,
che s’aggrappava alla punta dello stecco che gli tendevo.

Le tre e mezzo,
il lampione sfrigolava,
il lampione borbottava nel buio.

Il lampione ronzava:
“Guarda la luna,
La luna non prova alcun rancore,
strizza il suo occhio languido,
sorride negli angoli,
liscia la chioma dell’erba.
La luna ha perduto la memoria.
Un vaiolo slavato le screpola la faccia,
attorce con la mano una rosa di carta,
che profuma di polvere e d’acqua di Colonia,
ella è sola,
con tutti gli antichi profumi notturni
che le passano e ripassano dentro il cervello”.
Viene reminiscenza
di aridi gerani senza sole
e polvere nelle crepe,
profumi di castagne nelle strade,
e odori di donna nelle stanze chiuse,
e di sigarette nei corridoi
e di cocktail nei bar.

Il lampione disse,
“Sono le quattro!
Ecco il numero sulla porta.
Memoria!
Hai la chiave,
La piccola lampada getta un cerchio di luce sulla scala.
Sali.
Il letto è pronto; lo spazzolino è appeso al muro,
Posa le scarpe davanti alla porta, dormi, preparati alla vita”.
L’ultimo rigirarsi del coltello.

…………

 GIF sonorizzata

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 2, 2017

Festa della Repubblica

Mentre festeggiamo l’anniversario della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, e godiamo delle libertà che la Costituzione Italiana ci assicura, non dobbiamo dimenticare che niente ci è dato una volta per sempre e che invece ogni libertà per durare nel tempo deve essere difesa tutti i giorni, strenuamente.
Alcuni giorni prima del 25 aprile di quest’anno l’insegnante di scuola primaria Rosaria Valente ha scritto una lettera a La Repubblica: “La libertà d’insegnamento si assottiglia sempre più a causa dell’ingerenza delle famiglie nella didattica. La famiglia entra nella scuola ma sta sviando dall’obiettivo primario: la collaborazione nella formazione dei ragazzi. Vuole dettare le regole, arrivando a imporre ciò che il docente deve insegnare. L’ultimo episodio nella mia classe mi ha fatto vacillare. In tanti anni d’insegnamento ho sempre pensato che la gratificazione più grande fosse la possibilità di contribuire a formare gli uomini del futuro, cittadini responsabili e consapevoli. Insegno in una scuola primaria, stiamo allestendo uno spettacolo sulla Costituzione, ripercorrendo la storia d’Italia. Le famiglie hanno contestato la presenza di “Bella ciao”, sostenendo che è un canto “rosso” e che, per par condicio, avremmo dovuto inserire anche “Faccetta nera”.
Il maestro e giornalista Alex Corlazzoli, riportando questa notizia su Il Fatto Quotidiano, ha commentato: “Nulla può fermare l’ignoranza in questo Paese”.
Aveva manifestato l’intenzione di occuparsi di questo grave problema anche Tommaso Campanella, in un suo celebre sonetto filosofico
(Io nacqui a debellar tre mali estremi,
Tirannide, sofismi, ipocrisia:
[…]
Che nel cieco amor proprio, figlio degno
D’ignoranza, radice e fomento hanno:
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.)
e sappiamo che non fu troppo fortunato nella sua impresa.
Per fortuna nel corso degli anni ci sono state molte persone, quasi tutte non altrettanto famose, che hanno difeso e promosso il progresso delle idee liberali, ed è sempre una scoperta piacevole quando qualche episodio di questa incessante lotta, a volte anche a parti curiosamente invertite, riappare alla luce, rispuntando dalle pagine ingiallite di un giornale di molti anni fa:
“Contro la celebrazione del cinquantenario dello Statuto [Lo Statuto del Regno o Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia del 4 marzo 1848 (noto come Statuto Albertino dal nome del re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia), fu la costituzione adottata dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 a Torino. Nel preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto viene definito come «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda». Il 17 marzo 1861, con la fondazione del Regno d’Italia, divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita e rimase formalmente tale, pur con modifiche, fino al biennio 1944-1946 quando, con successivi decreti legislativi, fu adottato un regime costituzionale transitorio, valido fino all’entrata in vigore della Costituzione, il 1º gennaio 1948] sono sorti, con mirabile accordo, due partiti, i quali senza dubbio dimenticano che solo per l’elargita carta costituzionale è lecito loro di abbandonarsi impunemente ad uno sfrenato esercizio di predicazione antipatriottica. Ancora una volta i due partiti della barbarie, la barbarie clericale e la barbarie socialista, si sono dati la mano, e cancaneggiano furibondi di livore, sciorinando al sole i variopinti cenci della loro ridicola pretensione. Arcades ambo!
Ma i clericali sono logici: uomini che aspirano a tornare indietro, molto indietro, si capisce che non vogliano neppur sentir discorrere di un avvenimento che fu la prima pietra miliare sulla via, in fondo alla quale era la rovina della loro potestà: ma non sono altrettanto logici i socialisti, i quali hanno sempre respinta l’accusa di rinnegare la patria, e sostenuto il principio di nazionalità come elemento necessario della evoluzione da essi predicata.
Invece essi pure protestano contro la festa della libertà; e mentre i giornali tengono bordone alle gazzette clericali, ecco sorgere i maestri elementari di Milano, ascritti alla Camera del Lavoro, ad emettere una deliberazione, comunicata all’assessore della pubblica istruzione, nella quale, a proposito di una progettata passeggiata patriottica degli alunni delle scuole comunali per il cinquantesimo anniversario dello Statuto, si definisce questa come coreografia, ed illecita pressione perché indirizza le menti dei fanciulli in un determinato campo politico; e concludono che “non è educativa la deliberazione di adoperare le scolaresche delle scuole comunali in una pubblica dimostrazione, sia pure una passeggiata al monumento delle Cinque Giornate”!
Davvero par di sognare! E sono questi gli educatori? e noi li abbiamo chiamati missionari, pionieri, apostoli, e abbiamo versato lacrime sulle loro misere condizioni! E noi crediamo sul serio all’efficacia della istruzione impartita da codesti ebbri di incivile furore!
Il sopraintendente scolastico, in una letterina breve e concisa, ha dato ai maestri socialisti una degna risposta, manifestando ad essi la indignazione e il disgusto sollevato dal loro deliberato; ed ha, a mo’ di conclusione, osservato che l’ordine del giorno fa nascere qualche dubbio sull’attitudine di chi l’ha scritto a insegnar lingua italiana”.
da Il Ponte di Pisa, Domenica 27 Febbraio 1898.

ponte

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 2, 2017

Cinema Cult – 56 – Riso amaro

RISO AMARO

Pubblicato da: scudieroJons | giugno 1, 2017

Giugno

Io sono nessuno! Tu chi sei?
Sei nessuno anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! Potrebbero spargere la voce!

Che grande peso essere qualcuno!
Così volgare – come una rana,
che gracida il tuo nome – tutto giugno
ad un pantano in estasi di lei!

Emily Dickinson

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