Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 21, 2017

La Santa Inquisizione dell’Impunito Pizzardone

Abiura di Galileo Galilei (22 giugno 1633)
Io Galileo, figlio di Vincenzo Galileo di Fiorenza, dell’età mia d’anni 70, constituto personalmente in giudizio, et inginocchiato avanti di voi Eminentissimi et Reverendissimi Cardinali, in tutta la Republica Christiana contro l’heretica pravità generali Inquisitori; havendo davanti gl’occhi miei li sacrosanti Vangeli, quali tocco con le proprie mani, giuro che sempre ho creduto, credo adesso, e con l’aiuto di Dio crederò per l’avvenire, tutto quello che tiene, predica et insegna la Santa Cattolica et Apostolica Chiesa. Ma perché da questo Santo Offizio, per haver io, dopo d’essermi stato con precetto dall’istesso giuridicamente intimato che omninamente dovessi lasciar la falsa opinione che il sole sia centro del mondo e che non si muova e che la terra non sia centro del mondo e che si muova, e che non potessi tenere, difendere né insegnare in qualsivoglia modo, né in voce né in scritto, la detta falsa dottrina, e dopo d’essermi notificato che detta dottrina è contraria alla Sacra Scrittura, scritto e dato alle stampe un libro nel quale tratto l’istessa dottrina già dannata et apporto ragioni con molta efficacia a favor di essa, senza apportar alcuna solutione, sono stato giudicato vehementemente sospetto d’heresia, cioè d’haver tenuto e creduto che il sole sia centro del mondo et imobile e che la terra non sia centro e che si muova; […]
Pertanto, volendo io levar dalla mente delle Eminenze Vostre e d’ogni fedel Christiano questa vehemente sospitione, giustamente di me conceputa, con cuor sincero e fede non finta abiuro, maledico e detesto li sudetti errori et heresie, e generalmente ogni et qualunque altro errore, heresia e setta contraria alla Santa Chiesa; e giuro che per l’avvenire non dirò mai più nè asserirò, in voce o in scritto, cose tali per le quali si possa aver di me simile sospitione; ma se conoscerò alcun heretico o che sia sospetto d’heresia, lo denontiarò a questo Santo Offizio, o vero all’Inquisitore o Ordinario del luogo dove mi trovarò. […]
Che peccato che ai tempi di Galileo non ci fosse Internet! Se ci fosse stato adesso potremmo rivedere il grande scienziato pronunciare la sua abiura. Purtroppo ci dobbiamo accontentare della visione di alcuni comuni cittadini che per aver oltraggiato un vigile urbano di Roma sono stati condannati a scontare una pena degradante, per chi la riceve e ancor più per chi la impone.

I vigili urbani di Roma, i cosiddetti “pizzardoni”, sono quelli che si resero colpevoli di un clamoroso caso di assenteismo di massa la sera del 31 dicembre 2014.

Era il 2014 e Ignazio Marino, allora sindaco di Roma, decise di incontrare i vigili urbani. «Entrai nella Sala delle Bandiere in Campidoglio e intorno al lungo tavolo, quello che ha visto al lavoro Mazzini e Garibaldi, c’erano una trentina di persone. Pensai di aver sbagliato sala e invece no. Erano proprio i rappresentanti delle innumerevoli sigle sindacali della polizia municipale romana». Che ogni confronto con quegli interlocutori non sarebbe stata una passeggiata Marino lo capì ancora meglio quando, nel corso delle trattative, il responsabile della Uil Francesco Croce si abbandonò a una suggestiva rievocazione storica: «Ci farete fare come i russi con Napoleone? Bruceremo anche noi i campi di grano? Arriverete e troverete tutto bruciato? Non è bella questa immagine? A me piace!».
Ore 16 del 30 dicembre: sono previsti in servizio per il giorno successivo 705 vigili per la serata e 200 per la notte. Dopo 24 ore la situazione comincia a precipitare. Sono disponibili 350 vigili per la serata e 130 per la notte. Alle 23 del 31 dicembre, il panico: sono rimasti 165 vigili per la serata e solo 35 per la notte. Un disastro. È necessario chiamare subito in servizio tutti coloro che sono impegnati in un turno di reperibilità. Telefonate affannose, e si tirano su altri 120 poliziotti da schierare nella capitale d’Italia. Sarà la stessa Modafferi, incaricata dell’indagine sull’accaduto, a fare i conti. Sono spariti 767 vigili in 24 ore, 571 caduti improvvisamente malati, 63 hanno deciso di donare il sangue proprio a Capodanno (il che garantisce un recupero compensativo), 29 in permesso retribuito, 81 si sono appoggiati alla legge 104 per assistere un parente disabile e 23 sono rimasti a casa per gravi motivi familiari (legge 53 del 2000). Un’epidemia. In fondo però si possono sempre mandare le visite fiscali. Eh no, non è così semplice. Almeno tre comandanti di gruppi locali spiegheranno che purtroppo in ufficio non c’era nessuno che ricordava la password del sistema computerizzato per richiedere le visite mediche all’Inps. Un vero guaio.
Oggi, anche all’interno del Corpo dei vigili, molti si rendono conto che la legittima lotta sindacale è stata disonorata dai comportamenti del Capodanno 2015 e che non sarà facile far svanire questa macchia dall’uniforme.
Se ne possono però aggiungere molte altre, come questa grottesca rievocazione degli orrori dell’Inquisizione.

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