Pubblicato da: scudieroJons | agosto 9, 2017

Un eroe modesto

Siamo in un povero villaggio di contadini nel Giappone medievale, e c’è una piccola folla nello spazio delimitato dalle case. Ma perché quell’uomo armato di una taglientissima spada insegue sei uomini disarmati? E’ un pazzo sanguinario?


E’ successo questo: nella piccola aia in mezzo alle case dei contadini, trasformata per l’occasione in piazza d’armi, i samurai, dopo averli addestrati alla guerra, stavano impartendo le ultime raccomandazioni ai contadini che li hanno assoldati per farsi difendere dai briganti. Per cercare di sollevare l’animo dalla preoccupazione del pericolo imminente si rideva e scherzava. Ma all’improvviso scoppia un ammutinamento. Alcuni contadini che abitano nelle case fuori dal villaggio, dichiarate indifendibili e che perciò dovranno essere distrutte, non accettano questa decisione. Gettano a terra le lance di bambù e si avviano per uscire dal villaggio e per andare a difendere le loro case.
“Fermi!” La voce del capo dei samurai li blocca. “Riprendete le lance! Tornate con gli altri!” Ma gli ammutinati esitano. Allora il samurai sguaina la katana e corre incontro agli insubordinati. In un lampo questi si affrettano a raccogliere le lance e tremebondi rientrano nei ranghi.
“Le case oltre il ponte sono soltanto tre. – il samurai rivolge un’allocuzione alla scalcagnata truppa schierata – Quelle nel villaggio sono più di venti. Non si può lasciarne in pericolo venti per difenderne tre. Chi difende tutti difende se stesso. Chi pensa solo a sé si distrugge. E d’ora in poi sarà punito”.
Guardandola meglio, la figura di questo samurai ci appare familiare. Quel capo rasato dove lo abbiamo già visto?
E’ stato qualche settimana fa, in un villaggio più grande, dove la popolazione è angosciata per un grave episodio di criminalità. Un ladro, sorpreso a rubare si è barricato in una capanna.
“Quanti sono i ladri?” domanda un giovane samurai di passaggio. “Uno soltanto” gli rispondono. “Uno? E allora tutta questa gente ha paura di un uomo solo?” “No, ma non si può prendere. Si è portato là dentro un bambino come ostaggio e ha detto che lo ammazzerà se lo attaccheremo”. “I genitori sono quasi morti di paura”. “Ma perché quel samurai si sta radendo il capo? A che scopo?” “Non si sa il perché. Ci siamo rivolti a lui per liberare il bambino e ha accettato subito. Ha anche chiesto due manciate di riso e di farsi radere. E ha domandato l’abito a un prete. Chi lo sa che cosa gli passa per la testa”.
Pochi minuti dopo il samurai col capo rasato e vestito con l’abito del bonzo si avvicina alla porta della capanna.


“Ehi! Fermo! Indietro! Ammazzo il bambino se fai un altro passo. Hai capito?” “Sono un prete” “Un prete? E che vuoi?” “Non temere” “Non entrare!” “Non vengo a farti niente di male” “Fermati, non entrare, non entrare ti ho detto!” “No, non entro. Ho pensato che il bambino potesse aver fame, e anche tu”. “Sta’ indietro. Se entri l’ammazzo! Non voglio niente. Via! Vai via!” “Ho portato due manciate di riso, per te e per lui. Tieni, prendi! Non le vuoi? Che paura hai? Prendi! ” “Buttale dentro!” “Una!… E due!”
Dopo un istante il falso bonzo si è proiettato nella capanna e subito dopo si è udito un urlo agghiacciante. Dopo alcuni secondi il bandito esce correndo, muove solo pochi passi e poi si ferma come impietrito. La folla lo guarda ammutolita. A questo punto dalla capanna esce il samurai Shimada Kambei con il bambino in braccio e con la spada insanguinata in pugno. Il bandito crolla morto.

Non sempre quando qualcuno ti minaccia con un’arma vuole farti del male, e non sempre quando qualcuno ti offre del cibo vuole fare il tuo bene.

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