Pubblicato da: scudieroJons | giugno 29, 2017

Sonata in G

– Scusi, signore, ho visto che ha in mano il programma del concerto. Posso chiederle un’informazione?
– Ma certo, signora! Dica pure.
– Non riesco a ricordare a che punto siamo arrivati. Cosa seguirà adesso? Perché il concertista è andato via?
– Il maestro è andato di là a rinfrescarsi un po’. L’ultimo pezzo che ha eseguito conteneva un movimento Allegro con fuoco, ed è stato molto impegnativo fisicamente.
– Ah, sì, è vero! Però è stato entusiasmante.
– Forse adesso si sta cambiando la camicia, ma tra poco ricomincerà a suonare.
– E qual è il prossimo brano in programma?
– Ora guardo: ah, ecco! è prevista la Piano Sonata n° 5 in G Major, di Mozart.
– Che nome curioso! Che significa Sonata in G? C’è scritto nel programma?
– No, non c’è scritto. Mi dispiace.
– Peccato, mi sarebbe piaciuto saperlo. Vengo ai concerti anche per imparare cose nuove.
– A me pare di ricordare… ma non saprei dirle dove l’ho letto…
– A che cosa si riferisce?
– Devo aver letto su una rivista di… critica musicale… l’origine del nome della sonata, ma non sono sicuro di ricordare perfettamente…
– La prego, non mi lasci sulle spine. Mi dica quello che si ricorda.
– Si racconta che Mozart abbia composto questa sonata per fare un omaggio a una bella donna che aveva l’abitudine di stendersi sul pianoforte mentre il Genio della musica componeva. Stando distesa, la signora, faceva aderire strettamente la sua sinfisi pubica al coperchio del pianoforte. Diceva che… Lei ha presente come si metteva?
– Sì, almeno credo.
– La signora diceva che in quel modo le vibrazioni sonore dello strumento arrivavano al suo punto G più velocemente e più intensamente dei suoni che percorrevano la lenta e contorta via dell’orecchio.
– Ah!
– Il critico aggiungeva che ascoltando le note di questa sonata ad un certo punto si potrebbe avere la netta percezione che sul pianoforte ci sia distesa una donna. Non sono in grado di confermare se sia vero. Questo brano viene eseguito molto raramente. E io non ho mai posseduto un pianoforte.
– Posseduto? In che senso?
– Siccome non lo so suonare, non ho mai pensato di comprarmene uno.
– Ah, in quel senso! Chissà che mi credevo! Stavo pensando a un’altra cosa.
– E del resto non potrei verificare personalmente; dovrei sempre avvalermi dell’intermediazione di una donna, per ripetere l’esperimento.
– Ah, sì, capisco. Nemmeno io ce l’ho un pianoforte, ma ce l’ha una mia vecchia zia. La prossima volta che vado a farle visita mi siederò sul pianoforte, senza farmi vedere, e farò la prova. Voglio proprio…
– Sssst! Sta tornando il maestro! Adesso scopriremo se è vero.

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