Pubblicato da: scudieroJons | giugno 2, 2017

Festa della Repubblica

Mentre festeggiamo l’anniversario della Repubblica Italiana, nata dalla Resistenza, e godiamo delle libertà che la Costituzione Italiana ci assicura, non dobbiamo dimenticare che niente ci è dato una volta per sempre e che invece ogni libertà per durare nel tempo deve essere difesa tutti i giorni, strenuamente.
Alcuni giorni prima del 25 aprile di quest’anno l’insegnante di scuola primaria Rosaria Valente ha scritto una lettera a La Repubblica: “La libertà d’insegnamento si assottiglia sempre più a causa dell’ingerenza delle famiglie nella didattica. La famiglia entra nella scuola ma sta sviando dall’obiettivo primario: la collaborazione nella formazione dei ragazzi. Vuole dettare le regole, arrivando a imporre ciò che il docente deve insegnare. L’ultimo episodio nella mia classe mi ha fatto vacillare. In tanti anni d’insegnamento ho sempre pensato che la gratificazione più grande fosse la possibilità di contribuire a formare gli uomini del futuro, cittadini responsabili e consapevoli. Insegno in una scuola primaria, stiamo allestendo uno spettacolo sulla Costituzione, ripercorrendo la storia d’Italia. Le famiglie hanno contestato la presenza di “Bella ciao”, sostenendo che è un canto “rosso” e che, per par condicio, avremmo dovuto inserire anche “Faccetta nera”.
Il maestro e giornalista Alex Corlazzoli, riportando questa notizia su Il Fatto Quotidiano, ha commentato: “Nulla può fermare l’ignoranza in questo Paese”.
Aveva manifestato l’intenzione di occuparsi di questo grave problema anche Tommaso Campanella, in un suo celebre sonetto filosofico
(Io nacqui a debellar tre mali estremi,
Tirannide, sofismi, ipocrisia:
[…]
Che nel cieco amor proprio, figlio degno
D’ignoranza, radice e fomento hanno:
Dunque a diveller l’ignoranza io vegno.)
e sappiamo che non fu troppo fortunato nella sua impresa.
Per fortuna nel corso degli anni ci sono state molte persone, quasi tutte non altrettanto famose, che hanno difeso e promosso il progresso delle idee liberali, ed è sempre una scoperta piacevole quando qualche episodio di questa incessante lotta, a volte anche a parti curiosamente invertite, riappare alla luce, rispuntando dalle pagine ingiallite di un giornale di molti anni fa:
“Contro la celebrazione del cinquantenario dello Statuto [Lo Statuto del Regno o Statuto Fondamentale della Monarchia di Savoia del 4 marzo 1848 (noto come Statuto Albertino dal nome del re che lo promulgò, Carlo Alberto di Savoia), fu la costituzione adottata dal Regno sardo-piemontese il 4 marzo 1848 a Torino. Nel preambolo autografo dello stesso Carlo Alberto viene definito come «Legge fondamentale perpetua ed irrevocabile della Monarchia sabauda». Il 17 marzo 1861, con la fondazione del Regno d’Italia, divenne la carta fondamentale della nuova Italia unita e rimase formalmente tale, pur con modifiche, fino al biennio 1944-1946 quando, con successivi decreti legislativi, fu adottato un regime costituzionale transitorio, valido fino all’entrata in vigore della Costituzione, il 1º gennaio 1948] sono sorti, con mirabile accordo, due partiti, i quali senza dubbio dimenticano che solo per l’elargita carta costituzionale è lecito loro di abbandonarsi impunemente ad uno sfrenato esercizio di predicazione antipatriottica. Ancora una volta i due partiti della barbarie, la barbarie clericale e la barbarie socialista, si sono dati la mano, e cancaneggiano furibondi di livore, sciorinando al sole i variopinti cenci della loro ridicola pretensione. Arcades ambo!
Ma i clericali sono logici: uomini che aspirano a tornare indietro, molto indietro, si capisce che non vogliano neppur sentir discorrere di un avvenimento che fu la prima pietra miliare sulla via, in fondo alla quale era la rovina della loro potestà: ma non sono altrettanto logici i socialisti, i quali hanno sempre respinta l’accusa di rinnegare la patria, e sostenuto il principio di nazionalità come elemento necessario della evoluzione da essi predicata.
Invece essi pure protestano contro la festa della libertà; e mentre i giornali tengono bordone alle gazzette clericali, ecco sorgere i maestri elementari di Milano, ascritti alla Camera del Lavoro, ad emettere una deliberazione, comunicata all’assessore della pubblica istruzione, nella quale, a proposito di una progettata passeggiata patriottica degli alunni delle scuole comunali per il cinquantesimo anniversario dello Statuto, si definisce questa come coreografia, ed illecita pressione perché indirizza le menti dei fanciulli in un determinato campo politico; e concludono che “non è educativa la deliberazione di adoperare le scolaresche delle scuole comunali in una pubblica dimostrazione, sia pure una passeggiata al monumento delle Cinque Giornate”!
Davvero par di sognare! E sono questi gli educatori? e noi li abbiamo chiamati missionari, pionieri, apostoli, e abbiamo versato lacrime sulle loro misere condizioni! E noi crediamo sul serio all’efficacia della istruzione impartita da codesti ebbri di incivile furore!
Il sopraintendente scolastico, in una letterina breve e concisa, ha dato ai maestri socialisti una degna risposta, manifestando ad essi la indignazione e il disgusto sollevato dal loro deliberato; ed ha, a mo’ di conclusione, osservato che l’ordine del giorno fa nascere qualche dubbio sull’attitudine di chi l’ha scritto a insegnar lingua italiana”.
da Il Ponte di Pisa, Domenica 27 Febbraio 1898.

ponte

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