Pubblicato da: scudieroJons | aprile 5, 2017

Orfeo ed Euridice

Dal libretto dell’opera di Ranieri de’ Calzabigi,

musicata da Cristoforo Gluck.

Il dio d’Amore, mosso a pietà per Orfeo che si dispera per la perdita dell’amata sposa Euridice, morsa da un serpente (àspide! Che sfortuna!),  gli concede, per i suoi alti meriti artistici (era figlio di Calliope!), di poter scendere agli Inferi per riprendere la sua amata e ricondurla nel mondo dei vivi, ricordandogli che gli è vietato guardarla fino a quando non sono usciti dall’Inferno.
Orfeo, fortificato da Amore, resiste ai tentativi delle Furie e degli altri Mostri di sbarrargli la strada e li addolcisce con il suo canto.

ORFEO: Anime avventurose,
ah! tollerate in pace
le impazienze mie: se foste amanti,
conoscereste a prova
quel focoso desio che mi tormenta,
che per tutto è con me. Nemmeno in questo
placido albergo esser poss’io felice,
se non trovo il mio ben.
CORO: Viene Euridice.
Torna, o bella, al tuo consorte,
che non vuol che più diviso
sia da te, pietoso, il ciel.
Non lagnarti di tua sorte,
ché può dirsi un altro Eliso
uno sposo sì fedel.
(Da un Coro di eroine vien condotta Euridice vicino ad Orfeo il quale
senza guardarla e con un atto di somma premura, la prende per mano e
la conduce subito via)
ORFEO: (ad Euridice, che conduce per mano sempre senza guardarla)
Vieni: segui i miei passi,
unico amato oggetto
del fedele amor mio.
EURIDICE: (con sorpresa) Sei tu! M’inganno?
Sogno? Veglio? Deliro?
ORFEO: (con fretta) Amata sposa,
Orfeo son io, e vivo ancor; ti venni
fin negli Elisi a ricercar; fra poco
il nostro cielo, il nostro sole, il mondo
di bel nuovo vedrai.
EURIDICE: (sospesa) Come! ma con quale arte?
ma per qual via?
ORFEO: Saprai
tutto da me; (con premura) per ora
non chieder più, meco t’affretta, e il vano
importuno timor dall’alma sgombra:
ombra tu più non sei, io non son ombra.
EURIDICE: Che ascolto! e sarà ver? pietosi numi,
qual contento è mai questo!
Io dunque, in braccio
all’idol mio, fra’ più soavi lacci
d’Amore e d’Imeneo,
nuova vita vivrò!
ORFEO: Sì, mia speranza;
ma tronchiam le dimore,
ma seguiamo il cammin. Tanto è crudele
la fortuna con me, che appena io credo
di possederti; appena
so dar fede a me stesso.
EURIDICE: (mesta e risentita, ritirando la mano da Orfeo)
E un dolce sfogo
del tenero amor mio, nel primo istante
che tu ritrovi me, ch’io te riveggo,
t’annoia, Orfeo!
ORFEO: Ah! non è ver, ma… sappi…
senti… (oh legge crudel!) bella Euridice,
inoltra i passi tuoi.
EURIDICE: Che mai t’affanna
in sì lieto momento?
ORFEO: (Che dirò! lo preveddi; ecco il cimento.)
EURIDICE: Non mi abbracci! non parli!
(tirandolo perché la guardi)
Guardami almen. Dimmi: son bella ancora
qual era un dì? vedi: che forse è spento
il roseo mio volto? Odi: che forse
s’oscurò quel che amasti
e soave chiamasti
splendor de’ sguardi miei?
ORFEO: (Più che l’ascolto,
meno resisto: Orfeo coraggio.) Andiamo,
mia diletta Euridice; or non è tempo
di queste tenerezze; ogni dimora
è fatale per noi.
EURIDICE: Ma… un sguardo solo…
ORFEO: È sventura il mirarti.
EURIDICE: Ah infido! E queste
son l’accoglienze tue! mi nieghi un sguardo,
quando dal caro amante
e dal tenero sposo
aspettarmi io dovea gli amplessi e i baci!
ORFEO: (sentendola vicina, prende la sua mano e vuol condurla)
(Che barbaro martir!) Ma vieni e taci.
EURIDICE: (ritira la mano con sdegno)
Ch’io taccia! e questo ancora
mi restava a soffrir! dunque hai perduta
la memoria, l’amore,
la costanza, la fede!… E a che svegliarmi
dal mio dolce riposo, or che hai pur spente
quelle a entrambi sì care
d’Amore e d’Imeneo pudiche faci!…
Rispondi, traditor.
ORFEO: Ma vieni e taci
Vieni: appaga il tuo consorte.
EURIDICE: No: più
cara è a me la morte,
che di vivere con te.
ORFEO: Ah crudel!
EURIDICE: Lasciami in pace…
ORFEO: No: mia vita, ombra seguace
verrò sempre intorno a te.
EURIDICE: Ma perché sei sì tiranno?
ORFEO: Ben potrò morir d’affanno,
ma giammai dirò perché.
EURIDICE e ORFEO: (insieme)
Grande, o numi, è il dono vostro,
lo conosco e grata/o sono
ma il dolor, che unite al dono,
è insoffribile per me.
EURIDICE: Qual vita è questa mai,
che a vivere incomincio! E qual funesto
terribile segreto Orfeo m’asconde!…
Perché piange e s’affligge?… Ah non ancora
troppo avvezza agli affanni
che soffrono i viventi, a sì gran colpo
manca la mia costanza… agli occhi miei
si smarrisce la luce. Oppresso in seno
mi diventa affannoso
il respirar. Tremo… vacillo… e sento
fra l’angoscia e il terrore
da un palpito crudel vibrarmi il core.
Che fiero momento!
Che barbara sorte!
Passar dalla morte
a tanto dolor!
Avvezza al contento
d’un placido oblio,
fra queste tempeste
si perde il mio cor.
ORFEO: (Ecco un nuovo tormento!)
EURIDICE: Amato sposo,
m’abbandoni così! Mi struggo in pianto,
non mi consoli! il duol m’opprime i sensi,
non mi soccorri!… un’altra volta, oh stelle!
Dunque morir degg’io,
senza un amplesso tuo… senza un addio!
ORFEO: (Più frenarmi non posso; a poco a poco
la ragion m’abbandona, oblio la legge,
Euridice, e me stesso. E…)
(in atto di voltarsi e poi pentito)
EURIDICE: Orfeo… consorte…
ah… mi sento… languir!
(si getta a sedere sopra un sasso)
ORFEO: No sposa… ascolta…
(in atto di voltarsi a guardarla e con impeto)
se sapessi… (Ah! che fo?… ma fino a quando
in questo orrido inferno
dovrò penar!)
EURIDICE: Ben… mio…
ricordati… di… me…
ORFEO: Che affanno!… Oh come
mi si lacera il cor! Più non non resisto;
smanio, fremo, deliro… ah mio tesoro!…
(si volta con impeto e la guarda)
EURIDICE: (alzandosi con forza e tornando a cadere)
Giusti dèi, che m’avvenne. Io… manco… io… mo… ro.
(more)
ORFEO: Ahimè! dove trascorsi! Ove mi spinse
un delirio d’amor!…
(le s’accosta con fretta)
Sposa!… Euridice!…
(la scuote)
Euridice!… Consorte! ah più non vive,
la chiamo in van, misero me, la perdo,
e di nuovo e per sempre! oh legge! oh morte!
oh ricordo crudel! non ho soccorso,
non m’avanza consiglio. Io veggo solo
(oh fiera vista!) il luttuoso aspetto
dell’orrido mio stato;
saziati sorte rea, son disperato.
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!
Euridice! Oh dio! rispondi,
io son pure il tuo fedel.
Euridice! Ah! non m’avanza
più soccorso, più speranza
né dal mondo, né dal ciel!
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!


ORFEO: Ma finisca, e per sempre,
co’ la vita il dolor! Del nero Averno
sono ancor sulla via; lungo cammino
non è quel, che divide
il mio bene da me. Sì: aspetta, o cara
ombra dell’idol mio. Ah! questa volta
senza lo sposo tuo non varcherai
l’onde lente di Stige.
(vuol ferirsi)
AMORE: (lo disarma)
Orfeo! che fai?
ORFEO: (con impeto e fuori disé)
E chi sei tu, che trattenere ardisci
le dovute a’ miei
casi ultime furie?
AMORE: Questo furore
calma, deponi e riconosci Amore.
ORFEO: (come tornando in sé stesso)
Ah! sei tu… Ti ravviso; il duol finora
tutti i sensi m’oppresse. A che venisti?
In sì fiero momento,
che vuoi da me?
AMORE: Farti felice. Assai
per gloria mia soffristi, Orfeo. Ti rendo
Euridice, il tuo ben. Di tua costanza
maggior prova non chiedo. Ecco: risorge
a riunirsi con te.
(Euridice si alza, come svegliandosi da un profondo sonno)
ORFEO: (con sorpresa e corre ad abbracciare Euridice)
Che veggo! oh numi!
Sposa…
EURIDICE: Consorte!
ORFEO: E pur t’abbraccio!
EURIDICE: E pure
al sen ti stringo!
ORFEO: (ad Amore)
Ah! quale
riconoscenza mia…
AMORE: Basta; venite
avventurosi amanti, usciamo al mondo,
ritornate a godere.
ORFEO: Oh fausto giorno
Oh amor pietoso!
EURIDICE: Oh lieto
fortunato momento!
AMORE: Compensa mille pene un mio contento.
ORFEO: Trionfi Amore,
e il mondo intero
serva all’impero
della beltà.
Di sua catena
talvolta amara
mai fu più cara
la libertà.
CORO: Trionfi Amore,
e il mondo intero
serva all’impero
della beltà.
AMORE: Talor dispera,
talvolta affanna
d’una tiranna,
la crudeltà.
Ma poi la pena
oblia l’amante
nel dolce istante
della pietà.
CORO: Trionfi Amore,
e il mondo intero
serva all’impero
della beltà.
EURIDICE: La gelosia
strugge e divora;
ma poi ristora
la fedeltà.
E quel sospetto
che il cor tormenta,
alfin diventa felicità.
CORO: Trionfi Amore,
e il mondo intero
serva all’impero
della beltà.

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Responses

  1. Jons!!! La mia opera preferita

    • Ci sono momenti di musica sublime, e c’è anche il “lieto fine”, che invece non c’è nel mito di Orfeo e nella maggior parte delle opere più famose.
      Ciao : )

  2. questa qua è musica sublime…. e quando Orfeo canta : oh dio , rispondi… io sento che l’anima chiama non so quale amore dimenticato, perduto, mai avuto…

    • Produce un effetto simile a quello descritto da Verlaine: Les sanglots longs des violons de l’automne blessent mon cœur d’une langueur monotone.
      Forse in ossequio alle usanze di quel tempo la parte di Orfeo viene generalmente assegnata a un soprano o a un tenore che canta in falsetto. A me pare che la voce di Pavarotti sia più adatta al tempo attuale.
      L’argomento è un po’ triste (il soggetto si può sintetizzare nella frase: ‘a mogliera è morta e isso canta) però la trasgressione al mito, con l’introduzione del lieto fine, riscatta il mortorio iniziale.
      Ciao : )


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