Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 12, 2017

Die heiße Kartoffel

potato

Mentre era intento a sfogliare con circospezione i giornali del mattino, durante la colazione, Paolo Gentiloni è stato interrotto da una telefonata, in tono preoccupato, di Angela Merkel.
– Paolo, che cosa sta succedendo in Italia? Perché tutti i giornali esaltano la figura di Virginia Raggi? Si sono convertiti tutti al populismo?
– No, Angela, ti assicuro di no. Anzi, si può dire che i maggiori giornali facciano a gara a chi pubblica le critiche più feroci a lei e ai populisti.
– Ma allora perché l’hanno paragonata a una patata bollente, se non per esaltare la sua bellezza e la sua bravura?
–  Ah, sì, è iniziato tutto con un titolo di Libero, il giornale urlato. Secondo Vittorio Feltri, Virginia Raggi, il sindaco di Roma, è una “patata bollente”. Il nostro dizionario definisce una “patata bollente” come “una situazione problematica, che è difficile da affrontare e provoca una grande discordia”. E non c’è dubbio che molti considerano il primo sindaco donna di Roma come un problema scottante che sta causando un sacco di discordia. Ma in Italia, nel linguaggio colloquiale, il termine “patata” è usato anche per indicare i genitali femminili e nel suo articolo Vittorio Feltri sembra proprio che voglia giocare sul doppio senso.
Per la verità, in Italia, c’è la tendenza a usare doppi sensi o a sfornare battute sessiste quando si vuole criticare una donna, cosa che non riesce altrettanto bene quando le critiche sono rivolte a un uomo.
Tra le ipocrite facce di bronzo che criticano l’uscita di Feltri, c’è, per esempio, il Fatto Quotidiano, che solo pochi mesi fa era uscito con un titolo simile: “Lo stato delle cos(c)e” che metteva in risalto l’avvenenza del ministro Maria Elena Boschi per sminuirne la competenza giuridica. Si potrebbe dire che puntava i riflettori sulle sue forme per oscurare il valore delle sue riforme.
Ma la cialtroneria più grande, in questo campo, l’aveva compiuta Grillo, un po’ di tempo prima, quando aveva pubblicato sul suo blog un articolo che aveva come titolo “Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina?” Aveva in questo modo creato una gogna mediatica, e la feccia del suo partito era subito accorsa per ricoprire la Presidente della Camera dei deputati di ingiurie sessiste e minacce. Un tale Messora, uno dei cialtroncelli che orbitano attorno a Grillo, per fingere di prendere le distanze dai veri delinquenti e per aggiungere un ulteriore insulto, aveva commmentato via Twitter: «Cara Laura, volevo tranquillizzarti… Anche se noi del blog di Grillo fossimo tutti potenziali stupratori, tu non corri nessun rischio!»
Come vedi, sono fenomeni ricorrenti nel panorama italiano, e nessuno è senza colpe. Perciò bisogna cercare di correggerci, manifestare la nostra solidarietà alle donne offese, ma non bisogna drammatizzare troppo, e ricordarsi sempre che le mimose pudiche di oggi sono gli squallidi energumeni di ieri e forse di domani. Ma tu, perché mai hai pensato che chiamando Virginia Raggi, il sindaco di Roma, “patata bollente”, qualcuno volesse esaltarne il valore?
– Perché da noi, in Germania, la patata ha un grande valore simbolico, rappresenta l’attaccamento del popolo alla terra che lo nutre. Anch’io sono stata educata nel culto della patata. I miei primi ricordi si riferiscono proprio a quel prezioso tubero.
Da bambina andavo a tenere compagnia a mia nonna, meine Großmutter, che abitava in una casa all’inizio della Schinkelstraße, a Templin, poco distante da casa mia, e che aveva il fuoco sempre acceso, per tutto l’inverno, perché all’epoca non c’erano i termosifoni. Veniva comodo utilizzare quel fuoco per tutte le esigenze di cucina: con la brace e la cenere lei cucinava patate, castagne e cipolle; aveva anche una griglia per cuocere qualche pezzo di carne (raramente) e una pignatta che pendeva da un gancio dove poteva cuocere di tutto, soprattutto legumi.
Spesso la nonna, per ringraziarmi della visita, spostava la cenere e la brace e tirava fuori, fumante, una patata appena cotta, ancora bollente. La sbucciava e me la regalava, condita con un pizzico di sale.  Lei si sedeva accanto a me e mangiavamo tranquille mentre mi raccontava della sua gioventù, dei duri sacrifici del tempo di guerra e di quelli durissimi imposti dal regime comunista… Che profumo aveva quella patata! Che incredibile sapore e che bello mangiare con le mani e, oggi, quanta nostalgia…
Sapessi, Paolo, wie gut ist die heiße Kartoffel! [quanto è buona la patata bollente!].

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