Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 31, 2017

La Cei e i ritardi del processo legislativo

nunzio

Alcuni giorni fa il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, Monsignor Nunzio Galantino, ha dato una dura strigliata ai politici italiani, colpevoli, a suo giudizio, di non saper approntare tempestivamente buone leggi per provvedere ai bisogni dei cittadini, o di impiegarci anni a farne qualcuna, e che molte di quelle che riescono a emanare non resistono al vaglio referendario o della magistratura.  La stessa magistratura è costretta svolgere una continua opera di supplenza, come è accaduto recentemente per la riforma costituzionale e per la legge elettorale.
Sono d’accordo con il vescovo Galantino su questa constatazione, e vorrei ricordargli che per le sue future prediche può attingere a un elenco molto lungo.
Quando ci fu la necessità di stabilire se Eluana Englaro dovesse continuare a subire la terribile condizione in cui si trovava, o potesse invece trovare pace, dovette intervenire la magistratura.
Anche quando Piergiorgio Welby espresse la libera scelta di non voler più essere tenuto artificialmente in vita, legato a una macchina, dovette intervenire la magistratura per poterlo esaudire.
Anche per quanto riguarda i casi di fecondazine medicalmente assistita, che non fu possibile regolamentare né con una revisione della legge  né con un referendum, la magistratura si è espressa più volte e ha fatto a pezzi una legge 40  palesemente inadeguata.
Come mai in questi casi nessun segretario della Cei è venuto fuori a sbraitare contro il Parlamento: “Eccheccazzo! Vi volete decidere a fare una buona volta una legge che regoli queste materie?”
Sicuramente Lei, Monsignore, non si esprimerebbe in questi termini, ma userebbe il Suo consueto garbo per esprimere il Suo pensiero e per fustigare i parlamentari indolenti.
Perciò lo esprima liberamente, e ci dica cosa pensa di un Parlamento che vorrebbe provare a emanare una legge sul testamento biologico nei pochi mesi che rimangono prima che la legislatura si interrompa.
Però, per favore, non insista sul fatto che ci sono problemi ben più gravi che assillano il Popolo italiano: la povertà, la mancanza di lavoro, le calamità naturali. I nostri parlamentari sono più di 900: se si riunissero separatamente a gruppi di 50, un numero ideale per poter rappresentare tutte le opinioni, potrebbero affrontare contemporaneamente 18 gravi problemi o necessità del nostro Paese.
Si può fare tutto, se si vuole, e se non si fa è perché c’è sempre qualcuno che non vuole, e ogni volta si formano maggioranze spontanee ed eterogenee che oppongono un veto, come si è visto in occasione del referendum che ha dato un responso del 60% di NO.
C’è chi non vuole rinunciare ai propri privilegi economici, conquistati a prezzo di grandi fatiche, e a causa di questa forma di egoismo non si riescono a trovare le risorse per distribuire ricchezza a chi è povero o per dare un lavoro a chi non ce l’ha. C’è anche chi non vuole rinunciare al suo potere di controllo delle coscienze, acquisito in secoli di dominio assoluto, e non vuole cedere niente a chi chiede di essere liberato da quella schiavitù per mezzo di una legge che attribuisca a ciascuno ogni diritto di agire sulla propria vita e sulla propria morte.
Sentiamo a questo proposito come giudica il progetto di legge una bigottona che siede in Parlamento:
“Il progetto di legge sul cosiddetto biotestamento, di cui è iniziato l’esame in commissione, è in realtà una legge sull’eutanasia. Il testo inoltre è superficiale e mal scritto, pessimo persino sul piano tecnico. Mi appello a tutte le forze politiche affinché comprendano che serve tempo per approfondire una legge in tema di vita e di morte. Ad oggi non c’è nessuna urgenza di chiudere la discussione in tema di biotestamento, legge per altro non richiesta dagli italiani, ma fatta solo allo scopo di distrarre l’opinione pubblica dalle urgenze del paese e dai danni, sempre più evidenti, prodotti dal governo Renzi e dal suo clone Gentiloni”. Il tono bellicoso della dichiarazione preannuncia centinaia di emendamenti a scopo ostruzionistico.
E’ doveroso da parte mia rivolgere un sentito ringraziamento a Renzi e Gentiloni che hanno avuto il coraggio di affrontare in Parlamento l’ira di queste arpie. Capisce adesso, Eccellenza, perché in Italia le leggi si fanno sempre con grande ritardo, e solo dopo che la magistratura è intervenuta molte volte?
A volte, per superare l’ostruzionismo delle minoranze, il Governo pone la questione di fiducia e i parlamentari, messi di fronte all’alternativa di votare a favore o vedere la caduta del governo e forse lo scioglimento del Parlamento, approvano le leggi in pochi giorni. Ma non è detto che vada bene a tutti: nel maggio scorso, dopo l’approvazione della legge sulle unioni civili, Lei, Eccellenza, commentò così: “Il governo ha le sue logiche, le sue esigenze, probabilmente avrà anche le sue ragioni, ma il voto di fiducia, non solo per questo governo ma anche per quelli passati, spesso rappresenta una sconfitta per tutti. C’è la necessità di politiche che siano più attente, e che davvero mettano al centro l’importanza della famiglia, fatta di madre, padre, figli”. Insomma, che fretta c’era? Che bisogno c’era di porre la questione di fiducia? Sono solo quindici o vent’anni che se ne parla. Con altri otto o dieci anni si poteva approfondire meglio l’argomento. Meno temperante di Lei, il segretario di Stato vaticano, Cardinale Pietro Parolin, dichiarò: “Credo che non si può parlare solo di una sconfitta dei principi cristiani ma di una sconfitta dell’umanità”. Perdere potere fa sempre male.
“Non c’è nessuna urgenza di chiudere la discussione in tema di biotestamento” dice oggi la Sua pia femminista pentita, e io lo so che per voi che ritenete che la nascita, la vita e la morte delle persone siano eventi che solo Dio può dirigere, nemmeno due o tre secoli di discussione sarebbero mai sufficienti per regolare per legge questi fatti.

A me pare che tutti abbiano avuto tempo a sufficienza per riflettere. Perciò, dato che non si è potuto fare niente in questo mese per far proseguire l’iter della legge, aspettiamo di vedere se sarà possibile fare qualcosa il mese prossimo; ma non ci siano più indugi: si porti al più presto la legge in Aula, si discuta e si voti.
Mi aspetto perciò qualche Sua parola a riguardo, e approfitto dell’occasione per darle anche un consiglio non richiesto.
Non tema, non intendo istigarla al turpiloquio, neppure come forma di interiezione, anzi mi piacerebbe che la sua prossima esternazione fosse la più solenne possibile.

Alla vigila della votazione, Lei, Eccellenza, potrebbe convocare una conferenza stampa, e davanti ai microfoni e alle telecamere, dopo aver descritto con toni apocalittici le conseguenze di una legge sul testamento biologico, potrebbe alzare le braccia al cielo, arrovesciare gli occhi e prorompere in un’invocazione: “In nome di Dio, fermatevi!”

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