Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 10, 2017

Palazzo Venezia – 2

Usciva da uno degli anfratti oscuri che si stagliano nei muri della sala, e veniva verso di me, una donna, il cui aspetto annunciava una vecchiezza avanzata, ma non decrepita; e vi traspariva una bellezza velata e offuscata, ma non distrutta: quella bellezza altera a un tempo e plebea che brilla nel sangue romano. Aveva una massa di capelli bianchi ingarbugliati, la fronte rugosa, le ciglia ispide, le palpebre cascanti, gli occhi arrossati e infossati, la faccia ingiallita e grinzosa, la bocca sdentata e storta. Portava addosso i suoi forse ottantanov’anni come fossero un vestito coloratissimo, tutto ben accomodato, come per una grande occasione; camminava a fatica,  appoggiandosi al bastone e intanto con una voce stridula come il rumore di una sega arrugginita, continuava ad apostrofarmi: “Tu, giovanotto, sei venuto da Milano per cercare di svelare il mistero della scacchiera dei Borgia?”
Sorpreso da quelle parole, le corsi incontro, per risparmiarle la fatica di alcuni passi, e intanto le dicevo: “Sì, è vero, sono venuto per la scacchiera. Mi chiamo Jons.  Ma lei come ha fatto a scoprire il motivo della mia visita?”
“Elementare, ragazzo mio, – mi spiegò la vegliarda, – ho visto che entrando avevi in mano l’opuscolo “Roma magica ed esoterica” che adesso ti spunta dalla tasca. E quando hai guardato il manifesto della mostra che si trova all’ingresso e che raffigura i vari tipi di giochi presenti nella sala, le dita della tua mano hanno compiuto un movimento, quasi impercettibile, come quello che si fa quando si cattura un pezzo avversario afferrandolo tra il medio e l’anulare, mentre si tiene il proprio pezzo, presumibilmente un cavallo, con l’indice e il pollice della stessa mano. E infine dalla tasca esterna della tua borsa spunta il quotidiano ripiegato sulla pagina della cronaca di Milano, con il diagramma del sudoku diabolico risolto, il che significa che hai viaggiato per almeno tre ore”.
“Sbalorditivo!” Fu l’unica cosa che riuscii a dire.
“E adesso ti dirò chi sono io. Io sono…”
“Aspetti, la prego, lasci che provi a indovinare. Lei è la madre di Cecilia!”
“Sì, è così. Sono la madre di Cecilia Farnese, la direttrice del museo e curatrice della mostra. Prima di lei, per quarant’anni, sono stata io la direttrice dei musei di Palazzo Venezia. Quando il mio povero Guidalberto morì, ucciso in duello da un marito geloso, scoprimmo che oltre che un donnaiolo impenitente era anche un alacre scialacquatore. Mi aveva lasciata senza una lira e fui costretta a trovarmi un lavoro. Da trent’anni sono in pensione, ma vengo in questo palazzo tutti i giorni e conosco ogni particolare della sua storia e di quella dei beni artistici che racchiude. Accompagnami al centro della sala, dove si trova la scacchiera che ci interessa, nel punto terminale del labirinto unicursale che costituisce il percorso della mostra, e durante il cammino ti racconterò la storia misteriosa della sua origine e i tragici avvenimenti che ne hanno punteggiato la vita durante cinque secoli.”
Subito m’accostai, le diedi il braccio, e c’incamminammo.
“Tutto ebbe inizio con l’elezione di Rodrigo Borgia al soglio di Pietro” – cominciò a raccontare Donna Giulia, (così si chiamava la vecchia signora) – “e una parte importante nella storia l’ebbe il domenicano Giovanni Nanni che compose numerosi testi apocrifi, attribuendoli ad autori classici, allo scopo di creare una genealogia eroica dei Borgia, facendoli discendere dall’Ercole egizio, figlio di Osiride. Nello stesso periodo, in Vaticano, il Pinturicchio stava dipingendo affreschi che raffigurano il mito di Iside e Osiride e il trionfo del toro Api, nel quale si poteva identificare il simbolo araldico della famiglia. Ma fu la scoperta di un esemplare della Mensa isiaca che diede l’impulso decisivo alla vicenda. Tu lo sai che cos’è una Mensa isiaca, giovanotto?”
“Veramente, mi dev’essere sfuggito…” dovetti ammettere.

mensaisiaca
“Si tratta di una tavoletta rettangolare di bronzo, sulla quale sono incise figure di foggia egizia, con intarsi d’oro, d’argento e di altri metalli, tra cui una lega molto composita di colore nero, detta niello. Al centro della tavoletta è riconoscibile la dea Iside. Queste tavolette erano diffuse in Roma nei primi secoli dell’era cristiana, quando il culto di Iside era sotterraneo ma diffusissimo in tutto il Mediterraneo. La tavola fu donata ad Alessandro VI, il papa Borgia, il quale, appassionatissimo del gioco degli scacchi, commissionò ad un orafo la realizzazione di nuovi pezzi, di foggia egizia, che furono realizzati ritagliando le figure dalla tavola di bronzo e completando ciascuna figura con una base. Così avvenne che un oggetto che per molti secoli aveva assorbito l’energia vitale che legava i fedeli alla dea Iside, trasferisse tutto il suo immenso potere nei pezzi di una scacchiera. Il frequente contatto con i veleni preparati da Lucrezia, e con il sangue versato dalle vittime di Cesare, completò l’opera, facendo di quella scacchiera il centro di irraggiamento di una energia soprannaturale”.
Mentre parlava, con voce che veniva gradualmente e gradevolmente modulandosi, Donna Giulia mi indicava con la punta del bastone la scacchiera, che si intravedeva al centro della sala, i dipinti alle pareti, che raffiguravano i protagonisti della storia, e i giochi che erano loro appartenuti, esposti sui tavoli e nelle teche che fiancheggiavano il percorso. Non si aggrappava più penosamente al mio braccio, come quando eravamo partiti, ma posava con grazia la sua mano sul mio avambraccio, e quando voltava la testa per guardare gli oggetti che voleva indicarmi, una grande massa di capelli neri sfiorava la mia spalla ed entrava nel mio sguardo.
Intanto, a mano a mano che ci avvicinavamo al centro della sala, la ressa dei visitatori aumentava, e a un certo punto non fu più possibile procedere affiancati. Allora, sempre raccontandomi di amori infelici, uccisioni efferate, abominevoli riti iniziatici e altri eventi prodigiosi che si erano svolti davanti a quella scacchiera, Donna Giulia mi precedette, e io la seguivo, tenendole la mano sul fianco, per sostenerla e per segnalarle che la seguivo.
Quando fummo vicinissimi allo spazio centrale riservato all’esposizione della scacchiera la folla aumentò ancora, il muro di visitatori eccitati dalla vista di quell’oggetto cominciò a ondeggiare, e io persi il contatto con la mia guida.

scaegiz2

Stavo per naufragare tra le ondate di visitatori che lottavano per guadagnare pochi centimetri di vicinanza alla scacchiera e quelle di chi dopo averla ammirata si allontanava, ancora ebbro della magia che emanava da quell’oggetto, e forse sarei stato sommerso da quel marasma se una mano, delicata ma energica, non avesse afferrato la mia, trascinandomi in avanti. Donna Giulia era tornata per salvarmi, e adesso mi trascinava verso il centro della sala superando tutti gli ostacoli che incontrava sul suo cammino, sospinta da una forza inestinguibile. Vedevo il suo corpo flessuoso che si incuneava tra una selva di spalle e di braccia, vi apriva un varco sufficiente a permettere il mio passaggio, e di tanto in tanto la sua mano bianchissima si alzava per ravviare la cascata di capelli neri e ondulati che cadeva sulle sue spalle. Quando non fu più possibile procedere in quel modo, perché tra noi si frapponevano sempre nuove schiere di visitatori, Donna Giulia portò la mano nella quale teneva stretta la mia dall’altra parte del corpo, sotto il seno, così che percorremmo abbracciati gli ultimi passi che ci dividevano dalla scacchiera. Di quegli ultimi passi ricordo solo il profumo dei suoi capelli in cui tuffavo il viso e il calore e la tenerezza del suo corpo a stretto contatto con il mio.
Finalmente fummo davanti al tavolino di marmo che sosteneva la scacchiera, con i pezzi già schierati che visibilmente emanavano una misteriosa energia e sembravano vibrare. Solo allora Donna Giulia si voltò verso di me, e quando vidi quella fronte liscia, quegli occhi neri, profondi e luminosi, l’ovale armonioso del viso e il sorriso amorevole di quella bocca incantevole, ebbi la meravigliosa e terrificante conferma che mi trovavo di fronte a Giulia Farnese, la bellissima amante di papa Borgia.
“Siediti, Jons, – mi disse Giulia con voce sensuale – facciamo una partita”.

FINE

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