Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 18, 2016

Poesia e prosa degli scacchi

rebianco

Il Re Bianco e la Regina Nera
s’incontravano di sera
fuori dalla scacchiera.

di Paolo Fresu

Paralipomeni

Lei si toglie la panciera
e si appoggia alla spalliera.
Il Re fa l’alzabandiera
e poi vanno a Bordighera.

– Jons! Che stai facendo?
– Niente, Carmelina, celiavo; stavo aggiungendo alcuni versi liberi e libertini a un breve poema.
– Interessante! E perché proprio Bordighera? Conosci qualcuno nei paraggi?
– No, nessuno. Avrei voluto metterci una certa località della riviera di Levante, ma poi non ci sarebbe stata la rima.
– io non riesco mai a ricordarmi qual è la riviera di Levante e qual è quella di Ponente. Ma perché ti interessi a queste cose?
– Mi serve come introduzione alla partita di scacchi.
– Ne hai fatta un’altra? Fa’ vedere… Ma questa è sempre la stessa partita!
– All’inizio tutte le partite si somigliano, ma dopo una decina di mosse ogni partita assume una sua propria fisionomia che è sempre diversa da tutte le altre.
– E perchè non si può fare una partita nuova cominciando già dalla prima mossa? Per esempio iniziando ogni volta con un pedone diverso?
– Perché non tutte le mosse di pedone sono adatte ad iniziare una partita. Alcune sono semplicemente inutili, altre addirittura dannose. Si deve sempre fare la mossa migliore in ogni circostanza. Eseguire mosse deboli o sbagliate in apertura significa perdere senza nemmeno lottare. Inoltre bisogna avere rispetto per i pedoni. Essi sono l’anima degli scacchi, diceva François-André Danican, detto Philidor, musicista e scacchista insigne.
– Come? Si può giocare a scacchi e fare anche musica?
– Sì, certo, perché gli scacchi e la musica hanno degli aspetti in comune. Per esempio sono tutte e due legati alla matematica.
– Allora è per questo che tu metti la musica nelle partite di scacchi?
– Anche per questo. A me interessa creare un’atmosfera appropriata al gioco, in modo che si possa apprezzare l’armonia dei movimenti senza appesantire con note tecniche che sarebbero fuori luogo in modeste partite tra dilettanti. Le partite dei grandi campioni sono ampiamente illustrate sul web, e sono molto piacevoli da guardare per chi sa già giocare. Ma per chi sa appena come si muovono i pezzi sono proibitive, incomprensibili, inavvicinabili. Mentre le mie partite sono così semplici che chiunque è in grado di capirle. Le partite dei Grandi Maestri sono la poesia, le mie partite sono la prosa.
Nella partita che segue si potrà osservare come l’eccesso di mosse di pedone da parte del nero, che ha colpevolmente trascurato la difesa del re, lasciandolo non arroccato, porti a una fine traumatica della partita.
Il giocatore principiante verrà invitato a scoprire la mossa che eseguirà il bianco, e ci sarà anche un suggerimento per facilitargli il compito.

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