Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 5, 2016

La madre speciale

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La mamma “speciale”

di Erma Bombeck

rimaneggiata (o se si preferisce, manomessa) da Jons

Vi è mai capitato di chiedervi come vengano scelte le madri di figli handicappati? In qualche maniera riesco a raffigurarmi Dio che dà istruzioni agli angeli, che prendono nota in un registro gigantesco.
“Armstrong, Beth, figlio. Santo patrono Matteo”.
“Forrest, Marjorie, figlia. Santa patrona Cecilia”.
“Rutledge, Carrie, gemelli. Santo patrono … diamo Gerardo. E’abituato alla scarsa religiosità”.
Finalmente, passa un nome a un angelo che sorride:
“A questa diamole un figlio handicappato”.
L’angelo è curioso.
“Perché a questa qui, Dio? E’ così felice!”.
“Esattamente!” risponde Dio sorridendo “Potrei mai dare un figlio handicappato a una donna che non conosce l’allegria? Sarebbe una cosa crudele”.
“Un momento! Aspettate un momento! Sia per una donna infelice, che per una felice, è crudele comunque! Ma lo è soprattutto per il bambino. Non si può proprio evitare di far nascere un bambino disabile?”
“E questo chi è? Come si permette di interrompere la creazione? Serafino scrivano, da dove viene fuori questo intruso?”
“E’ entrato in quest’ufficio solo poco fa, Signore, si chiama Jons, mi ha detto che è un angelo…”
“No, non è andata esattamente così: quando lui mi ha domandato se ero un angelo, io ho risposto: “Sì, quelli che mi conoscono mi dicono spesso “Jons, sei un angelo!” In realtà sono uno scudiero. A questo proposito, però, si potrebbe affermare che sono l’angelo custode del cavaliere Antonius Block.”
“Chi, quello del Settimo Sigillo? Santi Numi! Che pizza d’uomo quel cavaliere crociato! Con quel suo stare in bilico tra credere e non credere, incapace di decidersi, mi sta dando sui nervi.”
“A chi lo dice! L’ho dovuto sopportare per tutta la crociata, compreso il ritorno dalla Terrasanta. Ma bisogna avere pazienza con lui. Siamo stati per dieci anni alla crociata e gli orrori della guerra lo hanno infiacchito, come hanno reso incredulo me. Lo considero un adulto handicappato e ritengo mio dovere farlo arrivare sano e salvo al suo castello”.
“Sì, però adesso basta, che devo lavorare. Stattene lì tranquillo se no chiamo i cherubini con le spade di fuoco e ti faccio cacciare. Serafino, dove eravamo rimasti?”
“Stavo per dire: Ma quella mamma ha pazienza?” risponde l’angelo.
“Non voglio che abbia troppa pazienza, altrimenti affogherà in un mare di autocommiserazione e pena. Una volta superati lo shock e il risentimento, di sicuro ce la farà”.
“Ma, Signore, penso che quella donna non creda nemmeno in Te”.
Dio sorride:
“Non importa. Posso provvedere. Quella donna è perfetta, è dotata del giusto egoismo”.
L’angelo resta senza fiato.
“Egoismo? E’ una virtù?”.
Dio annuisce:
“Se non sarà capace di separarsi ogni tanto dal figlio, non sopravviverà mai. Si, ecco la donna cui darò la benedizione di un figlio meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma sarà da invidiare. Non darà mai per certa una parola. Non considererà mai che un passo sia un fatto comune. Quando il bambino dirà “mamma” per la prima volta, lei sarà testimone di un miracolo e ne sarà consapevole. Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lo vedrà come poche persone sanno vedere le mie creazioni. Le consentirò di vedere chiaramente le cose che vedo io – ignoranza, crudeltà, pregiudizio, –  e le concederò di levarsi al di sopra di esse. Non sarà mai sola; io sarò al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita, poiché starà facendo il mio lavoro infallibilmente, come se fosse al mio fianco”.
“Ma per favore! Cherubini o non cherubini, non si può rimanere in silenzio a sentire baggianate come queste! La benedizione di un figlio meno che perfetto! Che ipocrisia! Chiamiamo le cose con il loro nome! La disgrazia di un figlio  che avrà per sempre bisogno di assistenza. E cosa ci sarebbe da invidiare in una condizione del genere? Le persone di buon cuore ne saranno addolorate e compiangeranno madre e figlio, mentre i duri di cuore, quelli che non l’amano, diranno: Le sta bene!”
E per giunta, anche la bella pretesa di averla a fianco, e non contro, dopo averle fatto questo bel regalo!”
“Senti, Jons, detto tra noi, in confidenza, la verità è che la natura opera secondo le leggi che le ho dato molti miliardi di anni fa. Il meccanismo di riproduzione degli esseri viventi ammette la possibilità che ci siano degli errori di copiatura del codice genetico. Questo permette alla natura di sperimentare nuove forme di vita, e di selezionare successivamente quelle che dalle differenze hanno ricevuto un vantaggio. Le forme di vita che ricevono dei danni gravi, in genere, non si riproducono, si estinguono. E’ un meccanismo delicato e non posso toccare niente, se no crolla tutto. In fin dei conti il progetto della Creazione è venuto bene, non ti pare? Ma alle donne che hanno un figlio disabile devo pur dire qualcosa, non posso lasciarle da sole, senza nemmeno il conforto di avere un sostegno soprannaturale nei momenti difficili!”
“Sì, da questo punto di vista posso essere d’accordo. La fede può aiutarle. Ma a queste donne bisogna dire chiaramente che sono eroiche e ammirevoli perché affrontano la disgrazia con grande coraggio e abnegazione, per amore del figlio, non che hanno ricevuto un dono che le rende speciali e invidiabili. Non si deve cercare di far credere che la loro condizione sia fonte di immensa felicità e non bisogna far apparire desiderabile il loro stato alle altre donne. Bisogna che siano palesi tutte le fatiche, le rinunce, le frustrazioni che una simile condizione comporta. Bisogna dire chiaramente che la malattia o la disabilità è causa di infelicità e che il primo dovere di ogni madre è di assicurare in tutti i modi la salute dei figli, innanzitutto cercando, secondo le proprie possibilità, di mettere al mondo dei figli sani, con la medicina preventiva, con le cure di ogni tipo; fino a ricorrere allo strumento dell’aborto terapeutico, nei casi estremi, quando non c’è altro rimedio, e solo quando i medici lo consigliano.”
“Basta! Ti sei spinto troppo oltre. Su questo terreno non ti posso seguire, Jons. Se agli uomini fosse permesso di decidere autonomamente quando nascere e quando morire, che ci starei a fare io qui? Serafino, chiama i cherubini. E adesso vediamo di finire questa creazione. A che punto eravamo?”
“E per il santo patrono?” chiede l’angelo, tenendo la penna sollevata a mezz’aria.
Dio sorride ancora: “Basterà uno specchio”.
“Quest’ultima melensaggine ipocrita non la posso proprio sopportare. Vado incontro ai cherubini, mi consegno.”

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