Pubblicato da: scudieroJons | luglio 26, 2016

Tempesta sul re

leonida2

Per far conoscere ai principianti le partite di scacchi più emozionanti, intessute di mosse di attacco brillanti e imprevedibili, che si concludono con matti spettacolari eseguiti dopo una lunga serie di scacchi e un gran numero di pezzi sacrificati, si ricorre in genere a quelle giocate nella seconda metà dell’ottocento o nei primi anni del novecento, quando le tecniche difensive e profilattiche erano poco praticate e forse rifiutate con sdegno perfino da molti grandi giocatori. Il modo di giocare di quei grandi campioni era passionale, paragonabile allo stile romantico che dominava nella letteratura dell’epoca. “Il sentimento è tutto!” sembrano gridare quelle partite.
Per il fascino che emanano, alcune di esse sono menzionate con gli epiteti di “Sempreverde”, “Immortale”. Affinché il genio combinativo dei grandi campioni potesse risplendere, era necessaria qualche leggerezza difensiva da parte dei loro grandi avversari.
Oggi è molto raro riuscire a vedere partite di quel tipo ad alto livello, perché tutti i grandi giocatori si sanno difendere bene e riescono a bloccare sul nascere le combinazioni che il loro avversario va pazientemente preparando. Gli esperti ne apprezzano le intenzioni non realizzate. Non si vedono nemmeno troppo spesso tra giocatori dilettanti perché di solito non c’è il tempo o la creatività per architettare combinazioni brillanti.
Però accade qualche volta che un giocatore, incoraggiato da alcuni errori dell’avversario ed esaltato oltre il lecito da alcuni momentanei successi conseguiti, si lanci in un’operazione di attacco senza curarsi dello sviluppo di tutti i pezzi e della sicurezza del proprio re. Questo crea le condizioni adatte, per l’avversario, per sferrare un contrattacco nello stile dei vecchi tempi.
Si può vedere allora come il re, attaccato da ogni parte, rimasto da solo, come il generale Custer senza il Settimo cavalleggeri, come Leonida senza i 300 spartani, come Biancaneve senza i sette nani, alla fine soccombe, in modo drammatico e romantico, nel suo personale Sturm und Drang.
E’ vero che molto spesso accanto al re nero arroccato lungo rimane il fedele pedone a7, ma bisogna anche considerare che sono cinque secoli che gli studiosi di scacchi si domandano: “A che cosa serve il pedone a7, oltre che ad essere d’impiccio?”
Nella partita che segue il principiante è invitato a trovare la mossa che imprimerà una svolta determinante alla partita, e per facilitargli il compito è stato predisposto un appropriato suggerimento che nello stesso tempo dovrebbe servire per confondere le idee ai veri esperti.

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