Pubblicato da: scudieroJons | giugno 9, 2016

Pedoni travolti

pedone

Parafrasando una celebre frase di Lady Bracknell in L’importanza di chiamarsi Ernesto, di Oscar Wilde, si potrebbe affermare che “la perdita di un pedone, nella fase di apertura, può essere considerata come una sventura; la perdita di due pedoni è una palese sbadataggine”.
Quando questo accade, chi è incorso in un simile infortunio deve immediatamente fermarsi a riflettere prima di tutto su chi è il proprio avversario.
Se l’avversario è il computer a un livello di gioco elevato non c’è più niente da fare: la partita è irrimediabilmente compromessa. Conviene arrendersi e iniziare una nuova partita, perché il computer non commetterà mai un errore che lo costringa a restituire il materiale guadagnato; anzi, avendo due pedoni in più, incrementerà progressivamente il suo vantaggio.
Se invece l’avversario è un essere umano, si può confidare nella saggia riflessione di Benjamin Franklin, il quale nella sua famosa  “Morale degli scacchi” ci ricorda che “dagli  scacchi  noi  apprendiamo  l’abitudine  di  non  scoraggiarci alle  attuali  apparenze  dello  stato  dei  nostri  affari,  e  l’abitudine  di  sperare  in  un favorevole  mutamento,  e  quella  di  perseverare  nella  ricerca  di  risorse.  Il  giuoco  è  così  pieno  d’eventi,  presenta  una  tal  varietà  di  svoltate,  e  la  sua  fortuna  è tanto  soggetta  a  improvvise  vicissitudini,  e  così  spesso  uno  dopo  lunga  meditazione  scopre  il  mezzo  di  districarsi  da  una  difficoltà  che  gli  era  parsa  insormontabile,  che  ci  si  sente  incoraggiati  a  continuare  la  contesa  sino  alla  fine,  sperando  d’ottener  vittoria  con  la  nostra  abilità  o  almeno  stallo  dalla  negligenza  del  nostro  avversario.  E  chiunque  consideri,  come negli  scacchi  ne  vede frequenti  esempi,  che particolari  successi  sono  atti  a  produrre  presunzione  e una  conseguente  inattenzione,  a  causa  della  quale  si  perde  poi  più  di  quanto non  s’avesse  guadagnato  dal  precedente  vantaggio,  mentre  le  sfortune  producono maggior  cura  e  attenzione,  per  cui  la  perdita  può  esser  rimediata,  imparerà  a  non  esser  troppo  scoraggiato  da  alcun  attuale successo  del  suo  avversario, e  a  non  disperare  della  finale  buona  fortuna  per  ogni  piccolo  ostacolo  che incontra per ottenerla”.
Se inoltre, da quello che abbiamo potuto vedere, il nostro avvesario si dimostra preciso, diligente e metodico, dovremmo dover stabilire che non devono essere queste le armi da usare per cercare di riportare la partita in equilibrio. Si correrebbe il rischio, giocando alla stessa maniera dell’avversario, di arrivare, eliminati tutti i pezzi, ad un finale di pedoni in posizione inferiore e quindi perderlo.
Perciò non dobbiamo tendere ad arrivare al finale, ma la nostra strategia dovrà cambiare e tendere più decisamente ad un attacco che abbia come obiettivo lo scacco matto o almeno al guadagno di un pezzo.
Nella partita che segue si può vedere come la serie di errori iniziali abbiano spinto il bianco ad incrementare la pressione contro il punto più debole dello schieramento del nero, che però mostra di sapersi difendere con precisione e metodo. Per poterlo superare occorrerà abbandonare il metodo ordinario, la tecnica travestita da strategia, e fare ricorso al metodo rivoluzionario, l’immaginazione.

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