Pubblicato da: scudieroJons | maggio 19, 2016

Battaglia di Dame

Eugene Scribe
Battaglia di Dame
Atto secondo, scena terza
La contessa d’Autreval
Enrico di Flavigneul

ENRICO: Finalmente vi trovo, contessa; vi ho cercato dappertutto.
CONTESSA: (emozionata) E perché mai, Enrico?
ENRICO: (con esaltazione) Perché? Per dirvi tutto quello che ho qui nell’anima; dirlo, se mi riesce; perché come potrei esprimere quello che ho sentito… nessuno mai può aver visto quello che ho visto io un momento fa, può aver ascoltato quello che ho sentito da appena un istante.
CONTESSA: (sorridendo commossa) Che entusiasmo! E chi mai ha potuto provocarlo?
ENRICO: Chi? Voi e lei.
CONTESSA: Come?
ENRICO: Lei e voi: voi due, che io non voglio più dissociare nel mio pensiero; voi due, che mi siete apparse unite, fuse, come due sorelle!
CONTESSA: (ridendo) O come due rose sullo stesso stelo, come due stelle nella medesima costellazione; però, confessatelo, la rosa in boccio era la più bella!
ENRICO: Che posso dirvi, dal momento che non lo so neanch’io? Nessuna era la più bella perché l’una giovava alla bellezza dell’altra. La fronte pura e angelica della più giovane metteva in risalto la fronte poetica e luminosa dell’altra. Sorridete? Che fareste allora se vi descrivessi le mie emozioni durante il duetto che avete cantato insieme?
CONTESSA: (allegramente) Dite, dite: son curiosa di vedere come ve la caverete.
ENRICO: Non me la caverò affatto. La mia felicità deriva proprio dall’imbarazzo che provo.
CONTESSA: Siete un bell’originale!
ENRICO: Grazie alla mia provvidenziale livrea, ero mescolato ai contadini e alla servitù… Ebbene, appena si sono elevate le vostre prime note – eravate voi a cominciare – appena la vostra bella voce calda ha attaccato quel meraviglioso cantabile, quante lacrime sono sgorgate da tutti gli occhi!
CONTESSA: Badate: state per essere infedele alla seconda stella!
ENRICO: La vostra ironia non mi arresterà. Quelle menti incolte, quelle orecchie grossolane diventavano fini e delicate, ascoltandovi: non si rendevan conto di nulla, eppure capivano tutto.
CONTESSA: E Leonilde?
ENRICO: Ha fatto la sua entrata, a sua volta; e, ve lo confesso, quando ha attaccato, mi sono sentito prendere da una specie di pietà per lei. “Povera figliola”, ho pensato, “come sembrerà maldestra e inesperta!”.


CONTESSA: (con maggior vivacità) Ebbene?
ENRICO: Ebbene avevo colto giusto. La sua inesperienza si rivelava a ogni nota; ma, non so come, questa inesperienza aveva un’attrattiva che non so definire!
CONTESSA: Ah!
ENRICO: Non si poteva fare a meno di sorridere, ascoltando quella voce infantile, dopo la vostra; eppure quel contrasto stesso le conferiva un che di ingenuo, di fresco…
CONTESSA: Attento. Ora fate impallidire la prima stella.
ENRICO: No, no! Perché eccole tutt’e due riunite; perché l’unisono del duetto incomincia, perché la vostra voce commovente e appassionata si fonde col suo canto limpido e puro. Oh, allora… allora… è sgorgata da questa fusione un’onda emotiva che aveva dell’incantesimo: non erano più soltanto le vostre due voci che si fondevano, erano le vostre due persone: voi non formavate che un solo essere meraviglioso, completo, raffigurante al tempo stesso la ragazza e la donna, rassomigliante in tutto a un ramo di quell’albero fortunato che cresce sotto il cielo di Napoli e nel quale si trovano frammisti fiori e frutti.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: