Pubblicato da: scudieroJons | aprile 8, 2016

Per amore di Lætitia

letizia

Finalmente, dopo una gestazione durata quasi due anni, papa Francesco ha dato alla luce l’esortazione “Amoris Lætitia”, che rappresenta  la conclusione di un lungo processo decisionale che ha avuto come momento mediatico più appariscente il sinodo dei vescovi.

Quell’augusto consesso ha fornito il materiale da cui il papa ha tratto le sue conclusioni. Forse il pensiero di dover affrontare le perigliose acque di Lesbo, (dove andrà a mettere i bastoni tra le ruote al piano europeo per i migranti) ha provocato in anticipo la rottura delle acque, e così Francesco, dopo tanto meditare, e dopo tanto strepito, come la famosa montagna ha partorito il topolino della riammissione dei divorziati e risposati allla comunione. Ma non per tutti.

La questione, con deliberazione in perfetto stile gesuitico, è da considerare caso per caso. Vale a dire: a chi sì e a chi no. Ci saranno ugualmente le proteste degli integralisti, che vedono in questa decisione un cedimento all’edonismo trionfante di chi vuole farsi una religione su misura, osservando le regole che piacciono e mettendo da parte quelle scomode, come è l’indissolubilità del matrimonio.

Francesco sta cercando di far ragionare i più retrivi ricordando loro che “non serve pretendere di imporre norme con la forza dell’autorità”, e aggiunge: “Dobbiamo essere umili e realisti, per riconoscere che a volte il nostro modo di presentare le convinzioni cristiane e il modo di trattare le persone hanno aiutato a provocare ciò di cui oggi ci lamentiamo, [Domanda: di cosa si lamentano? Risposta: delle chiese vuote] per cui ci spetta una salutare reazione di autocritica”. Insomma sta dicendo ai più intransigenti: questi che si erano allontanati dalla Chiesa ed erano liberi da obblighi religiosi, e per una ragione incomprensibile tornano a sottoporsi all’autorità dei preti, perché io dovrei cacciarli definitivamente? Siete veramente convinti che meno siamo e più belli sembriamo?”

Per poter presentare con successo questa decisione blandamente progressista, il papa ha dovuto ribadire una dura intransigenza negli altri campi, come il divieto dell’aborto, degli anticoncezionali, delle unioni civili e delle pratiche di riproduzione (che lui per inveterata abitudine chiama “procreazione”) medicalmente assistita.
Ha dovuto perfino rompere la promessa che aveva fatto all’inizio del suo pontificato di non ingerirsi nelle regole dello Stato italiano. La sua attenzione rivolta ai grandi problemi del mondo aveva fatto sperare che si disinteressasse dei fatti di casa nostra, ma l’illusione è durata poco. Si interessa di tutto, perfino di trivellazioni petrolifere, e chissà se ha mai pensato alla provenienza della enorme quantità di benzina che il suo aereo brucia per aria quando, spesso e volentieri, trasvola da un continente all’altro.

frank
Dopo che i sostenitori della presenza del Crocifisso nei luoghi pubblici dello Stato italiano hanno fatto una fatica improba per cercare di dimostrare che non si tratta di un simbolo religioso, come era in origine, ma del segno materiale della nostra identità nazionale e culturale, ecco che arriva Francesco e nella preghiera del venerdì santo, inserendola tra le tante invocazioni per liberare il mondo da flagelli di ogni tipo, pronuncia disinvoltamente l’invocazione contro coloro che  “vogliono toglierti dai luoghi pubblici ed escluderti dalla vita pubblica, nel nome di qualche paganità laicista o addirittura in nome dell’uguaglianza che tu stesso ci hai insegnato”.

Sceso al livello di un sindaco leghista, (di quelli che impongono il Crocifisso sui muri con la forza e poi non sanno riconoscere il Cristo vivente che è nell’uomo di un colore diverso) il papa si è messo anch’egli a perorare la causa del Crocifisso come simbolo culturale, o vuole che rimanga nelle aule scolastiche dello Stato laico perché è ancora il simbolo religioso che è sempre stato? Come il piede infilato nella porta dagli insistenti venditori di favole alle nuove generazioni?

Però bisogna riconoscere che per le donne Francesco ha avuto accorate parole di sostegno. Infatti ha condannato la violenza sulle donne ed ha espresso il disappunto per la disuguaglianza nel loro accesso “ai luoghi in cui si prendono le decisioni”. Si è dimenticato però di dirci quante donne facevano parte del sinodo dei vescovi che ha deliberato su queste materie. Pazienza. Sarà per un’altra volta.

Sull’elogio che il papa tesse intorno alla “dimensione erotica dell’amore” possiamo solo essere d’accordo. Che l’origine di questo fenomeno miracoloso sia da ricercare nelle leggi della Natura costruite dal caso, o in un “regalo meraviglioso di Dio per le sue creature” è un quesito a cui ciascuno deve saper rispondere a suo modo, senza nessuna imposizione. Dopo questo autorevole expedit del papa possiamo abbandonarci con serenità all’amore. A patto di non limitarci a ricercare nell’Amore il banale piacere, ma aspirando invece a raggiungere la vera gioia.

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Responses

  1. rimango sempre colpita dalla banalità assoluta delle affermazioni papali


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