Pubblicato da: scudieroJons | marzo 12, 2016

Come è andata veramente

mani

In origine Dio non creò un bel niente. “Tanto ho tempo anche domani, ” disse e si accarezzò soddisfatto la barba.
Il secondo giorno Dio disse: “Vabbe’, ho altri cinque giorni”, e ripiombò sul cuscino.
Il terzo giorno Dio voleva iniziare almeno a separare la luce dal buio, ma neanche il tempo di farsi un caffè e una cosa via l’altra, la giornata era già passata.
Il quarto giorno Dio pensò seriamente di sbolognare la fatica della creazione a qualcun altro. Il problema era che non c’era ancora nessun altro.
Il quinto giorno Dio aveva da fare delle cose molto più urgenti.
Il sesto giorno Dio si mise a pensare a un modo per tirarsi fuori da quell’impiccio. Ma non gli venne in mente nulla. In fin dei conti era onnipotente, il che faceva sembrare un po’ improbabile la maggior parte delle scuse che accampava.
Alla fine, la domenica a mezzogiorno meno cinque, Dio pasticciò in fretta qualcosa: acqua, terra, giorno, notte, animali, robe varie. Poi guardò il suo operato e si accorse che era venuto così così. “Ma per averlo fatto in soli cinque minuti,” disse, “non è niente male!”

da Il libro dei pigri felici
di Kathrin Passing e Sasha Lobo

Questa divertente paginetta umoristica non è andata troppo distante dalla realtà.
Con un universo che esiste da più di 12 miliardi di anni, con un pianeta Terra che ha preso forma più di 4 miliardi di anni fa, con i primi organismi viventi che si sono formati intorno a 2 miliardi di anni fa, Dio avrebbe aspettato fino a un paio di milioni di anni fa per iniziare a creare i primi esemplari di ominidi, ancora molto lontani dalla forma odierna, che è arrivata solo 150 o 200 mila anni fa, l’equivalente degli ultimi cinque minuti di una intera giornata.
Come uno studente pigro che dopo aver trascorso tutte le vacanze senza fare niente si riduce a fare i compiti la sera prima di tornare a scuola.
La creazione è un caso lampante di procrastinazione, l’arte di rimandare a domani quello che si deve fare oggi. Non c’è da meravigliarsi se le cose create in fretta e furia presentano qua e là evidenti difetti di progettazione.
Invece, spinti da un irrefrenabile impulso encomiastico, alcuni ricercatori che usurpano la qualifica di scienziati, alcune settimane fa hanno pubblicato su Plos One, l’autorevole rivista scientifica americana, uno studio sulle meravigliose caratteristiche della mano umana. Lo studio conteneva una frase che ha suscitato le proteste della comunità scientifica.
“Questo collegamento funzionale esplicito indica che le caratteristiche biomeccaniche dell’architettura connettiva tendinea tra muscoli e articolazioni rappresentano il disegno ottimale del creatore [proper design by the Creator, in inglese] per portare a termine una moltitudine di attività della vita quotidiana in modo confortevole”. Più avanti si ribadiva: “Hand coordination should indicate the mystery of the Creator’s invention”. Ovvero: “La coordinazione della mano dovrebbe indicare il mistero dell’invenzione del Creatore”.
A seguito delle proteste la rivista ha fatto ammenda riconoscendo l’abbaglio preso e ha ritirato l’articolo, senza nemmeno provare a correggerlo.
Non ci sarebbe stato nemmeno bisogno dell’intervento degli scienziati, perché chiunque può vedere come la mano non sia affatto quel meraviglioso strumento capace di “portare a termine una moltitudine di attività della vita quotidiana in modo confortevole”.
Che sia stata l’evoluzione naturale o il Dio Creatore a progettare la mano, si vede subito che si è trattato di un progetto frettoloso e che l’attrezzo che ne è nato funziona in modo approssimativo. Risulta evidente che chi ha fatto il progetto della mano non ha tenuto conto che prima o poi sarebbe stato inventato lo smartphone.
Per convincersene basta guardare uno di quei comunicatori compulsivi che tengono fermo il cellulare con 8 dita presumibilmente agili e flessibili, mentre digitano penosamente i messaggi con le rimanenti 2 dita, le più rigide e tozze, i pollici.

pollici

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