Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 19, 2015

Il diritto di credere

gonzalo

Anche lo scorso sabato Umberto Galimberti, nella sua rubrica settimanale su D di Repubblica, è tornato a parlare di Dio. Ha motivato la sua scelta con il fatto che Dio è di gran lunga l’oggetto più frequentemente trattato nelle lettere che gli arrivano. Il secondo argomento è il dolore e il terzo l’amore.
In questa circostanza rispondeva a una lettera di un cattolico, o come credo più probabile, una donna cattolica che si lamentava dell’accanimento di atei e miscredenti assortiti per indurla ad abbandonare la religione da lei professata.
Questa è la lettera, forse sintetizzata per ragioni di spazio da Galimberti:
“Io non passo il mio tempo a cercare di convincere buddisti, induisti, satanisti a non credere nelle proprie frescacce o aberrazioni. Perché delle cose che non mi interessano in quanto insussistenti, appunto non mi interesso. Il fatto che mezzo mondo dichiaratamente non cattolico non faccia altro che cercare di spiegarci che il cattolicesimo è una bufala, che Dio non esiste, e nel migliore dei casi di insegnare il Padre Nostro al Papa, qualcosa vuol dire. Se veramente non ci credete, datevi pace. Lettera firmata”.
Ha ragione, povera donna, a definire frescacce e aberrazioni le credenze di satanisti, buddisti, induisti. Però io avrei messo nell’elenco anche ebrei e musulmani. E anche i testimoni di Geova e i seguaci di Scientology. L’elenco potrebbe essere molto lungo. Per essere più precisi, avrebbe pienamente ragione se il cattolicesimo non avesse nel proprio atto fondativo la missione di diffondere la buona novella, di evangelizzare il mondo intero. Ecco perché il mondo è pieno di missionari cattolici e cristiani di altre chiese che cercano di convertire il prossimo. Infatti molti cristiani si definiscono essi stessi “convertiti”. Anche i cristiani, a quanto pare, cercano di convertire gli altri. Perciò si potrebbe risponderle con due parole: “Chi la fa l’aspetti. E adesso va’ e non ci seccare con le tue lamentele”.
Ma Galimberti, che è molto più gentile, prende a cuore l’accorato appello della sua interlocutrice, e le risponde in modo professorale. In sintesi risponde che non si può dire “Datevi pace” a chi si occupa di Dio, come non lo si può dire a chi si chiede il significato del dolore nell’esistenza o a chi cerca incessantemente l’amore.
Prima però si preoccupa di fare terra bruciata intorno alla religione rivelata, e di trasformare lo spazio vuoto in un campo minato:
“Gli atei che, come lei dice, non si danno pace per il fatto che esistono persone che credono in Dio e che naturalmente considerano inferiori in quanto non sono approdati all’uso della ragione, a mio parere sono religiosi quanto i credenti, perché comunque insistono sulla tematica di Dio, e rivendicano la loro identità nella semplice negazione della sua esistenza”.
E così gli atei sono serviti. Loro che credevano di essere superiori ai credenti si ritrovano ad essere messi da Galimberti al loro livello, anzi un po’ più in basso, perché non hanno neanche quel poco di oppio religioso che rende sopportabile l’esistenza.
Ma non va meglio ad altre categorie di non credenti:
“Poi ci sono gli agnostici che si limitano a non prendere posizione e, avvolti nella loro aria di superiorità, perché non vogliono confondersi né con gli uni né con gli altri, non hanno il coraggio di staccarsi da Dio né di aderire alla sua rivelazione. Dante li avrebbe collocati nell’inferno tra gli ignavi. La loro ignavia sta nel fatto che non vogliono impegnarsi in nessun pensiero. Per loro è troppo faticoso pensare”.
Così scopriamo che per Galimberti, l’agnosticismo, che sembrerebbe il modo più saggio di porsi di fronte alle migliaia di credenze, tutte prive di fondamenti certi, che affollano il mondo, viene declassato al rango di atteggiamento rinunciatario, assimilabile al rifiuto di pensare. A me sembra che Galimberti  in questo caso si sbagli: gli agnostici sono tra quelli che si sono posti il problema dell’esistenza di Dio, ci hanno riflettuto e hanno trovato la risposta. Ma per buona educazione, per rispetto delle convenzioni, non lo dicono, e siccome non c’è modo di provare l’inesistenza dell’inesistente, adottano questa formula: dicono che non hanno elementi certi per poter credere in Dio, e non negano agli altri il diritto di credere.
Ma Galimberti non tratta meglio nemmeno i buoni cristiani:
“Infine ci sono i credenti, e lo sono per mille ragioni. Alcuni per educazione, perchè se fossero nati in un ambiente musulmano crederebbero in Allah, altri, dall’identità debole, perché hanno un gran bisogno di appartenenza e preferiscono la Chiesa Cattolica alla massoneria, al Rotary, alla bocciofila del paese; altri ancora perché non trovano un senso della vita se non affidandosi alla fede cristiana che lenisce il dolore e invita all’amore; altri infine perché rispondono all’esigenza incondizionata propria della natura umana che, non accontendandosi dell’esistente, vuole trascenderlo”.
Insomma, secondo Galimberti la creatura che ama, anzi adora il Creatore in un atto disinteressato, che sarebbe l’unico modo elevato di essere religioso, quasi non esiste, in quanto nella realtà questo sentimento è sostituito da altri motivi meno nobili, come abitudine, convenienza, paura, costrizione.

A questa lettrice cattolica che si sente assediata da inviti e tentazioni all’abiura, all’apostasia, vorrei dare la mia personale risposta:
“Non è vero che io vorrei che tu non credessi più in Dio, in Cristo, nel Vangelo, nella Chiesa e nel papa. Non ho nessun pregiudizio verso queste entità, anzi, riconosco che anche l’illuminismo, mentre enuncia la sua classica triade: Libertà, Eguaglianza, Fraternità, è debitore nei confronti di Gesù e del Vangelo per queste conquiste laiche.
Il problema sorge quando tu, con mezzi leciti o illeciti, cerchi di uniformare le leggi dello Stato alle tue credenze religiose. Siccome alcune leggi, o progetti di legge, che si prefiggono di regolare materie come il matrimonio, il divorzio, l’aborto, la fecondazione medicalmente assistita, la ricerca sugli embrioni umani, l’eutanasia, vanno contro i precetti della tua Chiesa, tu ti schieri contro, e per dare forza alla tua posizione sostieni che quella che tu gridi nelle piazze, in televisione, sui giornali è la parola di Dio. A questo punto, e solo a questo punto, io mi sento in obbligo di ricordarti che tu stai dicendo delle menzogne. Perché Dio non esiste, e lo sai anche tu. Però tu hai scelto di crederci lo stesso e io sono tenuto dalla legge a rispettare la tua scelta. E lo faccio molto volentieri. Ma tu non approfittare di questo fatto per continuare a discriminare e a far soffrire quelli che non la pensano come te e che vorrebbero vivere in una società dove esista la possibilità, (non l’obbligo, per quelli che non lo desiderano) di divorziare, di sposare una persona dello stesso sesso, di usare la tecnologia medica per far nascere i figli, e di scegliere di morire dignitosamente quando le malattie, l’età o le sofferenze ce lo consigliano. Sei tu che ti devi mettere il cuore in pace”.

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Responses

  1. viva la ragionevolezza!!! Caro Jons da quanto pochi adoperata!!!

  2. Evviva il Lume della Ragione, così spesso dimenticato e/o travisato. Sottoscrivo la tua chiarissima e ragionevole risposta, caro scudiero.


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