Pubblicato da: scudieroJons | settembre 17, 2015

La scimmia e il primate

darwin

Di tanto in tanto, all’incirca un paio di volte al mese, vado a leggere cosa scrivono in un blog tenuto da una bigotta di prima classe, una giornalista e scrittrice che si guadagna il companatico scrivendo libri reazionari per ragazze da marito.
Qualcuno dei rari lettori potrebbe a questo punto mettermi una mano sulla spalla e chiedermi: “Ma se tu, Jons, dici sempre che non credi in Dio, perché ti fai il sangue amaro andando a leggere post e commenti che sono espressione del più retrivo e fanatico tradizionalismo religioso cattolico italiano, e cioè del mondo?”
Se accadesse risponderei che non mi faccio per niente il sangue amaro, anzi mi diverto moltissimo ad ammirare le acrobazie dialettiche che si intrecciano tra i dotti commentatori dei post. La tenutaria del blog non partecipa in genere alle discussioni sul sesso degli angeli; lei, invece, la bigotta, è un tipo tagliato con l’accetta e produce solo una rozza propaganda.
Dalla lettura di quel blog a volte si riesce a capire quello che i giornali che leggo abitualmente non mi sanno dire: il termometro della fede religiosa in Italia e la sua capacità di condizionare la politica.
Sono rimasti in pochi i veri cattolici praticanti in Italia, ma quelli rimasti si dimostrano agguerriti, come giapponesi nella giungla, e ciascuno di quelli che frequentano il web riesce a tenere in piedi tre o quattro siti di vario genere in modo che il volume di fuoco della vera fede appare di entità ancora rispettabile.
Con la loro rinnovata capacità di estendere la loro influenza su ogni aspetto della vita sociale i cattolici fondamentalisti italiani, per assicurarsi una comoda strada che li porti verso un paradiso esistente solo nella loro fantasia, non si fanno scrupolo di regalare, come sottoprodotto, un inferno in terra a molte categorie di persone: agli omosessuali, ai divorziati, alle donne che abortiscono, a quelle che praticano la contraccezione o la fecondazione in vitro, a quelli che cercano di praticare o chiedono per se stessi l’eutanasia, e in genere a tutti quelli che o non credono in Dio o anche se ci credono vivono la loro vita senza pensarci troppo.
Alcuni giorni fa, sul blog di cui parlo, mi sono inbattuto in un vecchio post, dell’aprile 2014, in cui la bigotta esamina l’atteggiamento serio, accigliato, preoccupato o triste che assumono i viaggiatori in attesa o che viaggiano sul metro. Lei sostiene che se queste persone fossero consapevoli che siamo stati creati a immagine e somiglianza di Dio, che siamo figli Suoi, che siamo perciò di stirpe reale, eredi di un regno, saremmo certamente più felici dentro di noi e la nostra felicità, o la nostra gioia, si vedrebbero sulle facce di tutti. Poi ammette che anche lei, impegnata mentalmente a costruire l’articolo, non sprizzi tanta gioia dai suoi pori, che presumo molto dilatati.

stirpe
Su questo scritto non avrei avuto niente da eccepire, e non avrei sentito il bisogno di commentare per iscritto, bastandomi il commento che avevo fatto tra me e me.
Ma ho scorto tra i commenti uno in particolare che mi ha infastidito e avrei voluto proprio dire due parole a quella bigotta di seconda scelta che lo aveva scritto. Una tale Franca 35, la quale, per rivendicare il suo primato nell’essersi riconosciuta come una principessa, raccontava testualmente: “Anni fa, a catechismo, i bimbi mi dissero che a scuola avevano imparato che discendevano dalle scimmie. Li ho guardati e ho ammesso che forse loro era vero che discendevano dalle scimmie, ma io proprio no, perchè ero figlia di un Re e di una Regina! E’ stato l’inizio di un discorso fra noi a partire dalla Genesi, portato avanti con passione, e alla fine uno dei bimbi mi ha detto: Domani lo dico alla maestra che si sbaglia, forse lei non lo sa. Credo ci sia tanta gente che “non lo sa”, per questo sono tutti imbronciati”.

franca35
A questa Franca 35 io darei volentieri due ceffoni, a scopo pedagogico, uno per ogni guancia che lei avesse la bontà e l’umiltà di porgermi.
Uno perché non sta bene umiliare un bambino dicendogli in sostanza: “Se tu sei contento di discendere da una scimmia, peggio per te, mentre io sono una spanna superiore perché sono figlia di re”. Nella realtà, accertata dalla scienza, noi e le scimmie discendiamo da un antenato comune molto più primitivo di noi e delle stesse scimmie. Quando nel linguaggio corrente, non scientifico, diciamo che tutti noi discendiamo dalle scimmie vogliamo anche dire che siamo tutti fratelli. Ma se si fanno distinzioni “tu discendi da una scimmia, io sono di origine divina”, si offendono le persone; e umiliare specialmente i piccoli affidati agli adulti per un compito educativo è un atto gravissimo che si merita il primo ceffone.
Il secondo ceffone va dato perché con il suo atteggiamento antiscientifico la maestra di catechismo sta corrompendo l’anima di un fanciullo che deve imparare a conoscere il mondo per come è, e invece, se questo tipo di insegnamenti si dovesse protrarre nel tempo, si abituerà a considerare il mondo come una scatola magica, senza nessun nesso di causa ed effetto tra i fenomeni che lo agitano. In questo modo tutti gli aspetti della sua vita saranno sovrastati dalla superstizione, la peggiore delle schiavitù. Perderà il suo tempo a elevare le sue preghiere all’indirizzo di un’entità misteriosa che non lo degnerà di risposta e si stupirà dolorosamente quando si accorgerà che i malvagi non vengono puniti da questo essere soprannaturale, e accetterà con rassegnazione la propria condizione senza lasciarsi nemmeno tentare dalla voglia di insorgere contro uno di questi malvagi, che compiono ogni tipo di prepotenze giustificando la loro impunità col fatto di essere re e figli di re. Si perderebbe così l’occasione di dimostrare ai re o sedicenti tali che essi sono animali mortali come tutti gli altri uomini. Chi, come la maestra di catechismo aggiunge il suo piccolo contributo per l’arretramento della conoscenza scientifica e provoca la conseguente arretratezza delle istituzioni civili, merita bene un secondo ceffone.
Queste cose non ho potuto dirle direttamente, e più concisamente, alla diretta interessata, perché sono stato messo al bando da quel blog e i miei commenti vengono cancellati senza neanche passare dalla moderazione. Nel contempo non so dove posso trovare Franca 35 per recapitarle a domicilio i sensi della mia riprovazione.
La messa al bando me la sono meritata, perché ho detto, rivolgendomi idealmente a un cardinale africano, un primate che riveste un’alta carica nella curia romana, che se il mondo occidentale si comporta come se Dio non esistesse, questo avviene perché veramente Dio non esiste. Ogni tanto bisogna ricordarglielo che loro si ammantano dell’autorità che gli proviene da una cosa inesistente. Gli ho scritto esattamente: “La ragione e la scienza dicono che Dio non esiste. Punto”.  Questo mi è valso le critiche, la riprovazione, perfino la derisione della modesta claque degli affezionatissimi del blog, ad eccezione di due laici che però sono ben accetti nel gruppo, perché sono molto più diplomatici di me e non direbbero mai che Dio non esiste, neppure se, Dio non voglia, lo pensassero. Ma questo non è un problema: io non sono umile fino al punto di ricercare il disprezzo del mondo, come raccomandava sant’Ignazio ai suoi confratelli, o come insegnava il gesuita Jean-Joseph Surin,  ma se mi capita di incorrere nel disprezzo dei bigotti me ne compiaccio. Sulla messa al bando non ho nulla da eccepire: ognuno con il proprio blog ci fa quello che vuole. Questo però mi ha impedito di rispondere alle critiche, e naturalmente era questo che si prefiggeva la bigotta.
Avrei voluto spiegare loro che sostenere che “la scienza dice che Dio non esiste” non è la stessa cosa come dire che per mezzo di un’equazione  si dimostra il teorema dell’inesistenza di Dio. Lo ha anche ricordato in quella sede uno dei laici che non è possibile dimostrare l’inesistenza delle cose che non esistono.
In realtà la scienza non ci dice niente di Dio, perché non lo ha mai nemmeno incontrato, ma ci mette a disposizione le nozioni e le basi perché la nostra ragione possa proseguire da sola, e in piena libertà prendere la sua decisione. Questo loro lo sanno bene.
Lo sapeva il cardinale Bellarmino quando ammonì Galileo e gli proibì di continuare i suoi studi sul moto degli astri e di divulgare le sue scoperte che avrebbero potuto seminare dubbi nell’anima dei credenti. Per fortuna Galileo disobbedì. Lo sapevano i vescovi inglesi quando sbeffeggiavano Darwin assimilandolo a uno scimmione per mettere in ridicolo la sua teoria dell’evoluzione e per sollecitare il ribrezzo dei buoni borghesi timorati di Dio.
Anche la maestra di catechismo Franca 35 è consapevole che se la teoria di Darwin fosse vera, (ed è vera!) allora non c’è più un Adamo, ma ci sarà al suo posto una lunghissima serie di passaggi intermedi che partono dall’animale bruto per arrivare all’essere umano, che è durata alcuni milioni di anni. Se non c’è un Adamo non c’è un peccato originale e se non c’è un peccato originale non c’è più la necessità dell’incarnazione del Figlio di Dio per salvare l’umanità. Crolla un pilastro della fede. Per questo motivo, e per cercare di ritardare la propria inevitabile fine, Franca 35 ha tentato di rovinare il lavoro della maestra della scuola primaria.
La scienza non lo dice con una formula matematica che Dio non esiste. Lo dice con tutta una serie di tessere di mosaico di conoscenze, di scoperte, fatte di pezzi di realtà, che a mano a mano che vengono inserite al loro posto coprono e annientano quel fondale di superstizione che all’inizio della storia dell’umanità era l’unica cosa che ci sovrastava e ci opprimeva.

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