Pubblicato da: scudieroJons | settembre 15, 2015

Io sono Inanna!

inanna

Quando Jons si svegliò da un lungo sonno inquieto si trovò immerso in un bagno di sudore ghiacciato. Si era addormentato sul divano del soggiorno, con il libro che aveva quasi finito di leggere appoggiato sul petto e ancora aperto ad una delle ultime pagine. Lo aveva svegliato la sensazione di un pericolo che lo sovrastava, benché non ci fosse nulla a minacciarlo in quella stanza ormai avvolta dalle ombre della sera inoltrata.
Accese la luce e riordinò i suoi ricordi, per cercare di capire da dove provenisse quella terribile sensazione.
Si ricordò del momento in cui la maestra Scannapieco, già quasi pronta per uscire gli aveva chiesto:
“Che ti succede, Jons? Sono due ore che te ne stai lì a leggere quel libro e non hai detto una sola parola. Cos’ha di tanto interessante quel libro?”
Jons non aveva risposto, ma si era limitato a porgerle il libro aperto alla pagina che stava leggendo. Carmelina lo aveva preso e aveva letto ad alta voce:

“Mio padre mi ha dato i cieli,
Egli mi ha dato la terra,
io sono Inanna!

Egli mi diede la Potenza,
mi diede il Comando,
conducendomi nelle battaglie e nelle conquiste
mi diede la tempesta che sommerge,
mi diede l’uragano che distrugge!

Egli mise i cieli come una corona sul mio capo,
la terra mise attorno ai miei piedi come calzari,
una veste sacra avvolse intorno al mio corpo,
uno scettro sacro mise nella mia mano.

Gli altri dei sono passeri, io sono un falco”.

Che forza questa donna, è vero Jons? Mi sembra giusto: è una dea! E’ conosciuta anche come Ishtar o Astarte. Quanto mi servirebbe essere come lei! Specialmente in giornate come questa in cui devo fare un mucchio di cose terribilmente faticose. Beh tieni, buona lettura!”
E dopo avergli dato uno di quei baci che sorprendevano sempre Jons per il fuoco che contenevano, Carmelina Scannapieco si allontanò a passi veloci.
Jons aveva continuato a leggere per alcune ore, senza mai interrompersi, e solo una volta aveva dovuto posare il libro per rispondere a una telefonata di Carmelina: “Mi senti Jons? Non so quando potrò tornare, sono completamente a pezzi, qui è un inferno…  sono tutta nuda e con tutte queste porte…  che si aprono e si chiudono… c’è un’aria gelida e ho un freddo terribile. Forse è meglio che mi vieni a prendere… mi senti? Che disastro! Anche il telefono si sta scar…”
“Certo che vengo a prenderti!” Stava per rispondere Jons. Ma dove? La maestra glielo aveva detto e lui non era stato attento? Eh, sospirò Jons, era lontano il tempo in cui riusciva a ricordare parola per parola le lezioni dei suoi insegnanti e durante le interrogazioni conferiva con le stesse parole e quasi le stesse pause e intonazioni della voce.
Provò a chiamare Carmelina per farsi dire dove doveva andare a prenderla, ma il telefono risultava irraggiungibile.
Allora, in attesa che gli tornasse in mente quella nozione, finì di leggere il libro e si  trovò ben presto all’ultima pagina, che si chiudeva con questa
AVVERTENZA:
Avvertiamo il lettore che il libro trascrive fedelmente alcune preghiere e invocazioni rituali dell’antico culto di Inanna, usate dalle sacerdotesse per entrare in comunione con la Dea. E’ stato notato in alcuni casi che la loro declamazione da parte di giovani donne volitive, che sono nello stesso tempo appassionatamente amorose e ferocemente bellicose, può produrre effetti che vanno oltre la sfera sensibile, determinando nella psiche dei soggetti che sono più simili alla Grande Madre una ristrutturazione magica che le porta ad identificarsi con l’entità mistica di Inanna e le trasferisce in una dimensione ultraterrena. Questo stato di cose può perdurare per un tempo indeterminato.
In caso di eventi di questo tipo potrete consultarmi telefonando al mio ufficio al Dipartimento Linguaggi Miti e Cultura degli Antichi Popoli del Vicino e Medio Oriente.
Prof. H. R. Forrester.
La lettura di queste parole gettò Jons in un abisso di rabbioso panico. Egli infatti non conosceva nessuna che fosse più  simile alla Grande Madre di Carmelina Scannapieco, e adesso improvvisamente aveva capito cosa era successo alla maestra. Si era immedesimata in una dea e si stava muovendo in un mondo ultraterreno, pieno di chissà quanti pericoli.
“E bravo il professore! – pensò Jons, – Non lo sai che le avvertenze si mettono all’inizio di un qualunque scritto e non alla fine?!
E adesso che mi hai combinato questo pasticcio e chissà dove me l’hai mandata quella poverina, mi devi anche aiutare a tirarla fuori!”
Dopo aver cercato il numero di telefono del prof. Forrester nel sito dell’Università, Jons lo compose sul suo cellulare.
Rispose la segretaria: “Il professore è nel suo studio, sta lavorando. Se è proprio così urgente posso provare a chiedere se può concederle qualche minuto”.
Jons aspettò per alcune decine di lunghissimi secondi, poi arrivò la risposta liberatoria della segretaria: “Il professore acconsente a concederle cinque minuti. L’ho messo in viva voce, parli pure.”
“Pronto? Pronto, professor Forrester?”
“Ištar ana bab kurnugi ina kašadiša ana atu babi amatum izzakkar”
“Non capisco! C’è la linea disturbata. Parlo con il professor Forrester?”.
“atû mê petâ babka petâ babka-ma luruba anaku”.
“Professore, è lei? Sono Jons lo scudiero, sono italiano, I am italian!”
“šumma la tapattâ babu la erruba anaku amahhas daltum sikkuru ašabbir amahh sippu-ma ušbalakkat dalati ašabbir gišrinam-ma ašahha karra”.
“Professore, è un’emergenza! Ho chiamato per avere una delucidazione sull’avvertenza che ha messo in chiusura del suo libro su Ishtar. E’ una questione di vita o di morte”.
“Scusi tanto, caro signore, stavo finendo di registrare la trascrizione fonetica della mia lezione di domani. In che cosa posso esserle utile?”
Jons raccontò al professore quello che era accaduto e gli spiegò che era preoccupato del fatto che, dopo aver declamato la formula del rito sacro, Carmelina Scannapieco, la sua fidanzata, fosse sparita e non desse più notizie di sé.
Il professore rimase alcuni minuti in silenzio, ma Jons capiva che stava riflettendo e insieme consultando i suoi taccuini di appunti. Alla fine sentenziò:
“E’ possibile, anzi è molto probabile che sia avvenuto un fenomeno di traslazione mistica del corpo materico della sua fidanzata nel corpo astrale di Inanna o Ishtar e che in questo momento si trovi agli Inferi, nuda e mezza morta, come lei stessa le ha detto con l’ultima telefonata”.
“Perché proprio agli Inferi, professore?”
“Perché nel mito, Inanna, che è la dea immortale della vita, dell’amore e della fecondità, è in continua lotta con il regno dell’oltretomba, governato dalla sorella Ereškigal, che la odia ferocemente e che a volte sembra sul punto di prevalere. Nel mito, Inanna discende agli Inferi; non si conosce con certezza la ragione. Si suppone che fosse stata ingannata con la falsa notizia della morte del suo amore e promesso sposo Dumuzi e si fosse recata colà per riportarlo in vita.
Se ha la pazienza di ascoltare le leggo il racconto:

Ištar, figlia di Sin, era diretta verso la casa tetra,
Verso gli inferi, terra di non ritorno,
verso la casa da cui una volta entrato nessuno esce,
alla fine  della strada in cui il viaggio è senza ritorno,
per la casa i cui abitanti sono privi di luce,
dove la polvere è il loro sostentamento, e argilla il loro cibo.
Non vedono la luce e dimorano nelle tenebre,
essi sono vestiti come uccelli e hanno piume per gli indumenti,
e la polvere si accumula sulla porta e la serratura”.

“Professore, la prego, venga subito al nocciolo!”

Quando Ištar raggiunse la porta degli inferi,
disse queste parole al demone guardiano:
“Guardiano! Apri la tua porta per me,
apri il cancello, che io possa entrare!
Se non apri la porta, per farmi entrare,
io sfonderò la porta, romperò il catenaccio,
abbatterò il telaio, rovescerò i pilastri.
spezzerò la serratura.
Risusciterò i morti in modo che divorino i vivi,
e i morti sono più numerosi dei vivi.”
Il demone guardiano rispose prontamente,
dicendo alla grande Ištar:
“Acquietati, mia signora, non buttare giù la porta,
lasciami andare a riferire quello che hai detto alla regina Ereškigal.
Il guardiano giunse al cospetto di Ereškigal e le disse:
“E’ giunta al cancello la vostra sorella Ištar,
Colei che tiene in mano le leve del cielo e della terra”.
Quando Ereškigal ebbe sentito questo,
il suo viso impallidì come una tamerice appena tagliata,
le sue labbra diventarono scure come il bordo di una vasca.
“Perché ha indirizzato i suoi passi verso di me?
Qui ora, devo bere l’acqua dei morti?
Devo mangiare una pagnotta di argilla come pane, devo bere acqua sporca come birra?
Devo piangere per i giovani che hanno lasciato le loro amanti?
Devo piangere per le giovani donne che vengono strappate dall’abbraccio dei loro amanti?
Devo piangere per il bambino indifeso che è stato preso prima del tempo?
Va’, guardiano, apri la porta per lei,
trattala secondo le regole antiche. ”


Il guardiano tornò alla porta e la aprì per Ištar:
“Entrate, mia signora, in modo che il regno dei morti gioisca di voi,
che il palazzo degli Inferi sia contento per la vostra presenza. ”
Lui la condusse attraverso la prima porta, poi afferrò e rimosse il grande diadema che la dea aveva sulla testa.
“Perché, guardiano, hai rimosso il grande diadema dalla mia testa?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Lui la condusse attraverso la seconda porta, poi afferrò e rimosse gli orecchini dalle sue orecchie.
“Perché, guardiano, hai tolto gli orecchini dalle mie orecchie?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Lui la condusse attraverso la terza porta, poi afferrò e rimosse le perle dal collo.
“Perché, guardiano, hai rimosso le perle dal mio collo?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Lui la condusse attraverso la quarta porta, poi afferrò e rimosse la sua piastra pettorale d’oro.
“Perché, guardiano, hai rimosso la piastra d’oro dal mio seno?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli inferi”.
Lui la condusse attraverso la quinta porta, poi afferrò e rimosse la cintura di pietre della vita intorno ai suoi fianchi.
«Perché, guardiano, hai rimosso la cintura di pietre della vita dai miei fianchi?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Lui la condusse attraverso la sesta porta, poi afferrò e rimosse i suoi braccialetti e le cavigliere.
“Perché, guardiano, hai rimosso i miei bracciali e le mie cavigliere?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Lui la condusse attraverso la settima porta, poi afferrò e rimosse la veste sacra dal suo corpo.
“Perché, guardiano, hai tolto la veste dal mio corpo?”
“Entrate, mia signora. Queste sono le regole della signora degli Inferi”.
Appena Ištar fu giunta negli Inferi,
Ereškigal la vide e si rivolse fremente di rabbia contro di lei.

“Professore! Professore, la prego: non mi potrebbe riassumere il resto, per favore? Perché non ho molto tempo, non resisto a stare qui senza poter fare niente”.
“Caro signor Jons, se lei mi interrompe continuamente mi fa perdere il filo e non posso andare avanti. Adesso non mi ricordo più dove ero arrivato. Posso ricominciare dall’inizio?”
“Lei, egregio professore, è ineffabile! Non sentivo una frase simile dai tempi della scuola media. Per questa volta non le metto il voto, per non rovinarle la media, ma si faccia rivedere solo quando è ben sicuro di essere preparato”.
Dopo aver chiuso traumaticamente la conversazione con il professor Forrester, Jons si affacciò al balcone di casa sua per considerare un momentino la situazione.

(continua)

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