Pubblicato da: scudieroJons | giugno 10, 2015

La cura

– Ohè, Jons, e che fai? Mi passi davanti e nemmeno saluti?
– Ciao, Carmine. Scusa. Non ti avevo visto. In questo periodo non ci sto tanto con la testa.
– Infatti avevo notato che cammini con andatura traballante, con il collo rigido. E adesso vedo anche che hai le occhiaie infossate e lo sguardo vitreo.
– Eh, fosse solo questo! Ho anche nausea, acidità di stomaco, vertigini, giramenti di testa, sudorazione fredda, secchezza delle fauci. Pensa che stamattina volevo piantare un chiodo nel muro per appendere un quadro e mi sono dato una martellata sul dito. Così adesso ho anche il dito a martello.
– Oh, povero amico mio! E da quand’è che stai così combinato?
– Da quando ho conosciuto una certa donna…

antonia5 – Ah, ma allora devi solo avere pazienza, che poi ti passa tutto. E  dimmi, com’è? com’è? La conosco?
– Si chiama Antonia, l’ho conosciuta in Brasile, al Carnevale di Rio. Sono rimasto subito incantato appena l’ho vista mentre sfilava nel Sambodromo. Ha una zampata di felino tatuata in corrispondenza della fossa iliaca sinistra e dal momento che l’ho vista le punte di quegli artigli le sento profondamente conficcate nel miocardio.
– Nel tuo che?
– Nel miocardio, il muscolo cardiaco. Carminù, sveglia! Sto parlando del cuore.
– Ma sai che sei proprio strano? La fossa iliaca, il miocardio. Ma come parli? Ah, ho capito, anche questo è un effetto della tua malattia.
– Quando c’è di mezzo il vago…
– Adesso non te la prendere con me se non sono stato abbastanza preciso. Non conoscendo la terminologia medica devo per forza rimanere nel vago.
– Non dicevo a te. Stavo parlando del nervo vago. E’ lui che ha la colpa di tutto. E’ un nervo invadente: parte di qua, arriva fino a qui, poi gira e continua fino a…
– Non fare gesti, Jons, non ti toccare sotto la cintola, che ci stanno guardando. Ma raccontami di Antonia. Dimmi tutto, non tralasciare niente. Lo sai che il tuo miglior amico è come il medico o come il confessore. Non mi devi tacere nemmeno i particolari più scabrosi.
– Ah, sì? Così sabato prossimo quando verrò al bar per la solita partita a scacchi sarò accolto da frasi bisbigliate, sguardi sornioni e sorrisetti di compatimento.
– Ma cosa vai a pensare! Lo sai che io sono una tomba per queste cose.antonia3 – Beh, comunque credo che parlarne con qualcuno mi farà bene. Devi sapere che Antonia ha anche un altro tatuaggio in corrispondenza dell’omero… Insomma, sul braccio sinistro. C’è scritto: “Posso essere angelo o diavola, scegli tu!”. Allora io ho fatto di tutto per conoscerla, e la prima volta che sono rimasto solo con lei ho fatto la mia scelta.antonia2 – E tu hai scelto la diavola, è vero, Jons? Ti conosco troppo bene. Ormai ti tengo scanagliato. Ah, ma allora è tutto chiaro! Questa diavola scatenata ti sta facendo provare le pene dell’inferno! Cosa fa di preciso? Ti sta avvoltolando tra le fiamme della lussuria? Ti ha avvinto nelle spire del piacere carnale e non ti molla piu? Beato te, Jons! Non sai quanto t’invidio.
– Ma che hai capito? Ma quale lussuria! Ma quale piacere carnale! Neanche un bacetto mi ha dato. Devo solo aver sbagliato qualcosa quando ho fatto la scelta, o forse il meccanismo si è guastato. Mi devi credere, Carmine, lei è un vero angelo. Sempre sorridente, sempre comprensiva, sempre una parola gentile per me. Quando ci incontriamo ce ne stiamo seduti sulle nuvolette del paradiso, a debita distanza l’uno dall’altra. Respiriamo l’aria rarefatta delle grandi altezze spirituali, ascoltiamo la musica delle sfere celesti e cantiamo inni di ringraziamento. Quando sto con lei sto benissimo. Mi sento veramente in paradiso. Poi lei spiega le ali e vola via, e quando non c’è lei tornano tutti quei disturbi. Sono precipitato nel dramma, Carminuccio mio! Aiutami tu!… No! Impossibile!… Tu non puoi fare niente per salvarmi. Non sei un medico tu.
– Ma allora, Jons, ti dimentichi che sono tuo concittadino! Non sono medico, ma sono di Salerno, Hippocratica Civitas, che è anche meglio! Vieni, iniziamo subito la cura. Andiamo al bar e facciamo una partita a scacchi.
– Come posso giocare a scacchi in queste condizioni? Perderei di sicuro!
– E se succede io accendo un cero a quella Bella Mamma del Carmine che mi ha fatto la grazia! Ma lo sai, Jons, che da quando ci conosciamo, (quanti anni sono?) e che giochiamo a scacchi tre o quattro volte al mese, tu in tutti questi anni non mi hai lasciato vincere nemmeno una partita? O anime sante del purgatorio! Che ti costava farmi vincere una partita ogni tanto? Ci hai mai pensato a questo?
– Il fatto è che per un giocatore di scacchi decidere di perdere volontariamente una partita è la fine, dopo non si gioca più bene. Ma tu davvero mi puoi assicurare che giocando a scacchi con te e perdendo, dopo starei meglio?
– Vedi, Jons, devo essere franco con te. La medicina non è una scienza esatta, come la matematica o l’astronomia. E’ più simile a un’arte, anzi a un concerto di molte arti. Nei rapporti che intercorrono tra il corpo e la psiche umani e nei processi biologici che causano la malattia o che conducono alla guarigione ci sono più misteri che in tutto il resto dell’universo. Perciò non posso dirti con certezza che se giochiamo a scacchi e vinco io, dopo tu starai meglio; io di sicuro sì.

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