Pubblicato da: scudieroJons | giugno 5, 2015

EXPO segreto – 5

Expo, la guerra dell’hamburger
Petrini contro McDonald’s

Stefano Rizzato
Milano

Nutrire il pianeta, certo, ma nutrirlo come? Con Big Mac e patatine o con le melanzane dell’orto? Metterla così può sembrare troppo semplice – e lo è – ma in fondo è il succo della polemica che si è scatenata ieri intorno a Expo. O meglio dentro Expo, tra vicini di padiglione. Da una parte Slow Food, dall’altra fast food. Divisi da pochi metri, per ironia, ma separati da un abisso.

Il primo ad attaccare è stato, martedì sera, il fondatore di Slow Food Carlo Petrini: «Quando sento dire che Expo può ospitare tutti, sia noi che McDonald’s, mi viene un’aritmia. Se c’è chi vende un panino con la carne a 1,20 euro, come spieghiamo alla gente il valore di allevare e produrre secondo certi criteri?».

In casa McDonald’s ci hanno pensato un po’, poi ieri pomeriggio è arrivata la replica. Non certo diplomatica: «È filosofia approssimativa condita di retorica terzomondista. L’ideologia non sfamerà il pianeta. Slow Food oggi è una specie di multinazionale: è triste pensare che abbia ancora bisogno di opporsi a McDonald’s per darsi un’identità».
Non è una semplice lite di condominio. McDonald’s è uno degli sponsor principali dell’esposizione, al pari di Coca-Cola, e sulla scelta si è discusso molto. Slow Food è l’ospite più critico: dentro Expo vorrebbe i contenuti e i contadini, non un opulento «circo Barnum». «Ci siamo solo perché la sedia vuota non paga», ha spiegato Petrini martedì. E il suo padiglione è fatto di un orto verde e di legno, minimale e sostenibile e bello. Ma su questo McDonald’s dissente: «Serviamo in Expo 6 mila pasti giornalieri di qualità e a un prezzo accessibile, magari a persone che ci scelgono dopo aver visitato l’immenso, triste e poco frequentato padiglione di Slow Food».

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Per me il cibo è una di quelle cose che sono importanti e anzi necessarie per vivere, ma che hanno il difetto di diventare frivolezze ogni volta che se ne parli un po’ troppo.

Siccome io col cibo mi nutro e basta, non ci faccio cultura, mi ritrovo, malgrado tutto, più vicino ai mangioni del Fast Food, piuttosto che a fianco dei ghiottoni di Slow Food.

 

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