Pubblicato da: scudieroJons | giugno 4, 2015

E chi vi dice…?

caballos

C’era una volta un contadino cinese al quale era scappato un cavallo. Tutti i vicini cercarono di consolarlo, ma il vecchio cinese, calmissimo, rispose: “E chi vi dice che sia una disgrazia?”. Accadde infatti che, il giorno dopo, proprio il cavallo che era fuggito ritornasse spontaneamente alla fattoria, portandosi dietro cinque cavalli selvaggi. I vicini, allora, si precipitarono dal vecchio cinese per congratularsi con lui, ma questi li fermò dicendo: “E chi vi dice che sia una fortuna?”. Alcuni giorni dopo, il figlio del contadino, cavalcando uno di questi cavalli selvaggi, cadde e si ruppe una gamba. Nuove frasi di cordoglio dei vicini e solito commento del vecchio cinese: “E chi vi dice che sia una disgrazia?”. Manco a farlo apposta, infatti, scoppiò una guerra e l’unico a salvarsi fu proprio il figlio del contadino che, essendosi rotto una gamba, non era potuto partire per il fronte.
Questa parabola non ha fine e potremmo applicarla a molti avvenimenti della nostra vita, pubblica e privata. Spesso quello che in un primo momento ci sembra irrimediabilmente nefasto può nascondere delle conseguenze positive assolutamente inaspettate, basta attendere un po’ e lasciare che abbiano il loro corso.
Anche per i fatti insomma, come per le persone, non bisogna mai aver fretta di giudicare dalle prime apparenze.
(da “il caffè sospeso”, Luciano De Crescenzo)

Anche per i fatti che accadono su una scacchiera può valere la morale enunciata da De Crescenzo: una mossa sbagliata o una posizione compromessa possono rivelarsi a distanza di tempo meno gravi di quello che sembrava, e in alcuni casi possono anche tramutarsi in una risorsa da sfruttare. L’unica differenza è che nell’ambito degli scacchi, dove la casualità non ha nessun potere, è il giocatore che deve riconoscere quanto c’è di buono nella situazione svantaggiosa che si è creata a seguito di qualche errore e deve cambiare i suoi piani per adattarsi all’imprevisto, agendo velocemente, prima che l’avversario riesca a consolidare la sua posizione vantaggiosa.
Nella partita che segue, una o due mosse giocate con superficialità nella fase di apertura hanno costretto il nero in una posizione in cui è obbligato a muovere uno dei tre pedoni che dovrebbero far parte dell’arrocco corto. Il mezzo per trasformare una situazione di svantaggio in una potenziale arma di attacco è stato di scegliere di muovere il pedone di torre, in modo che la torre è diventata immediatamente attiva contro l’arrocco del bianco. Il quale, ritenendo impossibile che il nero, afflitto da gravi problemi di spazio,  possa osare un contrattacco immediato, non cura la difesa.  Non si accorge che sta esponendo re e regina a un letale attacco doppio da parte del cavallo, nel corso di una breve combinazione di mosse iniziata con un sacrificio.

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Responses

  1. Forse siamo solo pezzi degli scacchi… e chi ti dice che sia una disgrazia? 😉

    • Molti moralisti e filosofi hanno usato l’allegoria degli scacchi, alcuni per dire che siamo mossi da Dio, altri per sostenere che siamo schiavi degli istinti. Alla fine, secondo la metafora più ricorrente, sia quelli che hanno vinto che quelli che hanno perso vengono spazzati via dalla scacchiera, e vanno a finire nella stessa scatola.
      Ciao : )


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