Pubblicato da: scudieroJons | maggio 16, 2015

La donna salvata dal cavallo

cavallogesso

D’Artagnan aveva seguito Milady senza che ella lo notasse; la vide salire in carrozza e la sentì dare al cocchiere l’ordine di andare a Saint-Germain. Era inutile cercare di seguire a piedi una vettura tirata da due vigorosi cavalli.
D’Artagnan tornò dunque in via Féroux. In via ‘de Seine’, incontrò Planchet che stava fermo davanti alla bottega di un pasticciere e sembrava in estasi davanti a un pane al burro dall’apparenza quanto mai appetitosa. Gli ordinò di andare a sellare due cavalli nelle scuderie del signor di Tréville, uno per lui, d’Artagnan, e uno per sé, e di venire a raggiungerlo in casa di Athos. Il signor di Tréville aveva messo, una volta per tutte, i suoi cavalli a disposizione di d’Artagnan. Planchet s’incamminò verso la via del Vieux-Colombier, e d’Artagnan verso la via Féroux.
Athos era in casa, a vuotare tristemente una delle bottiglie di quel famoso vino di Spagna che aveva portato dal suo viaggio in Piccardia. Fece segno a Grimaud di portare un bicchiere per d’Artagnan e fu subito obbedito come al solito. D’Artagnan allora, raccontò ad Athos quanto era successo in chiesa fra Porthos e la procuratrice e come il loro camerata in quel momento fosse probabilmente in via di equipaggiarsi. “Quanto a me” rispose Athos dopo ch’ebbe ascoltato il racconto di d’Artagnan “sono tranquillo, non saranno certo le donne che pagheranno il mio equipaggiamento.” “Eppure, bello, gentile e gran signore come siete, mio caro Athos, non ci sarebbe né principessa, né regina al riparo dalle vostre frecce amorose.” “Come è giovane questo d’Artagnan!” disse Athos crollando le spalle. E fece segno a Grimaud di portare un’altra bottiglia.
In quel mentre Planchet sporse modestamente il capo dalla porta socchiusa, e disse ai suoi padroni che i cavalli erano pronti. “Quali cavalli?” chiese Athos. Allora d’Artagnan parlò dell’incontro fatto in chiesa, e come avesse ritrovata quella donna che, insieme al signore dal mantello nero e dalla cicatrice alla tempia, era la sua eterna preoccupazione. “Vale a dire che siete innamorato di lei come lo eravate della signora Bonacieux” disse Athos crollando sdegnosamente le spalle come se le debolezze umane gli facessero pietà. “Io? neppure per sogno!” esclamò d’Artagnan. “Sono solamente curioso di chiarire il mistero che la circonda. Non so perché, ma penso che quella donna, per quanto sconosciuta mi sia, e per quanto ignoto io sia a lei, debba avere un’influenza sulla mia vita.” “Però trovo che avete ragione” disse Athos “non conosco una donna che valga la pena di cercarla allorché si è perduta. La signora Bonacieux è perduta, peggio per lei! Si ritrovi da sé!” “No, Athos, no, v’ingannate. Io amo più che mai la mia povera Costanza e se sapessi dov’è, foss’anche in capo al mondo, partirei per strapparla dalle mani dei suoi nemici; ma lo ignoro, tutte le mie ricerche sono state inutili. Che volete, è pur necessario distrarsi.”
“Divertitevi dunque con Milady, caro d’Artagnan… ve lo auguro di cuore, se ciò può divertirvi.” “Sentite, Athos” disse d’Artagnan “invece di star chiuso come se foste agli arresti, montate a cavallo e venite con me a fare una passeggiata fino a Saint-Germain.”  “Mio caro” rispose Athos “io monto i miei cavalli, quando ne ho, se no vado a piedi.” “Ebbene” rispose d’Artagnan sorridendo della misantropia di Athos che in un’altra occasione lo avrebbe certo ferito “io sono meno orgoglioso di voi, e monto su quello che trovo. Allora arrivederci, mio caro Athos.” “Arrivederci” rispose il moschettiere facendo segno a Grimaud di sturare un’altra bottiglia. D’Artagnan e Planchet saltarono in sella e si avviarono verso Saint-Germain.
Lungo la strada il giovanotto rimuginò nella mente quanto Athos gli aveva detto a proposito della signora Bonacieux. Sebbene d’Artagnan non fosse un sentimentale, la bella merciaia aveva fatto un’impressione reale nel suo cuore e, come diceva, sarebbe veramente andato in capo al mondo per cercarla. Ma il mondo ha molti capi per il semplice fatto che è rotondo, ed egli non sapeva da che parte andare. Nell’attesa, egli voleva cercar di sapere chi fosse Milady. Milady aveva parlato all’uomo del mantello nero, dunque lo conosceva. Ora secondo d’Artagnan, era stato l’uomo dal mantello nero a rapire la signora Bonacieux per la seconda volta, come l’aveva rapita la prima. D’Artagnan non mentiva quindi che a mezzo quando diceva che, mettendosi alla ricerca di Milady, si metteva anche alla ricerca di Costanza.

da I tre moschettieri, di Alexandre Dumas

Se nei romanzi di avventure non ci fossero incantevoli donne imprudenti che si mettono continuamente nei guai per amore o per senso del dovere, non ci sarebbe la possibilità per gli eroici cavalieri di accorrere in loro soccorso per salvarle e ottenere da loro il premio per l’ardimento dimostrato.

Anche negli scacchi accade la stessa cosa. Ogni buon giocatore sa che la regina non deve essere esposta con leggerezza ai pericoli della scacchiera, e che ogni volta che la si invia nel centro dell’azione bisogna controllare che ci siano adeguate vie di fuga per metterla in salvo, in caso di imprevisti. Ma spesso, o perché trascinati dalla foga, o perché la prudenza sembra solo una perdita di tempo e di buone occasioni, ci lasciamo tentare e mettiamo la regina in una situazione difficile, e spesso il prezzo per salvarla sarà la perdita di qualche pezzo minore. Nella partita che segue, un eroico cavaliere, come se avesse udito il suono imperioso di un olifante, parte al galoppo dall’estremità opposta della scacchiera, sfuggendo abilmente agli agguati tesi dalla terribile regina nera, per andare a soccorrere la regina bianca in difficoltà, e per aiutarla a dare lo scacco matto.

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