Pubblicato da: scudieroJons | aprile 15, 2015

Michele Serra contro l’inglesorum

Tra le piccole riforme possibili da subito, praticamente da stamattina, è urgente proporre al governo Renzi quella dell’immediata dismissione dell’inglesorum nella sua comunicazione politica e amministrativa. Che cos’è l’inglesorum? L’inglesorum è l’aggiornamento del latinorum manzoniano. Ovvero un linguaggio usato per incutere soggezione ai subalterni e agli impressionabili (ma Renzo non ci casca e dice, seccato, a don Abbondio: “che vuole che io faccia del suo latinorum?” Nota bene: Manzoni non era populista).
Tipico esempio di inglesorum è Jobs Act per legge sul lavoro.
Significa esattamente la stessa cosa, ma detto in italiano odora di vecchia fatica, di cortei, di casse da scaricare, in inglese profuma di eccitante attualità e di impiegati fighetti che fanno il brunch. Perfino più efferato il provvedimento “open cantieri” orecchiato alla radio: suona maccheronico lontano un chilometro, “cantieri aperti” è pratico e perfetto, che cosa ha fatto di male, al personale renziano, la parola “aperto” per essere sistematicamente rimpiazzata da open? Nell’inglesorum c’è una velleità burina, quella di sembrare ciò che non si è, come se ci si vergognasse di se stessi. E c’è il sospetto — ben peggiore in un politico — di fumisteria, di imbonimento attoriale: “A me gli occhi, please”.

Michele Serra, L’Amaca.
Da La Repubblica del 15/04/2015.

micheleserra
Qualche renziano doc non ha gradito l’intervento di Serra e a seconda del temperamento c’è chi critica ironicamente il giornalista e chi minimizza il vizio messo in evidenza:
– Sempre bellissimo l’approccio di Serra. La casa brucia e lui fa la polvere ai soprammobili….
– Non è certo la cosa più grave, o urgente. Ma denota provincialismo e presunzione. Tutto sommato, un peccato veniale. Fossero solo di questa portata le magagne italiane!

Naturalmente Serra sa, come tutti noi sappiamo, che nella pubblicità, nella commercializzazione di un prodotto (advertising & marketing, direbbe Renzi) il linguaggio è importante. Perché quello che si vuole vendere al potenziale cliente non è un soggiorno in una località amena, non è un profumo o un vestito, non è un’automobile di lusso, ma è un sogno, un idolo, una chimera, e il linguaggio usato per promuoverlo è essenziale per rappresentarlo all’immaginazione del compratore.
Renzi nella sua breve vita lavorativa prima di entrare in politica ha imparato a fare proprio questo, nella società di servizi di marketing di proprietà della sua famiglia, e usando queste techiche si è rappresentato bene e si è venduto meglio nelle competizioni elettorali a cui ha partecipato.
Ha messo in pratica, per esempio, la tecnica di offrire preventivamente un regalo ai suoi potenziali elettori, nella certezza, corroborata dagli esperti nella scienza della persuasione, che molti, sentendosi in obbligo verso di lui, avrebbero ricambiato votandolo.
Perciò Matteorenzi non seguirà mai il consiglio di Serra di chiamare le cose con il loro nome. Sarebbe come consentire l’irruzione della realtà armata del manganello della disillusione e la fine di ogni bel sogno.
Per noi invece è utile che ci siano tanti come Michele Serra con la capacità di vedere i difetti grandi e piccoli e con il coraggio di denunciarli, in modo che si possa in ogni momento capire se alle parole dei politici corrispondano sempre i fatti reali e non solo la loro accattivante rappresentazione.

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