Pubblicato da: scudieroJons | marzo 25, 2015

Cinque donne

cinquedonne

Venite tutte qui, ragazze! Come vi avevo preannunciato questa non sarà una sfilata di moda come tutte le altre. Voi rappresenterete cinque donne famose e darete vita a dei quadri viventi. Avete letto il copione con il ruolo che vi ho assegnato?
Facciamo una prova veloce, senza scenografia. Quando c’è un dialogo vi farò da spalla per darvi la battuta.


Cominciamo da te, Georgina.
Tu sei nella sala del trono del palazzo imperiale, dalle finestre si vedono le fiamme della capitale che brucia, ed ecco che incontri l’imperatore, che è appena fuggito dall’Ippodromo in rivolta. E’ impaurito, smarrito, si vede perduto. Tu gli parli con durezza, per scuoterlo, per fare appello alle sue ultime tracce di dignità. Mi raccomando, devi essere altera.
– Secondo me la fuga è stata ed è riprovevole. E’ tuttavia insopportabile per un sovrano perdere la propria dignità e sopravvivere. Prego il cielo che non mi faccia vivere senza diadema e senza porpora. Che io non veda il giorno in cui non mi saluteranno più imperatrice. Se tu, o cesare, insisti nel voler fuggire, orsù! i tesori non ti mancano, ecco là il mare, le navi tue nel porto. Ma, attento, che il tuo cercar la vita non ti porti a incontrar la morte. Dico per me quelle parole antiche: il trono è la più bella tomba.

Adesso tu, Carolyn.
Ora ci troviamo nell’esedra del palazzo del tetrarca. Ti hanno appena portato l’orrido compenso che hai chiesto per aver danzato, e tu ti chini per sfiorarlo con le labbra. Devi essere ansante, per la danza e per l’emozione.
– Ah, Iokanaan, Iokanaan, tu sei stato l’unico uomo che io abbia mai amato. Tutti gli altri uomini m’ispirano il ribrezzo. Ma tu, tu eri bello. Il tuo corpo era una colonna eburnea su di un piedistallo d’argento. Era un giardino pieno di colombe e di gigli d’argento. Era una torre d’argento ornata di placche d’avorio. Niente v’era al mondo così bianco come il tuo corpo. Niente v’era al mondo così nero come i tuoi capelli. Niente v’era nel mondo intero così rosso come la tua bocca. La tua voce era un incensiere che spandeva strani profumi, e quando io ti guardavo sentivo una strana musica!
Ah! Perché non mi hai guardata, Iokanaan? Tu hai nascosto il tuo viso dietro le tue mani e dietro i tuoi anatemi. Tu hai messo sui tuoi occhi la benda di chi vuole vedere il suo Dio. Ebbene, tu l’hai veduto, il tuo Dio, Iokanaan, ma me… me… non mi hai mai veduta. Se mi avessi veduta, tu mi avresti amata. Io ti ho veduto, Iokanaan, e ti ho amato. Oh! Come ti ho amato io. Io ti amo ancora, Iokanaan. Io amo solo te… Ho sete della tua bellezza. Ho fame del tuo corpo. E nessun vino, nessun frutto possono placare il mio desiderio. Che cosa farò io, adesso, Iokanaan?
Nessun fiume, nessun oceano potrà mai spegnere la mia passione. Io ero una principessa, tu mi hai disdegnata. Io ero una vergine, tu mi hai deflorata. Io ero casta, tu hai riempito le mie vene di fuoco… Ah! Ah! Perché tu non mi hai guardata, Iokanaan. Se mi avessi guardata tu mi avresti amata. Lo so bene che tu mi avresti amata, e il mistero dell’amore è più grande del mistero della morte. Solo l’amore si deve guardare.

Vieni avanti tu, Stella.
Siamo nell’agorà, come al solito brulicante di gente, e intorno a te e ai tuoi interlocutori si è creato un capannello di spettatori che vogliono vedere come sa condurre un dialogo un’allieva di Socrate.
– Se la moglie del vicino avesse più oro del tuo, preferiresti avere il tuo o il suo oro?
– Il suo.
– E se avesse abiti e gioielli più ricchi?
– I suoi.
– E se avesse un marito migliore del tuo?
…………
“Tua moglie, o Senofonte, non mi risponde. Allora rivolgerò a te la stessa domanda. Se la moglie del vicino fosse migliore della tua, preferiresti avere la tua o la sua?”
…………
“Giacché nemmeno tu mi rispondi, interpreterò il vostro pensiero. Ciascuno di voi vorrebbe il marito o la moglie migliori. Ma nessuno di voi due ha raggiunto la perfezione; dunque ciascuno di voi rimpiangerà per sempre questo ideale.”

Kirsty, tocca a te.
Sei prigioniera nei tuoi appartamenti regali, mentre nella città invasa dal nemico si sentono i fragori della battaglia e le grida degli assalitori. Tu hai appena preso la tua decisione, perciò sei calma e determinata.
– Ebbene, su, Carmiana, donne mie, abbigliatemi adesso da regina, cercatemi di là le mie vesti più belle e più sontuose, ch’io m’imbarco di nuovo verso Cidno ad incontrare Antonio.
Va’, cara Iras – nobile Carmiana, questa volta davvero la finiamo! – e adempiuto che avrai questo servizio avrai da me licenza di giocare fino al dì del Giudizio. Portami la corona e tutto il resto. Che son questi rumori là di fuori?
– C’è qui un contadino che insiste per voler essere ammesso alla presenza della tua maestà. Porta dei fichi.
– Lascialo passare. Quale mezzo meschino può mai servire ad un nobile gesto!… Costui mi porta la liberazione! Ora la mia risoluzione è presa: non c’è più nulla in me di femminile.
Son salda come marmo: il mio pianeta non è più adesso l’incostante luna.

Cosa c’è Karen?
Ti lamenti perché la tua parte ti sembra troppo breve? Eppure vedrai che tu, come quinto elemento del gruppo, sei anche più importante delle altre. I capelli rossi vanno bene. Ricordati che sei la più esotica di tutto il gruppo, perché vieni da un paese molto molto lontano.
– Come ti chiami?
– Leeloo Minai Lekarariba – Laminai – Tchai – Ekbat De Sebat.
– Che bel nome! Veramente molto carino! Non ne avresti uno un po’ più corto?
– …Leeloo.

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