Pubblicato da: scudieroJons | marzo 19, 2015

La figlia di Fantozzi e il rispetto delle regole

figlia

Anche nel nostro Paese, come in alcuni dei più tradizionalisti cantoni svizzeri e in alcune delle più aristocratiche contee inglesi, esistono delle scuole esclusive, dei college ad altissimo livello, specializzati nell’educazione dei rampolli di famiglie danarose o nel preparare il debutto in società delle signorine di buona famiglia. Presso una di queste scuole, l’Ateneo di Alti Studi Berlusconiani di Villa Gernetto, ha frequentato il corso settennale Mariangela Fantozzi, figlia del rag. Ugo e della signora Pina, che sognavano per la loro adorata prole un futuro da ministro. A convincere Fantozzi a scegliere quella scuola per la propria figlia non erano stati i settecento grammi di carta patinata per mezzo dei quali l’istituto illustrava il Programma di Offerta Formativa, ma l’esergo, apposto di suo pugno da Silvio Berlusconi sulla prima pagina, sotto il titolo, che recitava testualmente: “Le regole sono necessarie per lo sviluppo della società civile: se non esistessero le regole, noi saremmo privati del dolce piacere di fregarcene”.
Il cursus onorum di Mariangela è stato strepitoso e in pochi anni ha soppiantato presso il grande cuore pulsante d’amore e d’affari di Comunione e Liberazione la figura del Celeste, la cui immagine si era progressivamente colorata in marroncino a seguito dello scoperchiamento di parecchi altarini nel campo degli affari sporchi della sanità lombarda.
Nei momenti di distensione, durante le rimpatriate con i vecchi amici dal tempo di Gioventù Studentesca, il ministro Mariangela ricorda le prime volte in cui quel buon uomo di Mario Monti riuniva i membri del governo e teneva loro una breve concione prima di iniziare una seduta del Consiglio.
“Signori ministri e signorine ministre, fate silenzio, per favore! Venite intorno al tavolo perché ho alcune cose da dirvi prima di iniziare i lavori. Vorrei per prima cosa dare il benvenuto a coloro che partecipano per la prima volta a queste riunioni. Abbiamo davanti a noi tanto tempo per conoscerci e vivere tante belle esperienze insieme. Non dovrebbe essere necessario, ma intendo ugualmente ricordarvi che da voi tutto il Paese si aspetta un rigoroso rispetto delle regole e che in caso di trasgressione il colpevole sarà espulso dal governo, rimandato a casa e gettato in pasto agli elettori inferociti.
Perciò vi invito ad attenervi alle regole di bon ton istituzionale che vigono in tutti i paesi di antica democrazia, e perché non ve ne dimentichiate vi ho preparato un promemoria che voi vi affretterete a ricopiare e a indirizzare ai dipendenti del vostro dicastero. Vedrete che rispettando queste facili regole otterremo il sospirato benessere dei nostri concittadini e la loro più grande stima e gratitudine”.

Con un accenno di sorriso il ministro Mariangela Fantozzi ripensa alla circolare normativa che aveva emanato, appena rientrata al proprio ministero, e che ricorda, con nostalgia e affetto, parola per parola: Articolo 4: “Regali, compensi e altre utilità”. Comma 2: “Il dipendente non accetta, per sé o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore”, ovvero “non superiore a 150 euro”.
“E già, – pensa Mariangela, – con la mia presenza e acquiescenza permetto che Incalza e Perotti si alzino i miliardi, facendo e disfacendo a loro piacere nel campo delle opere pubbliche, e io, per me, non posso accettare nemmeno un orologio da diecimila euro o una sistemazione per il figlio? Ma per chi mi hanno preso? Voglio vedere chi è capace di trovare una sola telefonata in cui dico: Senti, coso, mi fai questo favore?”
E mentre con linguaggio postribolare sfida il brigadiere che sta registrando le sue telefonate a trovare una sola parola che dimostri che sta usando la sua funzione pubblica per ottenere vantaggi personali, Mariangela medita sulle sue ultime conquiste filosofiche in fatto di morale berlusconiana: Sì, è vero, per un po’ si prova piacere ad infrangere le regole, a farsene beffe, a farne carta straccia, ma non può bastare, è troppo facile, sono capaci tutti, e dopo un certo tempo si prova solo noia.
Perciò bisogna andare oltre. E già vede stampato a lettere d’oro il principio solenne che sta alla base del neoberlusconismo.
“Il vero godimento, la quintessenza del piacere, il non plus ultra della libidine, si prova solo quando le regole che stai calpestando, stuprando, insozzando, sono quelle che tu stesso hai scritto, per gettare fumo negli occhi dei fessi che ti hanno votato”.

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