Pubblicato da: scudieroJons | marzo 9, 2015

Wir sind bereit

atene

La musica per “Le rovine d’Atene” fu scritta da Ludwig van Beethoven per inaugurare il nuovo teatro tedesco di Pest e celebrare Francesco I d’Austria.
La vicenda narra del risveglio di Atena dopo venti secoli di sonno inflitti da Zeus come punizione per non aver protetto Socrate. Fattasi accompagnare da Hermes ad Atene, la dea assiste allo spettacolo di desolazione della sua città, dove nei luoghi dell’antica fioritura delle arti si coltiva il riso e si raccolgono fichi, sotto il tallone dei barbari invasori turchi. Intristita, la dea vorrebbe andare a Roma, nella speranza che almeno là le arti siano ancora onorate, ma Hermes la informa che anche Roma è stata devastata dai barbari (e anche dai Barberini) e le propone di recarsi in riva al Danubio, dove un popolo nordico, erede e custode della civiltà greca, ha infuso nuova vita alle arti. A Pest, davanti a un popolo festoso, sta per iniziare il rito per l’innalzamento sugli altari di Melpomene e Talia, e il coro alternato dei sacerdoti e delle vestali (con i primi che ordinano e le seconde che eseguono) prelude all’arrivo delle Muse.

Adornate gli altari!   –   Essi sono stati decorati.
Spargete l’incenso!   –   Esso è stato sparso.
Cogliete altre rose!   –   Esse sono state raccolte.
Attendete la venuta!   –   Attendiamo l’arrivo.
Siate pronte!   –   Siamo pronte.

melpomenetalia

Anche negli scacchi avviene di tanto in tanto il fenomeno dell’apparizione della dea Caissa, la protettrice di questo gioco, sotto forma di un’idea strategica o di una combinazione tattica, e bisogna essere pronti in ogni momento, per non perdersi l’attimo dell’epifania.
La partita che segue inizia con la caccia ad un pedone bianco isolato da parte del nero, il quale, una volta ottenuto il predominio sulla linea verticale, si prepara a trasformarlo in predominio sulle linee orizzontali, per dominare il centro della scacchiera. Nel suo tentativo di contrastare questo piano, il bianco decide di impiegare anche i pedoni dell’arrocco, la guardia personale del re, e questo espone pericolosamente il re bianco alla possibilità di ricevere uno scacco, cioè la minaccia, di solito parabile, di un pezzo avversario. Il giocatore esperto non si affretta mai ad approfittare di questa opportunità, perché il risultato dello scacco, se non è unito ad un’altra minaccia, sarebbe nullo; perciò prende nota e attende con pazienza il momento opportuno, che puntualmente si presenta. La prima mossa di scacco intermedio (eseguita cioè, nell’ambito di una combinazione più lunga) serve per mettere in salvo la regina e per catturare un cavallo. Alla seconda occasione offerta dal bianco il nero sacrifica una torre, per catturare subito dopo la regina bianca, e questo mette fine alla tenzone.

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