Pubblicato da: scudieroJons | febbraio 25, 2015

La componente femminile

gloria

– Parliamoci francamente, Jons, mi stai chiedendo per caso di farti da mezzana?
– No, Anima mia, hai cap… mi sono espresso male, se è questo che hai capito. Tu devi solo andare da Anna Karenina e farle capire che sono interessato a lei.
– Mi sa invece che ho proprio capito bene. Anna Karenina hai detto? Quella di Tolstoj?
– Si, proprio lei.
– Ma non si era buttata sotto il treno?
– No, il romanzo ha le sue esigenze, ma in realtà le cose andarono in maniera diversa. Devi sapere che quel giorno c’era uno sciopero dei casellanti e i passaggi a livello rimanevano aperti. I macchinisti si dovevano fermare a ogni passaggio a livello, guardare a destra e a sinistra, e se non passava nessuna trojka e nessun tarantas potevano proseguire. E i ritardi si accumulavano.
– Capisco, ma avrà aspettato un’ora, due ore, anche quattro ore. Avrebbe aspettato il treno anche quarantott’ore se era proprio decisa a farla finita.
– Solo quarantott’ore di ritardo? Lo sai quanti passaggi a livello ci sono sulla transiberiana?
– Non ne ho idea e non lo voglio sapere. Ma sono passati centoquarant’anni, Jons, adesso sarà una tardona.
– Ma che dici? Se tu vedessi con quanta grazia si getta sopra la spalla la falda pendente della sciarpa, mentre mi guarda attraverso le lunghe ciglia con i suoi dolci occhi solo leggermente stracarichi di rimmel! E come ondeggia sensualmente la sua pelliccia quando cammina!
– Ah, porta la pelliccia? E già, se no che Anna Karenina sarebbe?
– Ha almeno tre pellicce diverse: un mantello di visone che indossa con un alto colbacco dello stesso pelo, un ampio cappotto di astrakan nero, lungo fino ai piedi, che abbina a un cappellino di zibellino, e un vaporoso giaccone di volpe argentata con cui si mette un cappello a cupola orlato di pelliccia a pelo lungo. La incontro specialmente il sabato, al supermercato o per le strade del centro. Ogni volta mi ferma per ringraziarmi.
– Allora vi conoscete? E che bisogno c’è del mio intervento?
– L’idea me l’ha suggerita Umberto Galimberti, il filosofo psicologo che scrive anche su D di Repubblica. Perché, vedi, il rapporto di conoscenza che ho stabilito con lei non è suscettibile di portare a sviluppi, diciamo così, intimi.
– Perché, come è nata questa conoscenza?
– Avevo notato che mette sempre la sua vetturetta in divieto di sosta, per andare in qualche negozio del centro; allora un giorno, approfittando che c’era un furgone che mi nascondeva alla vista dei passanti le ho infilato sotto il tergicristallo una finta multa che mi ero preparato. Poi mi sono messo ad aspettare. Quando è tornata ha visto il foglio bianco e verdino, l’ha preso, e leggendo la cifra ne è rimasta sconvolta; e intanto io mi avvicinavo, come se passassi di lì per caso.
Quando sono stato a un passo da lei mi sono fermato e ho iniziato una filippica contro i tutori dell’ordine che invece di difendere i cittadini da mendicanti, ladri e omosessuali, impiegano il loro tempo pagato con i soldi dei contribuenti ad appioppare multe agli onesti cittadini che con i loro acquisti in centro tengono in vita l’asfittica economia della zona. Lei mi guardava e annuiva, e si vedeva che il groppo in gola le impediva di parlare. Allora le ho preso delicatamente dalle mani (Permette, Signora?) il malefico foglio e ho finto di scrutarlo con attenzione. Poi ho esclamato: Ma questo vigile lo conosco, è amico mio! Adesso mi sente. Ho preso il cellulare e ho chiamato il mio amico più fidato: Ciao, Angelo, come stai? E dopo un po’ di altri convenevoli gli ho buttato lì: Senti, Angelo, ti devo chiedere un favore. Poco fa hai fatto inavvertitamente la multa alla macchina di una mia cara amica. Era andata in farmacia per prendere un farmaco salvavita per il suo vecchio padre malato. E’ rimasta dentro giusto cinque minuti e proprio in quel momento sei passato tu. Non potresti…? Ci vuoi parlare? Te la passo? Mentre la signora faceva segno: No! No! Ci parli lei! Le dico di venire al comando che annulli la multa? No? Ah, Signora, l’agente dice che se ci va lei potrebbe essere vista da qualche mascalzone che potrebbe denunciarla per tentativo di corruzione. Allora sai che faccio? Te la porto io la multa, così la riattacchi alla matrice e l’annulli. Ciao, ci vediamo tra un quarto d’ora. Ciao.
Anna Karenina era visibilmente sollevata e mi guardava con occhi riconoscenti. Poi quando l’ho rivista le ho confermato che era andato tutto a posto, e da allora ogni volta che la incontro mi ringrazia. Ma io non voglio essere ringraziato come se fossi un santo taumaturgo. Voglio invitarla a prendere un tè in una teeria, ma non ne sono capace. Solo a pronunciare la parola tè mi vengono i brividi, e la semplice idea che un locale pubblico si possa chiamare “teeria” mi spaventa. Metterci piede neanche a parlarne: ho un decoro da mantenere. L’ideale sarebbe che fosse lei a invitarmi a casa sua, a prendere il tè, o qualcosa di più consono alla mia personalità. Voglio scendere dal piedistallo, voglio togliermi l’armatura del guerriero, voglio mostrare anch’io la mia vulnerabilità, come consigliano gli esperti di seduzione.
– E pensi che se ci vado a parlare io potresti ottenere quello che speri?
– Ma certo, è proprio così! Lo dice chiaramente Galimberti. Ecco l’articolo di sabato scorso. Senti qua: “Perché è vero che la donna è più corpo del maschio (così vuole la natura che l’ha incaricata della generazione), ma il corpo per lei non è limitato agli organi sessuali, com’è nella percezione maschile spaventosamente limitata. Per le donne il corpo è un tramite per dispiegare orizzonti di interiorità che, dischiusi (nel caso non si siano già adeguate al modello maschile), generano sensibilità, arte, scrittura, e in generale tutto ciò che siamo abituati a chiamare “anima”.
Per entrare in comunicazione con loro è tuttavia necessario che gli uomini scoprano la propria anima, la loro parte femminile, che spesso non hanno o tendono a nascondere il più possibile, fino a perderne le tracce. E questo accade perché il modello maschile diffuso è quello dell’uomo tutto d’un pezzo, anche se è con quell’altro pezzo, quello rimosso, che si può entrare in relazione col mondo femminile.
L’altro pezzo non è la dolcezza melensa o lo sdilinquimento ridicolo, ma la capacità di ascoltare le narrazioni femminili, con la sensibilità di chi va oltre la narrazione stessa, per catturare quanto di allusivo c’è in quella narrazione, quanto di non detto c’è, nel racconto, che vuole essere scoperto e compreso. Solo dopo è possibile fondersi nei giochi d’amore, che rilanciano altri racconti.
La comunicazione è questa, ma ci vuole una grande capacità di ascolto e una curiosità di scoprire quel che la donna cela e nell’immediato non appare. Per raggiungere questo paesaggio d’incanto occorre che il maschio rinunci a celebrare il suo io, pensando ingenuamente di far colpo sulla donna, e si disponga all’ascolto, non tanto di quel che la donna dice, quanto di ciò che lascia intravedere e intendere col suo dire. Ne siamo all’altezza?”
Hai capito, Anima mia, quali orizzonti di interiorità, quali tesori d’arte, quali paesaggi d’incanto mi perdo se non intervieni tu? Senza parlare della possibilità di fondersi nei giochi d’amore che…
– Ah, lo sapevo!  Tu pensi ai giochi d’amore! Ecco quello che cerchi! Altro che arte, incanto, poesia! Te la vuoi portare a letto! Tu non sai nemmeno come si fa ad ascoltare una donna. Galimberti ti ha fotografato: tu vuoi solo continuare a celebrare il tuo io ipertrofico!
– Adesso non esagerare. Già Galimberti è stato troppo severo con noi uomini, ma dire di me che ho un’io ipertrofico…
– Sì, l’ho detto e lo ripeto: il tuo io ipertrofico! IO I-PER-TRO-FI-CO!
– Aò, e mo come la mettiamo? Qua c’è qualcuna che cerca rogne!
– Jons, chi è questa specie di armadio a due ante che mi sta guardando male?
– Faccio le presentazioni: Anima, questo è Ego, il mio ego; Ego, questa è Anima, la nostra componente femminile, che ci darà una mano per quella faccenda che sai. Perciò bisogna trattarla con gentilezza. Hai finito di fare il lavoro di potenziamento che ti avevo assegnato? Sì? Allora adesso aumenta il carico sul bilanciere e fa’ un’altra serie completa di esercizi. Dobbiamo essere in forma questo sabato.

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Responses

  1. e quando si incontrano un ego che ama un’anima le cose si mettono bene…

    • …e per riuscire ad amare un ego dev’essere proprio un’anima buona.
      Ciao : )


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