Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 18, 2014

Una favola – 4

accavallino

Tornato al palazzo del dragone il principe entrò di nascosto e trovò l’imperatrice in lacrime. Quando si furono incontrati, cominciarono subito a cercare il modo per fuggire. Il principe disse all’imperatrice: “Quando tornerà il drago, chiedigli da chi ha comprato quel cavallo, e poi dimmelo, in modo che io possa procurarmi un cavallo egualmente veloce per fuggire.” Dopo averle chiesto questo uscì, per evitare che il drago al suo ritorno lo trovasse. Quando il drago arrivò, l’imperatrice iniziò a lusingarlo, e gli disse: “Come è veloce il tuo cavallo! Da chi lo hai comprato? Ti prego, dimmelo!” Egli rispose: “Dove l’ho avuto, nessuno può fare acquisti. Su una certa collina vive una vecchia che ha dodici cavalli nella sua scuderia, tutti possenti in modo tale che non si sa quale è meglio di un altro. Uno di loro è in un angolo, e questo a guardarlo sembra il più magro; ma lui è il migliore di tutti, ed è il fratello di quello che ho io: questo potrebbe volare verso il cielo. Chi cercherà di ottenere un cavallo dalla vecchia deve stare al suo servizio per tre giorni. La vecchia ha una cavalla con un puledro; chi custodisce la cavalla con successo per tre giorni, a lui la vecchia darà la scelta di uno dei suoi cavalli, quello che desidera. Chi si impegna a custodire la cavalla, e non riesce a tenerla per tre giorni e tre notti, perde la vita”. L’indomani il drago andò via, e il principe ritornò. L’imperatrice gli riferì quello che aveva detto il drago. Poi il principe partì e andò alla collina dove abitava la vecchia. Quando entrò nella sua casa, le disse: “Buon giorno, nonna!” La vecchia rispose: “Il Signore ti dia la prosperità, figlio mio! Che cosa ti porta qui?” Egli rispose: “Vorrei entrare al vostro servizio.” La vecchia disse: “Molto bene, figlio mio. Ho una cavalla con un puledro. Se me la custodisci per tre giorni, ti darò uno di questi dodici cavalli da portarti via, quello che sceglierai; ma se non riuscirai a tenerla per tre giorni, mi prenderò la tua testa.” Poi lei lo condusse nel cortile. Nel cortile c’era una fila di pali infissi nel terreno, e su ognuno di essi c’era una testa umana; solo uno era ancora vacante, e questo palo gridava continuamente: “Vecchia, dammi una testa!” Quando la vecchia gli ebbe mostrato tutto, gli disse: “Sappi che tutti questi valorosi si erano impegnati a custodire la cavalla e il puledro, ma non ci sono riusciti.” Ma il principe non era in alcun modo spaventato. Nel pomeriggio montò in groppa alla cavalla e galoppò per pianure e per colline, e il puledro galoppava dietro di loro. Continuò così fino a mezzanotte, fino a che il sonno si insinuò in lui, e si addormentò, abbracciato al collo della cavalla. Quando si svegliò, all’alba, le sue braccia erano intorno ad un tronco al posto della cavalla, ma aveva tenuto la cavezza in mano. Quando si rese conto del pericolo che correva, il poveretto fu stordito dal terrore, e cominciò a cercarla; e mentre la stava cercando, giunse vicino a uno specchio d’acqua, e quando vide l’acqua, si ricordò del pesciolino, spiegò il fazzoletto, ne tirò fuori le scaglie e le strofinò tra le dita. Subito il pesciolino saltò fuori dall’acqua, e stava davanti a lui. “Qual è il problema, fratello mio?” gli chiese il pesce. Lui rispose: “La cavalla della vecchia è sfuggita alla mia sorveglianza, e non so dove sia.” Il pesce gli disse: “E’ qui, in mezzo a noi; si è trasformata in un pesce, e il suo puledro in un pesciolino; ma tu batti la cavezza sull’acqua e chiamala: “Op op, cavalla della vecchia!!!” Il principe batté l’acqua con la cavezza, e gridò: “Op op, cavalla della vecchia !!!” E subito la cavalla da pesce si trasformò di nuovo in cavalla, e in un attimo era sulla riva dello stagno davanti a lui. Il principe le mise la cavezza e dopo essere montato in sella, trottando e galoppando tornò alla casa della vecchia. Quando questa lo vide gli diede la sua cena, ma mentre riportava la cavalla nella stalla, la rimproverò, e le disse: “Ti avevo detto di nasconderti tra i pesci, buona a nulla!” La cavalla le rispose: “Sono andata tra i pesci, ma loro gli hanno detto di me, perché sono suoi amici.” La vecchia disse: “Domani vai tra le volpi.” Il secondo giorno il principe montò in groppa alla cavalla e galoppò per pianure e per colline, e il puledro galoppava dietro. Così fino a mezzanotte. Quando il sonno lo vinse, si addormentò sulla groppa della cavalla. All’alba, quando si svegliò, le sue braccia erano intorno ad un tronco, ma aveva tenuto la cavezza in mano. Quando si accorse di questo, corse di nuovo a cercarla. Mentre la stava cercando, gli tornò in mente quello che la vecchia aveva detto alla cavalla mentre la stava conducendo nella stalla. Poi scartò i peli della volpe dal fazzoletto, li strofinò tra le dita, e la volpe subito saltò fuori dai cespugli davanti a lui. “Che cosa c’è, fratello mio?” Egli rispose: “La cavalla della vecchia è scappata.” La volpe disse: “E’ venuta in mezzo a noi; è diventata una volpe, e il puledro una volpicina. Ma tu frusta il terreno con la cavezza, e grida: “Op op, cavalla della vecchia!!!” Il principe battè in terra con la cavezza e la chiamò, e la cavalla balzò davanti a lui. Poi la prese e le rimise la cavezza, montò, e cavalcando ritornò alla casa della vecchia.
Quando ebbe riportato a casa la cavalla, la vecchia gli diede la sua cena, e mentre conduceva la cavalla nella stalla, le disse: “Ti avevo detto di andare tra le volpi, buona a nulla!” La cavalla rispose: “Io ero in mezzo a loro, ma le volpi sono amiche sue, e gli hanno detto di me.” La vecchia disse: “Domani stattene tra i corvi.” Il terzo giorno il principe montò di nuovo la cavalla, e galoppò per pianure e per colline, e il puledro galoppava dietro. Così fino a mezzanotte. Verso mezzanotte gli venne un gran sonno, e si addormentò, e quando si svegliò, all’alba, non c’era più la cavalla; ma le sue braccia erano intorno ad un tronco, e gli era rimasta la cavezza in mano. Appena ebbe percepito il pericolo, si precipitò di nuovo a cercare la cavalla, e mentre stava cercando, gli tornò in mente quello che la vecchia aveva detto il giorno prima, quando rimproverava la cavalla. Tirò fuori il fazzoletto ed estrasse le piume del corvo, le strofinò tra le dita, e in un lampo il corvo era davanti a lui. “Che cosa c’è, fratello mio?” Il principe gli rispose: “La cavalla della vecchia è fuggita, e non so dove sia.” Il corvo rispose: “Eccola, in mezzo a noi; è diventata un corvo, e il puledro è un giovane corvo. Ma agita la cavezza in aria, e grida: “Op op, cavalla della vecchia!!!” Il principe roteò la cavezza in aria, e gridò: “Op op, cavalla della vecchia!!!” e la cavalla da corvo si ritrasformò in cavalla, e apparve davanti a lui. Il principe le rimise la cavezza montò in sella, e prese il galoppo, e il puledro seguiva dietro, diretti alla casa della vecchia. La vecchia gli diede la sua cena, prese la cavalla e la condusse nella stalla, e le disse: “Tra i corvi, ti avevo detto, buona a nulla, canaglia.” La cavalla le rispose: “Io ero andata in mezzo ai corvi, ma sono suoi amici, e gli hanno detto di me.” Poi, quando la vecchia tornò da lui, il principe disse: “Bene, nonna, ho servito onestamente; ora vi chiedo di darmi quello che abbiamo concordato.” La vecchia rispose: “Figlio mio, ciò che viene concordato deve essere dato. Qui ci sono dodici cavalli: guardali uno per uno e scegli quello che ti piace.” Egli rispose: “Perché dovrei mettermi a scegliere? Dammi quello che si è messo in quell’angolo; mi sembra adatto a me.” Allora la vecchia cercò di dissuaderlo: “Perchè sceglierne uno tanto magro quando ce ne sono così tanti migliori?” Ma il principe era irremovibile e insisteva: “Dammi quello che ho chiesto, perché tale era il nostro accordo.” La vecchia di malavoglia fu costretta a dargli quello che aveva chiesto. Il principe montò, e disse “Addio, nonna!” “Addio, figlio mio!” Quando fu al riparo di un bosco, il principe strigliò e spazzolò il cavallo, che brillava come l’oro. In seguito, quando rimontò in sella e partì a briglia sciolta, il cavallo volava, volava come un uccello, e in un batter d’occhio arrivò al palazzo del drago. Appena atterrato nel cortile, gridò all’imperatrice di prepararsi per il volo. Lei non se lo fece ripetere, perché era sempre pronta, perciò entrambi montarono a cavallo e partirono. Non avevano iniziato il volo da troppo tempo quando il drago ritornò al palazzo, e si guardò intorno. Nessuna traccia dell’imperatrice. Allora disse al suo cavallo: “Dovremmo mangiare e bere, o dobbiamo inseguirli?” “Mangiare o non mangiare, bere o non bere, inseguire o non inseguire,” rispose il cavallo, “ma non lo li prenderemo.” Quando il drago sentì queste parole, montò subito a cavallo, e iniziò l’inseguimento. Quando il principe e l’imperatrice si accorsero che il drago li inseguiva, erano terrorizzati, e incitarono il loro cavallo ad andare più in fretta, ma il cavallo rispose loro: “Non temete; non c’è bisogno di affrettarsi.” Il drago arrivò al gran galoppo, e il suo cavallo chiamò quello che portava il principe e l’imperatrice: “Dio ti benedica, fratello, aspettami! Ho consumato tutto il mio fiato per inseguirti.” L’altro rispose: “Di chi è la colpa, se sei così stupido da portare quello spettro sulla schiena? Dai una sgroppata, e gettalo a terra, e poi seguimi.” Quando il cavallo del drago sentì queste parole, fece una capriola gettando la testa in basso e i suoi quarti posteriori in alto, e mandò il drago a fracassarsi contro una roccia. Il drago finì ridotto a brandelli, e il suo cavallo raggiunse il principe e l’imperatrice. L’imperatrice lo prese per la briglia e montò in sella, poi ripresero a galoppare e arrivarono sani e salvi nei domini dell’imperatrice, e regnarono saggiamente e felicemente finché vissero.

FINE

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