Pubblicato da: scudieroJons | novembre 2, 2014

Fondata sul lavoro

landini

Nell’editoriale di oggi su Repubblica, Eugenio Scalfari scrive:
“Ho scritto più d’una volta nelle scorse settimane che abolire l’articolo 18 come il governo si propone di fare ritenendolo della massima importanza per il nostro prestigio a Bruxelles, non interessa invece né gli altri Stati dell’Unione né il Parlamento di Strasburgo né la Germania. Che l’articolo 18 esista oppure no è un fattore del tutto irrilevante per quanto riguarda la politica estera e il prestigio italiano in Europa. Così scrivevo ma mi rendo conto che sbagliavo. Ed infatti: “Ai sensi dell’articolo 30 della Carta dei diritti, ogni lavoratore e quindi anche quelli extracomunitari ha diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato e incompatibile al diritto dell’Ue e alle legislazioni e prassi nazionali”. Pertanto dell’articolo 18 il governo e addirittura il Parlamento italiano non possono decidere alcun provvedimento perché la legislazione europea fa premio su quelle nazionali di ciascun Paese, sempre che ovviamente i Parlamenti nazionali abbiano approvato e ratificato le disposizioni europee, ciò che da tempo è ovunque avvenuto. È strano che neppure la Cgil e la Fiom, che portano avanti combattendo a mani nude la loro battaglia, ricordino l’articolo 30 della Carta europea; basterebbe invocarla per bloccare qualunque provvedimento nazionale in merito. Ed è altrettanto strano che neppure l’opposizione interna del Pd richiami quelle disposizioni di Bruxelles.”
In giornata, invece, Maurizio Landini della FIOM è stato da Lucia Annunziata e ha dichiarato:
“Su Renzi ho cambiato idea quando ho capito che lui scelse le politiche di Confindustria e di seguire quello che gli chiedeva l’Ue. Quando incontrai Renzi, parlammo di articolo 18. Lui mi disse che l’Europa premeva su di lui e io gli dissi che se avesse toccato l’articolo 18 avrebbe aperto la strada per un conflitto nel Paese.”
Come si spiega questa apparente contraddizione? L’Europa ci chiede o no di cambiare le norme di tutela dei diritti dei lavoratori? E non corre troppo Scalfari a cospargersi il capo di cenere?
Per capire meglio andiamo a leggere cosa dice l’articolo 30 della CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UNIONE EUROPEA.
Articolo 30
Tutela in caso di licenziamento ingiustificato.
Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali.
Dice proprio cosi: “legislazioni e prassi nazionali.” Perciò ogni paese è libero di regolare la materia secondo le proprie esigenze.
Allora è tutto chiaro: ci sono paesi dove le libertà democratiche sono più consolidate, dove il mercato del lavoro non è alterato da fenomeni di corruzione, padrinaggio politico, infiltrazioni di criminalità organizzata, e il malcostume del licenziamento discriminatorio non raggiunge la drammaticità che potrebbe raggiungere in Italia, specialmente in alcune zone. In quei fortunati paesi la legislazione nazionale può essere costituita da regole più snelle, e per i casi accertati di discriminazione prevedere solo un adeguato indennizzo al lavoratore. Forse i rappresentanti politici di quei paesi davvero premono sul nostro governo, perché vorrebbero che l’Italia avesse una legislazione identica alla loro.
Ma noi siamo in Italia, e abbiamo il discutibile privilegio di avere una classe politica italiana e una classe imprenditoriale anch’essa italiana, e perciò faremmo bene a non transigere sulla necessità di mantenere il reintegro nel posto di lavoro, a seguito di una sentenza del giudice.
L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è perfettamente in linea con le norme europee, e non c’è nessuna necessità di cambiarlo.
C’è anche una ragione istituzionale: la COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
comincia così:
ART.1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Non sull’indennizzo.

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