Pubblicato da: scudieroJons | ottobre 24, 2014

Soffocamento e zugzwang

ercoleanteo

Accade spesso durante una partita a scacchi che l’avversario si richiuda in una difesa ermetica e non offra alcuno spiraglio per portare a compimento un attacco. In questi casi la soluzione migliore è di assecondare questa tendenza fino a stringere l’avversario in un abbraccio soffocante, privandolo a poco a poco di ogni piccolo spazio di manovra. Sarà lui successivamente, preoccupato delle possibili conseguenze della ristrettezza di spazio, a cercare di alleggerire la pressione con dei cambi. Si possono accettare tranquillamente, a condizione che rimangano inalterate le condizioni che rendono inferiore la posizione dei suoi pedoni, come per esempio la presenza di un pedone arretrato che non può essere spinto senza essere catturato.
Quando rimangono in gioco solo le torri si può facilmente demolire l’ala interessata in modo da mettere allo scoperto le debolezze. In questa occasione il nero, cercando di mettere in salvo il pedone arretrato, lo spinge di due caselle, affiancandolo al pedone bianco in quinta traversa. Ma il tentativo di salvataggio fallisce perché il regolamento consente di prendere, solo alla mossa immediatamente successiva, il pedone come se fosse avanzato di una sola casa.  Questo tipo di cattura, che può avvenire solo tra pedoni, si dice “en passant” o “al varco”.
Tolti dalla scacchiera il pedone preso al varco e quello che lo aveva catturato, la lotta si sposta attorno al pedone nero isolato, ultimo baluardo di difesa che impedisce ai pedoni bianchi di avanzare perso la promozione a regina. In casi come questo si realizza una particolare situazione di gioco: i pedoni sono bloccati o non possono essere spinti perché sarebbero catturati, e l’unico pezzo che ancora riesce a muoversi è il re, in un movimento pendolare tra due case che gli consente di rimanere accanto al pedone per difenderlo. Fino a quando, per il progressivo restringersi dello spazio di manovra, anche questo residuo movimento non è più possibile. Questa condizione, frequente nei finali, ma che a volte può verificarsi anche nel centro di partita, viene definita “zugzwang” termine tedesco per indicare lo spiacevole obbligo di muovere e abbandonare una posizione sicura per un’altra in cui ci saranno delle perdite inevitabili. Il poeta e scacchista ha descritto questa condizione tecnica che è anche un sentimento dell’animo.

Zugzwang

di Luis Ignacio Helguera

Il bianco è in zugzwang:
non può fare altro che spostare il re
da una casa all’altra
in attesa di terribili manovre
contro il suo arrocco assediato:
calci di mosca nella ragnatela.
Sono anch’io in zugzwang:
posso muovermi solo
da una stanza all’altra
aspettando cattive notizie
ineluttabili
come il lento calar della notte.

Poiché una lunga lotta di soffocamento, simile a quella con cui Ercole ebbe finalmente ragione di Anteo, non è spettacolare come altre sue fatiche, è stato necessario trovare per gli scacchi una colonna sonora particolarmente vivace e orecchiabile.

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