Pubblicato da: scudieroJons | luglio 31, 2014

Inconvenienti della simmetria

In natura e nell’arte, e anche nei prodotti della tecnologia, la simmetria è uno dei pilastri della bellezza. Ma negli scacchi la disposizione simmetrica dei pezzi dei due schieramenti, in particolar modo dei pedoni, produce il risultato di avviare le partite verso una scialba parità. Durante il gioco accade a volte che per espressa intenzione di uno dei giocatori, oppure involontariamente, solo perché i due giocatori hanno la stessa concezione del gioco, lo stesso stile, e la stessa (mancanza di) fantasia, i pezzi vengono disposti, spostati e scambiati in modo da arrivare a una posizione simmetrica, quasi speculare. In questi casi se anche la dea Caissa non è venuta a infondere l’ispirazione, l’accettazione del pareggio è inevitabile.

Nella partita che segue, oltre alle strutture dei pedoni simmetriche c’è anche la presenza di alfieri che si muovono su caselle di colore opposto e questo elemento è sicuro indizio di una imminente patta. In questi casi il giocatore dovrebbe prendere atto dello stato delle cose e limitarsi a consolidare la sua posizione con prudenti mosse difensive, mettendo in sicurezza soprattutto i pedoni. Però al momento di decidere se mettere al sicuro l’ultimo pedone, quello non protetto, oggetto di un attacco del nero, al bianco arriva il messaggino dall’Elicona con l’ispirazione. Nella pratica ci si domanda: può essere conveniente lasciare che il nero catturi un pedone marginale se per farlo deve cedere il controllo di una casa che può servire per iniziare un attacco che porterà allo scacco matto? Bisogna essere sicuri sul risultato dell’attacco perché altrimenti, in caso di fallimento, nel finale la mancanza di quel pedone si farà sentire. Naturalmente il nero che è un giocatore di pari forza sta facendo le stesse considerazioni e arriva a un risultato opposto, e prende il pedone. Non aveva considerato, ecco l’errore, che la torre arrivando in ottava traversa dà scacco, e il re nero è costretto a muoversi, perdendo un tempo, e quando la donna bianca si proietta sulla colonna aperta, per andare all’appuntamento con la torre, non c’è più tempo per correre ai ripari.

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