Pubblicato da: scudieroJons | luglio 29, 2014

La belle voyageuse – 2

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Carmelina nel giardino di Monet

Da alcuni minuti la maestra Carmelina Scannapieco stava offrendo a Jean una dimostrazione delle capacità multitasking del proprio cervello. Mentre guidava e contemporaneamente rovistava nella borsa alla ricerca degli oggetti più disparati, di tanto in tanto gesticolava all’indirizzo degli altri automobilisti. Tutto questo era possibile grazie al lavoro del suo centro di controllo motorio. Intanto la sua area di Broca stava illustrando al suo compagno di viaggio con dovizia di particolari le prime mete del loro viaggio:  “Andremo prima a Giverny, a visitare la casa e il giardino di Monet. Sono anni che desidero farlo.” Nello stesso momento il suo lobo temporale destro elaborava le immagini che erano prima apparse in forma  sintetica sul display del navigatore. Nel cervello di Jean, paralizzato dalla paura, l’unico segno di vita era dato dal cavalluccio marino che nuotava disperatamente in un mare di adrenalina aggrappato a una mandorla. “Poi andremo a Les Andelys, dove mi hanno detto che ci sono delle rovine di una bellezza maestosa. Mi stai ascoltando, Jons? Che te ne pare?”
Jean non fece in tempo a rispondere quando improvvisamente Carmelina accostò a destra e fermò il camper, suscitando l’ennesimo coro di clakson.
“Guida tu, Jons, io devo andare dietro, mi è venuto in mente che devo fare una cosa!”
E saltando agilmente al di sopra dello schienale si trovò nel vano del camper.
Qualche momento dopo, mentre Jean guidava rilassato nel disciplinato traffico dell’autostrada, sentì provenire dal vano del camper alte grida ed esclamazioni disperate.
“Che succede, Madame? Qualche problema?”
“Non è un problema, è una tragedia! Volevo indossare il mio vestito lungo a fiori con le balze, perché è il più adatto da indossare per visitare il giardino di Monet, ma adesso che l’ho tolto dalla valigia mi accorgo che è tutto spiegazzato. E io non mi sono nemmeno portata il ferro da stiro!”
“Ma ce l’ho io! E’ nel mobiletto a fianco della cucina.”
La maestra non seppe resistere all’impulso di gettare le braccia al collo di Jean, al di sopra dello schienale del sedile, e di baciarlo sulla guancia.
“Sei un tesoro, Jons! Grazie!”
“Vous êtes très gentile, Madame!”
Mezz’ora dopo Carmelina e Jean facevano il loro ingresso nella casa museo di Monet e assieme ad una torma di turisti visitarono i vari ambienti, ammirando le numerose raccolte che erano esposte. Poi passarono al museo dell’Impressionismo poco distante e infine arrivarono al giardino.

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Seguita a un passo di distanza da Jean, Carmelina Scannapieco lo percorse in lungo e in largo, fermandosi ogni tanto ad ammirare estasiata la tavolozza dei colori che la natura e il genio di Monet avevano predisposto, e nei punti in cui la bellezza del luogo raggiungeva il grado superlativo emetteva degli ooh! di ammirazione. Giunsero infine allo stagno delle ninfee e lì la maestra rimase letteralmente incantata. Rimase lungamente, appoggiata alla balaustra, a guardare la distesa di acqua e vegetazione, con un’espressione sognante sul volto. Jean se ne stava rispettosamente un passo discosto.

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All’improvviso Carmelina fu colpita da un particolare che in un primo momento non aveva notato: sulle rive dello stagno, appoggiati alla balaustra, seduti sulle panchine,  accanto a un’altalena, distesi sull’erba, c’erano decine di coppie di innamorati, teneramente abbracciati, che si baciavano.
“Se fossi venuta assieme a Jons adesso lui mi avrebbe stretta a sé e mi avrebbe baciata…”  Pensò Carmelina, che si stava pentendo di essere partita senza dire niente a Jons. Mentre pensava questo, la maestra non aveva parlato, ma il suo collo, le sue labbra, tutto il suo corpo, avevano eseguito alcuni piccoli movimenti languidi che solo un occhio molto attento avrebbe potuto percepire. Subito dopo Carmelina si sentì stringere in vita da un braccio che la avvolse con forza e la fece ruotare e aderire strettamente a un corpo virile, mentre una mano possente ma delicata le sollevava il viso verso un volto d’uomo sorridente che lentamente scendeva su di lei. Prima che Carmelina chiudesse gli occhi fissò lungamente gli occhi dell’uomo che la guardavano amorevolmente. Le loro bocche si unirono lentamente e le loro labbra si dischiusero per compiere e per consentire una reciproca invasione. Le loro lingue rimasero a scambiarsi carezze per alcuni minuti. Le gambe di Carmelina avevano ceduto, e solo la forza del braccio che la sosteneva le impediva di cadere.
Quando la maestra Scannapieco riaprì gli occhi  e le sue gambe ritornarono a sostenerla, si trovò faccia a faccia con Jons il quale ancora la sorreggeva e le sorrideva. Sembrava che volesse aggiungere parole d’amore a quanto si erano detto i loro corpi, ma per alcuni lunghissimi istanti non parlò.
Alla fine fece un passo indietro: “Se Madame non ha altri ordini, – disse –  andrei a mettere in moto il camper.” E senza aspettare la risposta si allontanò verso l’uscita.
“Eh, bisogna capirlo! – diceva tra sé Carmelina mentre seguiva Jean verso l’uscita – è ancora arrabbiato perchè sono partita senza dirgli nemmeno dove andavo. In questi casi non c’è niente da fare. E’ un testardo. Devo solo aspettare che gli passi.”
Mentre Jean guidava in direzione di Les Andelys, Carmelina, senza farsi notare, lo osservava per cercare di scrutare il suo umore. Alla fine si decise a rompere il silenzio: “Ho visto un cartello, Jons, che diceva che proseguendo in questa direzione si arriva all’ Etang des Deux Amants. Che strano, romantico nome!”
“Vicino alla città di Pitres – la informò Jean – ci sono ampie zone di acque basse, un vero paradiso faunistico. Prendono il nome da un’antica leggenda che narra di due innamorati.”
“Me la racconti? Sono curiosa!”
“Quando questa regione ancora non era chiamata Normandia, ma aveva l’antico nome di Neustria, un re fece costruire la città di Pitres e la fece capitale del suo regno. Questo re aveva una figlia, bellissima e virtuosa, che era la sua unica consolazione da quando la regina era morta nel darla alla luce. Quando la principessa fu in età da marito il re non prendeva nessuna iniziativa per darla in sposa a qualcuno dei numerosi pretendenti che da tutta la Francia venivano a chiederla, e per questo fatto il popolo che voleva vedere assicurata la successione cominciava a diventare scontento.
Allora il re emanò un editto in cui si diceva che la principessa sarebbe andata in sposa al pretendente che fosse riuscito a superare una difficile prova: doveva salire, portando la principessa in braccio, e senza mai posarla per riposare, fino alla cima della montagna, passando per il lato rivolto verso gli stagni”
“E’ una montagna molto alta?”
“No, è solo una collina, ma il lato rivolto verso gli stagni è ripido, e anche una persona senza pesi addosso farebbe fatica a fare l’ascensione. Infatti tra quelli che ci provarono la maggior parte si dovette fermare a un terzo della salita, e solo un paio tra i più vigorosi riuscì ad arrivare a metà, ma anche loro dovettero desistere. Faccio notare a Madame che per visitare Les Andelys rischiamo di fare tardi per il pranzo. Propongo di acquistare nella prossima città un adeguato quantitativo di cibarie per portarcele sul sito archeologico. Sul camper c’è un’attrezzatura completa per picnic.”
Nella rotisserie che visitarono la maestra indicò ai commessi numerosi arrosti, intingoli, contorni, tranci di torte salate, e mentre Jean regolava il conto con la carta dell’albergo Carmelina uscì dal negozio per visitare il mercatino che era all’esterno.
Esposta su una bancarella del mercatino, Carmelina notò una scacchiera con i pezzi degli scacchi.

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“Speriamo che Jons non li veda, – pensò subito la maestra – perché se si accorge che i pezzi sono disposti a casaccio, quello è il tipo che si mette a inveire contro il padrone della bancarella. E se quello non accetta di mettere correttamente i pezzi gli rompe pure la scacchiera in testa. Meglio allungare il passo.”
Troppo tardi. Jons si era fermato e guardava fissamente gli oggetti esposti. Carmelina con apprensione gli chiese: “Cosa guardi, Jons?”
“Quel caleidoscopio, lì, in fondo, quello vicino alla scacchiera. Quand’ero bambino ne avrei voluto uno. Forse ci torno e mi faccio un regalo.”
“E della scacchiera? – insinuò la maestra – Che te ne pare?”  “Così così. – rispose Jean –  Ne avevo anch’io una come quella, ma chissà dove sarà finita.”
E riprese a camminare con il sacchetto delle cibarie.
“Non è lui! Non è lui! – pensò Carmelina mentre lo seguiva con la morte nel cuore – Non gli interessano gli scacchi! Non è Jons! Questa è la prova regina. Mi sono lasciata baciare da un perfetto sconosciuto! Povera me! Come sono sfortunata!”
Dopo alcune decine di minuti, mentre pranzavano all’ombra di un albero su un poggio con vista sui maestosi ruderi dello Chateau Gaillard, che domina una stretta ansa della Senna, Jean, sollecitato dalla maestra, riprese il suo racconto.

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“C’era un giovane, figlio di un nobile del circondario, che non aveva ancora l’età per essere cavaliere, e che per l’amicizia dei loro genitori si incontrava spesso con la principessa. Per bellezza e nobiltà d’animo superava tutti gli altri. Un giorno le rivelò il suo amore e le disse che avrebbe chiesto di sostenere la prova.”
“Ma come farai? Tu sei troppo giovane. – gli diceva la principessa – Non ce la puoi fare a portarmi su per l’erta. Devi aspettare di diventare più robusto.”
Ma il giovane era impaziente, e allora la principessa, visto che non riusciva a dissuaderlo, si propose di aiutarlo, e gli disse: “Devi metterti in viaggio. Devi andare a Salerno. Da molti anni là vive una mia parente che è diventata esperta di erbe e radici medicinali. Ti darò una lettera da portarle e lei ci aiuterà. Con la virtù della sua arte medica, con i filtri ricavati da erbe e radici miracolose ti farà avere grande forza…”
“Lo manda a Salerno? – interloquì Carmelina – Ho capito bene?”
“Sì, Madame. Nella leggenda si parla proprio di Salerno. Non saprei dirle la ragione.”
“Ma la so io. Ai tempi della leggenda la Scuola Medica Salernitana era famosa in tutto il mondo, perché era depositaria della scienza medica delle varie tradizioni dell’antichità, quella greca, l’ebraica, l’araba e la tradizione latina e monastica. E tra i medici più famosi c’erano anche delle donne. Vai avanti, Jons!”

(continua)

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