Pubblicato da: scudieroJons | luglio 22, 2014

La belle voyageuse – 1

volvo

Un camper per Carmelina
Alle ore 09.30 il TGV si fermò nella Gare de Lyon; le sue porte si aprirono e ne discese la maestra Carmelina Scannapieco. Nonostante le molte ore di viaggio si sentiva riposata e soddisfatta di essere a Parigi. Aveva tutte le intenzioni di gustare fino in fondo la vacanza che si era concessa dopo molti anni per rivedere la Normandia e la Bretagna. Era anche particolarmente contenta del taglio della sua nuova camicetta a fiori che metteva in risalto il suo seno prosperoso senza farlo apparire eccessivo, e dell’effetto dei suoi amati pantaloni in jeans elasticizzato che fasciavano morbidamente le sue curve dimostrando al mondo intero che non c’erano chili di troppo.
Camminava con passo spedito su un paio di morbidi sandali dal tacco alto, e trascinava allegramente il voluminoso bagaglio; di tanto in tanto scuoteva la massa dei neri capelli per farli accarezzare dalla leggera brezza parigina.
Giunta al parcheggio dei taxi dove sapeva che avrebbe trovato la macchina inviatale dall’hotel, la sua sorpresa fu enorme.
“Jons! Che ci fai qua?”
In effetti a fianco di un camper con l’insegna leonina dell’Hotel le Conquérant c’era Jons, o almeno un tizio che gli assomigliava moltissimo. Vestiva l’uniforme nera con alamari dorati e con lo stemma dell’albergo, con camicia bianca e cravatta nera. Portava il berretto rigido con visiera e i guanti bianchi.
“Pardon, Madame, je n’ai pas compris” disse il tizio, e siccome Carmelina per la sorpresa non riusciva a dire niente, continuò “Je suis le chauffeur-guide de l’hotel et j’apporte cette lettre pour Madame Scannapieco. S’il vous plaît, êtes-vous?”
“Oui” rispose Carmelina con un filo di voce. Prese la busta e l’aprì. La lettera, su carta intestata dell’hotel, era del direttore, monsieur Ethelred Malavisé, che si rammaricava di essere immobilizzato nel suo letto di dolore e di non poter ricevere adeguatamente la sua cara amica Carmelina. La informava che l’hotel era inagibile per un cedimento delle strutture più antiche e che tutti i clienti erano stati smistati negli altri alberghi della città di Caen. Purtroppo non c’erano più posti disponibili e pregava Carmelina di prendere alloggio in un’altra città, a sua scelta. Jean Le Normand, l’autista che le aveva inviato, avrebbe provveduto a saldare il conto con il nuovo albergo. E i maggiori costi sarebbero stati tutti a carico dell’hotel le Conquérant che era coperto da apposita assicurazione. La pregava di accettare le sue scuse e aggiungeva che in caso di sua insoddisfazione per il cambio di programma lo stesso autista era autorizzato a rimborsarle l’anticipo che aveva pagato all’atto della prenotazione e a farle il biglietto per il ritorno in Italia.
“Non ci penso nemmeno!” disse tra sé la maestra, che intanto andava riavendosi dalla sorpresa. Poi rivolgendosi all’autista “Senti, Jons, ma che è successo?”
“Mi chiamo Jean, Madame. – rispose il similJons – Come voi ben sapete l’hotel è costituito da due parti: la prima è l’antica casa normanna in cui soggiornò Guglielmo il Bastardo, quello che poi divenne il Conquistatore. Attaccata a quella vecchia ala c’è la nuova, ampia e moderna, che è stata costruita dopo la GMII. Nella vecchia ala, rimasta intatta nei secoli, c’è ancora la camera con il letto a baldacchino dove Guglielmo amoreggiava con le sue amanti. I turisti si prenotano con anni di anticipo per passare una notte in quella camera. Ebbene, la notte scorsa è accaduta una tremenda disgrazia: una delle grandi travi che sostengono il pavimento della stanza ha ceduto e il letto è crollato sul piano di sotto”.
“Eccerto! – commentò Carmelina – dai e dai anche i bastardi alla fine crollano”. E intanto osservava attentamente il suo interlocutore. Era identico a Jons, salvo che aveva la barba più lunga e i capelli più corti, e qua e là si vedevano riflessi ramati. Siccome l’uomo aveva i guanti bianchi non poteva vederne le mani, dalle quali avrebbe forse potuto capire se era Jons.
“Monsieur Malavisé che era nel suo ufficio per la contabilità è stato investito dal crollo ed ora ha una gamba fratturata – continuava Jean – Si rammarica di non essere potuto venire ad accoglierla personalmente e ha avuto la bontà di affidare a me questo gradevole incarico. Se deciderà di accettare l’offerta del direttore accompagnerò Madame a prendere alloggio nella città che preferisce e ogni giorno verrò a prenderla per condurla a compiere la visita delle località che sono elencate nel programma. Oggi la limousine era indisponibile e sono venuto con il camper, ma da domani avremo una vettura adeguata. Per tutta la durata del soggiorno sarò a vostra completa disposizione.”
“Senti, Jons…”
“Jean, Madame, s’il vous plait. Je m’appelle Jean”.
“Sentimi bene Jons, se tu devi essere a mia completa disposizione ti chiamo come voglio io. Adesso andiamo in qualche posto dove si mangia, che ho un poco di appetito. E appena puoi fai sparire quella divisa e vestiti in modo meno formale”
“Oui Madame, – rispose Jean caricando la valigia sul camper – come Madame desidera”.
Mentre Jean guidava, Carmelina, seduta sul sedile a fianco, sfoderò la sua voce più seducente per cominciare a risolvere  quel mistero.
“Sai che parli bene l’italiano, per essere un francese?”
“Non, Madame! Je suis normand, fier et conquérant. Sono stato un mese in Italia e sono imparato a parlare”.
“E ho imparato a parlare!”
“Vous aussi, Madame? Anche voi?”
Dentro di sè la maestra Scannapieco era furente: aveva la certezza quasi assoluta che quello fosse Jons. Lo stesso Jons diceva sempre che lui era normanno, perciò tutti gli indizi concordavano. Ma siccome non aveva ancora le prove per smascherarlo decise di rimandare la sua sfuriata.
Dopo un breve tragitto Jean fermò il camper davanti a una patisserie, accompagnò Carmelina a un tavolino e si allontanò verso il bancone. Tornò con un vassoio carico di pasticcini e croissant e il bricco del caffè.
“Prego, Madame. E’ tutto sul conto dell’hotel. Col vostro permesso vado sul camper a cambiarmi d’abito”.
Mentre le labbra, i denti, la lingua e il palato di Carmelina saggiavano e certificavano i numerosi strati di fragranza dei croissant, il grado di squisitezza delle religieuses e degli éclairs au chocolat, la sublime armonia di sapori del trancio di mille-feuille e di Saint-Honoré, il suo cervello lavorava febbrilmente. Quando nel vassoio non fu rimasta nemmeno una briciola, anche la sua decisione era stata presa.
La comunicò a Jean appena lo rivide. Era un Jean-in-jeans, con stivaletti di cuoio e camicia a quadri. Se ne stava impalato di fianco al camper con la portiera dal lato del passeggero aperta. Carmelina andò decisa al lato guida, aprì la portiera e si sedette al volante.
“Approvo il cambio di programma, ma facciamo a modo mio. Niente alberghi e niente viaggi a vuoto avanti e indietro. Non voglio la limousine, ci teniamo il camper, così possiamo fare i giri che vogliamo e visitare località e monumenti dalla mattina presto alla sera tardi.”
“Ma, Madame, c’est pas possible! Il camper è troppo piccolo per due.”
“In effetti questo trabiccolo mi era parso un po’ piccolo, però vedo che all’interno è attrezzato con tutte le comodità.”
“E’ anche una macchina formidabile, si arrampica dappertutto. La uso per le missioni di servizio. Parva sed apta mihi.”
“Questo è Jons! – pensò la maestra Scannapieco – Non perde mai il vizio di fare le citazioni colte.”
E poi, a Jean “E non hai per caso una tenda, qualcosa per gli ospiti occasionali?”
“Oui, Madame. Nel bagagliaio c’è una piccola tenda dome da due posti, e i sacchi a pelo.”
“Perfetto! – esclamò piena di felicità Carmelina – Così mentre io mi arrangio con l’unico divano letto matrimoniale del camper tu potrai dormire comodamente fuori, nella tenda. Non sembra anche a te la soluzione migliore? Sono sicura che monsieur Malavisé approverà.”
“Oui, Madame, ho capito – rispose mestamente Jean – Mentre Madame dorme saporitamente dentro il camper, j’attend dans la tente”.
“Adesso sono sicura che è lui! – esultò dentro di sé Carmelina Scannapieco – Solo lui sa fare questi giochi di parole così cretini. Ma non è ancora venuto il momento di strappargli la maschera; mi voglio prima divertire un po’.”
“Ascoltami bene, Jons.Viaggeremo anche di notte, se occorre. Voglio andare a Bayeux e a Lisieux, a Sant Lo e a Saint Malo, a Mont Saint Michel e a Saint Pol de Leon. E tu sarai il mio automedonte. Eh, Jons? Che te ne pare?”.
“Non, non, Madame, s’il vous plait. Non so cosa significhi automedonte ma se è una cosa disonesta io non la faccio.”
“Non è lui! Purtroppo non è lui! – pensò tristemente la maestra – Jons è troppo presuntuoso per fingere di non aver capito un riferimento mitologico”.
“Vabbè, è ora di muoverci! Dammi le chiavi, Jons, adesso guido io.”
Mentre uscivano da Parigi, seguendo le indicazioni del navigatore, Jean guardò con la coda dell’occhio il viso di Carmelina e vi scorse dipinta la beatitudine più assoluta. Ne fu rinfrancato, perché era stato educato alla costante ricerca della completa soddisfazione del cliente.
Non poteva sapere che la maestra in quel momento stava già pregustando il piacere che avrebbe provato quando, tra alcuni giorni, avrebbe fatto manovra e parcheggiato il camper sull’estremo limite della Pointe des Renards, a Le Conquet, sulla scogliera a picco sull’Oceano Atlantico.

(continua)

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