Pubblicato da: scudieroJons | luglio 4, 2014

Tancredi Falconeri, ventuno anni, gggiovane

Sul Venerdì di Repubblica di oggi Michele Serra risponde con ira a stento trattenuta a un lettore che lo aveva gratificato del titolo poco onorifico di “alfiere e aedo del renzismo”. Dopo aver premesso che aedo del renzismo “lo dica a sua sorella”, si fa obbligo di precisare che il principe di Salina, non è, come comunemente si crede, il nume tutelare dei voltagabbana e degli opportunisti. “Quanto al Gattopardo – scrive Serra – sia così cortese da rileggerlo lei. Si renderà conto che il povero principe di Salina non è affatto il protagonista del trasformismo. Ne è il dolente, rassegnato osservatore. E’ il testimone della irriformabilità del potere…”.  Perciò, a quanto pare, Matteo Renzi, accusato dal lettore di latente trasformismo che rasenta il gattopardismo, si ispira probabilmente a un modello che ama rimanere avvolto nel mistero.
Però nemmeno Serra ci ha detto quale personaggio del romanzo pronuncia quella frase obbrobriosa che è diventata il marchio di fabbrica dell’eterno trasformismo italiano. Forse non se lo ricordava, o forse non ha voluto infierire.
Già, ma allora chi è nel romanzo il vero teorico, l’enunciatore della prima legge del gattopardismo?
Questo brano tratto dal Gattopardo di Tomasi di Lampedusa ci fornirà la risposta:


gatorenzi
La mattina dopo il sole illuminò il Principe rinfrancato. Aveva preso il caffè ed in veste da camera rossa fiorata di nero, si radeva dinanzi allo specchietto. Bendicò poggiava il testone pesante sulla sua pantofola. Mentre si radeva la guancia destra, vide nello specchio, dietro la sua, la faccia di un giovanotto, un volto magro, distinto, con un’espressione di timorosa beffa.
Non si voltò, e continuò a radersi.
– Tancredi, cosa hai combinato la notte scorsa?
– Buongiorno, zio. Cosa ho combinato? Niente di niente: sono stato con gli amici. Una notte santa. Non come certe conoscenze mie che sono state a divertirsi a Palermo.
Il Principe si applicò a radere bene quel tratto di pelle difficoltoso fra labbro e mento.
La voce leggermente nasale del nipote portava una tale carica di brio giovanile che era impossibile arrabbiarsi; sorprendersi, però, poteva forse esser lecito. Si voltò e con l’asciugamano sotto il mento guardò il nipote. Era in tenuta da caccia, giubba attillata e gambaletti alti.
– E chi erano queste conoscenze, si può sapere?
– Tu, zione, tu. Ti ho visto con questi occhi, al posto di blocco di villa Airoldi, mentre parlavi col sergente. Belle cose, alla tua età! e in compagnia di un reverendissimo! I ruderi libertini!
Era davvero troppo insolente. Credeva di poter permettersi tutto. Attraverso le strette fessure delle palpebre gli occhi azzurro-torbido, gli occhi di sua madre, i suoi stessi occhi lo fissavano ridenti. Il Principe si sentí offeso: questo qui veramente non sapeva a che punto fermarsi, ma non aveva l’animo di rimproverarlo; del resto aveva ragione lui.
– Ma perché sei vestito cosí? Cosa c’è? Un ballo in maschera di mattina?
Il ragazzo era diventato serio: il suo volto triangolare assunse una inaspettata espressione virile.
– Parto, zione, parto fra un’ora. Sono venuto a dirti addio.
Il povero Salina si sentí stringere il cuore. – Un duello?
– Un grande duello, zio. Un duello con Franceschiello Dio Guardi. Vado nelle montagne a Ficuzza; non lo dire a nessuno, soprattutto non a Paolo. Si preparano grandi cose, zio, ed io non voglio restare a casa. Dove del resto mi acchiapperebbero subito se vi restassi.
Il Principe ebbe una delle sue solite visioni improvvise: una scena crudele di guerriglia, schioppettate nei boschi, ed il suo Tancredi per terra, sbudellato come quel disgraziato soldato.
– Sei pazzo, figlio mio. Andare a mettersi con quella gente. Sono tutti mafiosi e imbroglioni. Un Falconeri dev’essere con noi, per il Re.
Gli occhi ripresero a sorridere. Per il Re, certo, ma per quale Re? Il ragazzo ebbe uno di quei suoi accessi di serietà che lo rendevano impenetrabile e caro.
– Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica. Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi. Mi sono spiegato?

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