Pubblicato da: scudieroJons | giugno 29, 2014

La favorita

nudo

La grande amarezza per l’eliminazione della nazionale di calcio, il cambio di fuso orario, il cambio di emisfero, i due trasbordi con relative affannose ricerche del bagaglio avevano fiaccato lo spirito e il corpo di Jons quando l’aereo finalmente atterrò all’aeroporto di San Paolo.
Riaccendendo il cellulare Jons trovò un messaggio di Carmelina: Spiacente non poter venire aeroporto emissario sultano ti accompagnerà nel resort dove aspettiamo per prima partita. Poco dopo al terminal arrivi Jons vide un valletto in livrea che mostrava un cartello con la scritta: Mr Jons. Durante il breve viaggio in limousine il valletto spiegò a Jons che il sultano non desiderava vedere ospiti vestiti all’occidentale e che perciò nell’alloggio che gli era stato assegnato avrebbe trovato abiti di foggia orientale, e lui lo avrebbe aiutato a sceglierne uno. Superato il controllo delle guardie armate al cancello d’ingresso, Jons fu condotto al suo alloggio, nella foresteria, e gli fu mostrato il ricco guardaroba che gli era stato riservato. Siccome Carmelina non rispondeva al telefono, Jons fece una doccia e si accorse che l’eccitazione che gli dava l’idea di indossare sontuosi abiti esotici gli aveva fatto sparire come d’incanto il sonno da jet lag. Si vestì cercando di ricordare come era vestito Chiomadoro, un eroe della sua infanzia, e in breve tempo, con l’aiuto di una giubba damascata, stivali istoriati e di un turbante piumato, guardandosi nello specchio si vide trasformato in un autentico Principe del Sogno. Impaziente di iniziare la sua sfida a scacchi con il campione del sultano, Jons attraverò il parco e raggiunse il corpo principale del resort dove alloggiava il sultano con tutto il suo seguito di mogli, concubine, odalische e guardie del corpo. Tutti quelli che incontrava sul suo cammino si profondevano in riverenze e inchini. Come era solito fare quando si trovava in un ambiente sconosciuto, Jons non chiese indicazioni, perché si fidava ciecamente del suo istinto che lo avrebbe guidato infallibilmente verso la meta. Anche se a volte si perdeva. E infatti poco dopo Jons si trovò a vagare per ambienti vasti e deserti, che mostravano una ricchezza e una magnificenza mai viste. Incantevoli giochi d’acqua, opere d’arte di abbagliante bellezza, gemme sfavillanti che ornavano oggetti d’oro e d’argento, uccelli esotici dalle piume splendenti e dal canto armonioso, rigogliose fioriere che spandevano olezzi paradisiaci. Incantato da tutto quello che vedeva Jons arrivò a pensare: Ah, se fosse possibile vivere sempre in un luogo come questo! L’istinto, non si sa quanto volontariamente, aveva condotto Jons ad una porta: Jons l’aprì e vide che era l’ingresso di una piccola sala. Al centro di questa un servo stava spalmando olio profumato sul corpo di una donna distesa su un divano, e che sembrava dormisse. Tutto l’insieme, il corpo nudo della donna, l’intenso profumo dell’olio, suggerivano a Jons che era arrivato alla sua meta.
– Forse è la favorita del sultano. – pensò Jons. E l’idea improvvisa lo travolse con un’intensa emozione. Rimase per lunghi minuti ad osservare silenziosamentre la scena, quando uno squillo sommesso ruppe il silenzio incantato. Il servo rispose con deferenza al telefono e poi, deposta l’ampolla su uno sgabello, uscì in fretta da un’altra porta. Anche a distanza Jons riusciva a vedere che l’ampolla d’oro riproduceva fedelmente l’ampia curva dei fianchi della donna, come se fosse stata fatta a misura per lei. Si avvicinò e raccolse l’ampolla, versandosi alcune gocce di olio profumato sulle dita, e in pochi secondi fu proiettato in un tempo passato, su una spiaggia inondata di sole, accoccolato sulla sabbia e intento a distribuire con dita tremanti l’olio solare sulla pelle dorata di una bagnante in bikini succinto.
Gli sembrava di sentire sotto le dita il contatto di quella carne soda e vellutata, quando un leggero tintinnio alle sue spalle lo fece riscuotere e in quel momento si scoprì intento a carezzare le morbide membra della bella dormiente.
Si voltò di scatto e vide che un’odalisca, vestita solo di un reggiseno di due misure più piccolo del necessario, di un ampio paio di pantaloni di tessuto iridescente e trasparente, e di un’infinità di gioielli, pendagli, medagliette e sonaglini che ad ogni passo emettevano un meraviglioso tintinnio, si stava avvicinando a grandi passi. Portava il velo, ma gli occhi erano inconfondibili.
– Carmelina! – gridò Jons.
– Jons! – gridò la maestra Scannapieco.
La donna distesa si era svegliata e si voltò.
– Assuntina! – gridò Jons.
– Jons! – gridò Assuntina, perché era proprio lei, la maestra precaria che si faceva massaggiare prima di presentarsi dal sultano.
– Assuntina! – gridò la signora Scannapieco con un’intonazione di rimprovero nella voce, come per dire: dopo vent’anni ti ho beccata ancora una volta a fare la civetta.
– Carmelina! – gridò la maestra precaria con tono dimesso, come se dicesse: non è colpa mia, stavo dormendo.
– Basta così, per favore. – intervenne Jons, – Mi volete spiegare cosa sta succedendo? E qualcuna mi indica la strada per andare dove mi aspettano per la partita a scacchi?
Durante il percorso Carmelina informò Jons delle condizioni dettate dal sultano per la sfida a scacchi. Si sarebbe giocato al meglio delle sei partite, ed era stato deciso di giocare in consultazione: il sultano avrebbe aiutato as-Suli e Carmelina avrebbe aiutato Jons.
Poi la maestra Scannapieco si fece coraggio e rese la sua confessione: – Senti, Jons, io ho deciso che voglio rimanere qui. Ho provato a proporre al sultano di annullare la sfida, ma ha rifiutato, perché ci tiene a vincermi agli scacchi. Allora mi devi fare un piacere, devi perdere, così mi fai rimanere qui. Per ora faccio l’odalisca, poi col tempo chissà… potrei anche diventare la favorita del sultano.
– Ma che stai dicendo, Carmelina? Ma ti pare che questo sia un posto dove poter vivere?
– Perché, a te non è mai venuto il desiderio di vivere in un posto incantato come questo? Senza problemi, senza preoccupazioni?
– Mai!!! – gridò Jons, mentendo spudoratamente. – E a me non ci pensi? E ai tuoi alunni? Cosa diremo a settembre a quei cari piccini?
– Non lo so, non voglio sapere più niente, sono stanca di tutti i problemi che mi date. Voglio stare un poco sola con me stessa, per capire cosa voglio fare veramente.
Assuntina scuoteva la testa in silenzio.
Omaggiato il sultano e salutato il suo avversario as-Suli, Jons si concentrò sul gioco degli scacchi.
Turbato dall’imprevedibile cambiamento della maestra, Jons decise di prendere tempo, e giocò con il massimo della prudenza, riuscendo facilmente a pareggiare la prima partita. Fu aiutato in questo anche dal fatto che il sultano si intrometteva prepotentemente nel gioco di as-Suli rendendolo caotico e poco efficace. Dall’altra parte Carmelina cercava di disturbare il gioco di Jons dandogli suggerimenti sbagliati, allo scopo dichiarato di farlo perdere.
Nei giorni successivi, durante il poco tempo che aveva a disposizione durante la partita, Jons provò inutilmente a far recedere Carmelina dal suo proposito, e per non contrariarla limitò al massimo le proprie iniziative sulla scacchiera, pilotando tutte le partite verso noiose patte. Questo faceva aumentare il nervosismo del sultano, il quale invadeva ancor più pesantemente l’area di competenza di as-Suli; quest’ultimo si stava palesando come uno sbiadito emulo del suo celebre antenato.
Durante le notti insonni passate nella foresteria Jons pensava a come avrebbe potuto fare per far cambiare idea alla maestra, ma si convinceva sempre di più che per lui era un’impresa impossibile.
Erano arrivati all’ultima partita, e Carmelina, seduta alla scacchiera accanto a lui, era trionfante.
– Sempre il tuo solito gioco noioso, Jons. E’ questo tutto quello che sai fare? Manda i tuoi pedoni all’attacco, vediamo che succede.
– Lo so già che succederebbe, grazie; se seguissi il tuo consiglio sarei distrutto in cinque minuti.
Mentre stavano giocando un messaggio video arrivò sull’ipad della maestra Scannapieco, che sussultò vedendo il mittente, e iniziò subito a guardare il videomessaggio.
Si vedevano tutti gli alunni della classe della maestra, schierati al centro dell’aula. A turno uno di essi con un foglio in mano si avvicinava al pc e di fronte alla webcam iniziava a leggere.
– Cara maestra Carmelina, ci hanno detto che l’anno prossimo non tornerai a scuola con noi, perché sei andata ad abitare in un paese delle mille e una notte, e lì non dovrai più sgolarti perché non ci sono bambini terribili come noi.
– Cara maestra Carmelina, non ti preoccupare per noi, perché abbiamo una supplente veramente brava, che va sempre d’accordo col preside e rispetta tutte le circolari e perciò non ci abbraccia e non ci bacia mai, anche se a noi piacerebbe essere baciati qualche volta.
– Cara maestra Carmelina, anch’io voglio fare come te, e quando sarò grande voglio studiare, prendere una laurea e poi venire dove stai tu a fare l’odalisca.
– Cara maestra Carmelina, ci hanno detto che dove stai adesso ci sono le fontane che buttano aranciata e cocacola aggratis. Ma se ce lo dicevi prima la cocacola e l’aranciata te la portavamo noi.
– Cara maestra Carmelina, ….
La signora Scannapieco piangeva mentre guardava le facce meste dei suoi alunni e ascoltava i messaggi, e le lacrime avevano creato una pozza sullo schermo dell’ipad.
Quando il messaggio fu terminato Carmelina aveva preso la sua decisione e si rivolse a Jons: – A che punto siamo? Stiamo vincendo o stiamo perdendo? Guarda che dobbiamo vincere! Non voglio rimanere qua.
– Ho giocato la solita partita attendista, siamo in un equilibrio quasi perfetto.
– Allora come mai i nostri pezzi sono ripartiti su tre linee, mentre i suoi si prendono le altre cinque?


– Questo è solo uno degli elementi per giudicare una posizione. Comunque è vero che il nero ha assunto l’iniziativa. Noi cercheremo di contenerlo e poi lo colpiremo nei suoi punti deboli.
– E come si riconosce un punto debole?
– Vedi per esempio quell’alfiere? E’ stato spostato per fare spazio alla torre, e adesso non è difeso da nessun pezzo o pedone. Se ci riesce di attaccarlo ce lo mangiamo gratis.
– E allora perchè invece attacchi il cavallo?
– Perché quel cavallo si è venuto a trovare proprio sulla traiettoria che il nostro alfiere deve seguire per catturare l’alfiere avversario; noi attacchiamo il cavallo, lo costringiamo a muoversi, e l’alfiere finisce allo scoperto.
– Ma adesso l’alfiere ha mangiato il nostro, cosa ci abbiamo guadagnato?
– Ci abbiamo guadagnato il cavallo, che si è sacrificato per un pedone. Adesso abbiamo un pezzo in più.
– Allora abbiamo vinto?
– Non ancora, perché il nero si è creato un pedone passato, e se riesce a portarlo alla promozione fa una nuova regina e vince lui.
– Che aspetti, allora? Perché non distruggiamo il pedone?
– Stai tranquilla, il pedone è bloccato. Però adesso dobbiamo pensare all’attacco di pedoni che il nero sta portando sul lato destro, dove c’è il nostro re.
– Ma non possiamo mandare avanti i nostri pedoncini e fare tante regine nuove?
– Poi il re rimarrebbe scoperto e ci sarebbe il rischio di prendere lo scacco matto. Adesso invece approfittando del fatto che il re nero è senza difensori ci proviamo noi, prima con la regina, e adesso col cavallo.
– E’ scacco matto? Abbiamo vinto?
– Non ancora. Il nero può evitare lo scacco matto mangiando il nostro cavallo e noi ci mangiamo la regina. Vediamo cosa decide di fare as-Suli.
Il campione del sultano gli stava facendo segno che doveva allontanarsi per qualche minuto, indicando qualcosa al basso ventre; prese congedo dal sultano e uscì dalla sala.
Rimasero ad aspettarlo per cinque minuti, poi dieci, e intanto l’orologio del nero ticchettava e il suo tempo si consumava. Impaziente il sultano mandò uno dei valletti a cercare as-Suli, ma dopo due minuti il valletto tornò tutto agitato. Si gettò ai piedi del sultano e riferì, come ci spiegò Assuntina che riusciva a capire la lingua, che as-Suli era uscito dal resort e nessuno sapeva dove fosse andato.
La rabbia del sultano esplose con violenza e si riversò sul povero valletto e sulla scacchiera, che spazzò via con una manata. Carmelina, Assuntina e Jons furono buttati fuori dal resort, dopo che ebbero restituito i loro vestiti orientali e indossato i loro vecchi abiti occidentali. Un taxi li portò all’aeroporto e dopo poche ore erano in volo per tornare in Italia.
Alcuni giorni dopo, su una spiaggia bianchissima, davanti a un mare azzurro.
– Cosa ti è rimasta di quell’esperienza, Carmelì?
– Un brutto ricordo! Mamma mia, che paura se ci penso! E a te, Jons?
– E’ stata un’esperienza che mi ha… arricchito.
E mentre diceva queste parole, il sultano Jons versò le ultime gocce di olio aromatizzato dall’ampolla d’oro sul palmo della mano, per irrorarne le spalle tornite, i fianchi giunonici, i seni opulenti della sua odalisca favorita, la maestra Carmelina Scannapieco.

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