Pubblicato da: scudieroJons | giugno 23, 2014

L’odalisca

odalisca

Il telefono squillò mentre Jons era nel tunnel dell’autolavaggio, e quel suono sgradevole lo colse alla sprovvista, facendolo sussultare. Da quando gli avevano completamente rinnovato l’angusto, buio, cigolante, claustrofobico ascensore che lo portava al suo ufficio, mettendo al suo posto un moderno, accogliente, luminoso ascensore che declinava anche il numero dei piani con voce flautata, c’era rimasto solo l’autolavaggio a fargli provare quel leggero brivido di paura che ormai mancava da così tanto tempo dalla sua vita orribilmente pianificata e ordinata. Il suono inaspettato del telefono ingigantì quella sensazione di angoscia.
– Pronto.
– Ciao, Jons, sono Carmelina. Come stai? Dove sei?
– Sto bene, grazie. Sono nel tunnel. E tu? Dove sei stata tutti questi giorni? Sei sparita senza dire niente.
– Sono a San Paolo, è per questo che ti chiamo. Prima non potevo dire niente, ero legata da una promessa di riservatezza. Sei in autostrada? Che è questo frastuono?
– Sono in macchina, nel tunnel dell’autolavaggio. Aveva appena iniziato a funzionare quando mi hai chiamato. Per i prossimi due minuti non potrò uscire.
– Hai portato a lavare la macchina? Che è successo? Ti senti bene? Ti sei misurato la temperatura? e la pressione?
– Per favore non fare dello spirito e dimmi perché mi chiami dal San Paolo.
– Non ho detto dal San Paolo, ma da San Paolo, in Brasile. Mi sono aggregata a una comitiva di tifosi che seguono la nazionale, ma la mia missione è un’altra: devo contattare e poi riportare a casa Assuntina, la mia collega precaria. Te la ricordi? Ti ricordi che vent’anni fa andavamo al mare insieme?
Chi se la poteva scordare Assuntina, pensò Jons. Era quella maestra che aveva un culo che quando camminava sembrava che parlasse. Ma a una vera signora come Carmelina Scannapieco non poteva rivolgersi con un linguaggio così irriguardoso.
– Forse, – rispose Jons fingendo esitazione – ma solo vagamente…
– Come?! Vagamente? Ma se quella volta che le hai spalmato l’olio solare sei rimasto un tempo infinito a massaggiarle…
– Per favore, non insistere. Se non me la ricordo che ci posso fare?
– Stai perdendo la memoria? Come farai a giocare a scacchi? Devi mangiare più pesce, per il fosforo.
– E va bene! Me la ricordo benissimo! E’ quella che ha un culo spettacolare. Anche i cinque polpastrelli della mia mano se la ricordano perfettamente, e…
– Lo sapevo già che sei un lussurioso. Quando torno facciamo i conti. Adesso ti spiego perché ti ho chiamato. Alcuni anni fa Assuntina, per pagare il debito che il fidanzato aveva con un usuraio, si è lasciata vendere a un sultano che passava da Napoli e l’aveva notata, e da allora fa l’odalisca nell’harem di questo sultano.


– Sempre meglio che fare la maestra precaria.
– Non essere volgare. Adesso però è pentita, è disperata, e mi ha chiesto aiuto. Vuole riscattarsi e tornare a casa, e si è rivolta a me perché la liberi. In questo momento si trova anche lei in Brasile, con tutte le mogli del sultano e le altre odalische, perché il sultano è appassionato di calcio e segue i mondiali. Ho provato a parlare col sultano, per il riscatto, ma ci vogliono un sacco di soldi. Allora ho avuto un’idea. Jons, mi stai seguendo?
– Sì, ti ascolto, ma aspetta un momento che il lavaggio è finito e devo mettere in moto per lasciare libero il tunnel.
Rispetto alle altre volte l’uscita dal tunnel non aveva prodotto il benefico effetto di liberazione dalle angosce, che anzi sembravano aumentate, e Jons ne conosceva anche la causa: la terrificante prospettiva dell’idea che la maestra Scannapieco stava per comunicargli.
– Adesso sono fuori, ho parcheggiato, dimmi pure.
– Ce la giochiamo a scacchi! Ti piace l’idea che ho avuto?
– Come? come? Spiegati meglio.
– Ma sai che veramente a volte mi stupisci per come sei tardo di comprendonio, ragazzo mio. Ho saputo che il sultano ha le stesse tue passioni: le donne, il calcio e gli scacchi. Allora l’ho sfidato. Facciamo una partita a scacchi contro il sultano, e se vinciamo ci prendiamo Assuntina e ce la portiamo via. E’ semplice!
– E… se… perdiamo?
– In quel caso rimango anch’io a fare l’odalisca. Ho già firmato il contratto. Ma tanto non succederà: tu vinci di sicuro.
– Ah, e dovrei giocare contro il sultano? Si può fare. Spero che non sia troppo bravo.
– No, non gioca lui direttamente. Ha scelto il suo campione, come io ho scelto te. Mi ha detto anche il nome. Aspetta che cerco dove l’ho segnato. Ah, eccolo qua. Ha un nome lunghissimo, ma il sultano lo ha chiamato as-Suli.
– Per caso il nome completo è Abu-Bakr Muhammad ben Yahya as-Suli?
– Sììììììì! E’ proprio così! Come fai a saperlo?
– Perché as-Suli è stato un famoso giocatore di scacchi del X secolo, quando gli Arabi erano i campioni indiscussi degli scacchi. Che strano caso di omonimia.
– No-no, non è omonimia, me lo ha detto il sultano: discende in linea retta da quell’ as-Suli che dici tu. Era bravo?
– Mi chiedi se era bravo? E’ rimasto proverbiale per secoli, e se si voleva fare un complimento a qualcuno si diceva: giochi a scacchi come as-Suli.
– E vabbè, ma tu sei più bravo, lo batterai sicuramente.
– Senti Carmelì, ma perché Assuntina non si infila un cappotto e ve la squagliate e vi presentate all’ambasciata italiana e noi veniamo a prendervi lì?
– E come facciamo? Ci sono gli eunuchi che non perdono di vista un attimo le donne. Lo sai cosa sono gli eunuchi, Jons, o vuoi che te lo spieghi? ma almeno stai attento che non mi voglio spolmonare per niente.
– Lo so cosa sono. E che ci vuole? Gli date un pizzicotto e quelli si mettono a frignare e voi ve la filate.
– Lo sapevo che non avevi capito niente. Questi sono dei pezzi di marcantonio. Sono in pratica dei body-guard superpalestrati.
– E hanno anche la scimitarra?
– No, hanno la pistola.
– Senti, Carmelina, se dovesse andare male, questo sultano, è almeno una brava persona? è un bell’uomo? A volte la vita del serraglio è preferibile a un collegio dei docenti.
Jons, per alleggerirsi il peso della responsabilità, sperava che la maestra gli rispondesse con le parole della descrizione del califfo Vathek, di Beckford: La sua figura era gradevole e maestosa…
– E’ brutto, corto, storto, antipatico, e per questo voglio fare tutto il possibile per portarmi via Assuntina. Allora, Jons, ci vediamo a San Paolo?
– Aspetta, dammi il tempo di organizzarmi: devo vedere… devo preparare… devo programmare…
– E io lo sapevo che avresti detto così, perciò ho già provveduto. Ti ho mandato una mail con la prenotazione da Linate, domani sera, dopo la partita, e il volo da Heathrow per Rio. Non mi ringraziare, ho usato la tua American Express. L’avevo presa in prestito, tanto tu non l’adoperi mai.

(continua)

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