Pubblicato da: scudieroJons | maggio 11, 2014

L’attore e i suoi fans

attore

Nella sua risposta su D di Repubblica (Wojtila: anche i santi sbagliano) alla lettera di un lettore che si domandava se è ancora possibile criticare l’operato di un papa recentemente santificato, il filosofo Umberto Galimberti risponde:

«Le sue perplessità circa la santificazione di Giovanni Paolo II erano, per motivi diversi, condivise anche dal cardinal Martini […] Da parte mia posso solo aggiungere che nonostante l’esposizione mediatica e i frequenti bagni di folla, Giovanni Paolo II fu un papa medioevale che non capì quasi nulla della modernità. Subordinando come voleva Tommaso d’Aquino, la ragione alla fede, dimostrò una sfiducia radicale nell’uomo, che non sarebbe in grado di governare se stesso se non attraverso la tutela della fede. Una fede assunta come “verità assoluta”, rendendo di fatto impossibile un dialogo con le altre fedi.
Con questa premessa, l’ecumenismo con le altre religioni tanto ostentato si risolveva in un rapporto di buona educazione. In ambito morale Wojtyla mantenne una rigidità dottrinale in ordine ai problemi connessi alla contraccezione (che avrebbe potuto contrastare l’epidemia di AIDS in Africa), all’aborto, alle fecondazione artificiale, al fine vita, al divorzio, mascherando questa intransigenza e intolleranza con la promozione di una religione delle emozioni, che mobilitava i cuori nella devozione di Padre Pio, della Madonna di Fatima, dei miracoli, dei segni del cielo, alimentando in questo modo l’aspetto più scadente della fede religiosa.
Avverso alla teologia della liberazione dell’America latina, che si batteva per il riscatto dei poveri, non esitò a sostenere l’Opus Dei di cui santificò il fondatore. Sul piano politico, dopo aver dedicato i primi due anni alla causa polacca, non esitò ad apparire sul balcone col dittatore cileno Pinochet. E a beatificare il cardinale Stepinac, che pur essendone a conoscenza non disse una parola sui campi di concentramento in Croazia in cui erano rinchiusi i comunisti della Serbia. Dopo la dissoluzione della Jugoslavia non esitò a promuovere, con Khol, il riconoscimento dei due Paesi cattolici Slovenia e Croazia, senza riconoscere il Paese ortodosso, e forse comunista, che era la Serbia. Scelte di campo che, a mio parere, non si addicono propriamente a un Pastore universale. E tutto ciò sia detto con rispetto, ma anche senza reticenza, per tutti coloro che nutrono una sincera devozione per Giovanni Paolo II ».

Affacciandosi dal loggiato di San Pietro, appena dopo l’annuncio della sua elezione, Wojtila aveva dato subito una prova maiuscola delle sue doti istrioniche:  “Anche non so se potrei bene spiegarmi nella vostra… la nostra lingua italiana. Se mi sbaglio… (applausi) Se mi sbaglio mi corrigerete” (applausi scroscianti). In quella occasione avrebbe dovuto ricevere la risposta che diede un giudice dell’antica Roma, infastidito dal fitto intercalare (Correggimi se sbaglio) usato da un avvocato gobbo nel pronunciare la sua arringa. “Ti posso forse riprendere (reprehendere) – rispose il giudice – ma non raddrizzare (corrigere)”.

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Responses

  1. Meditiamo , gente , meditiamo sui nostri grandi entusiasmi.


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