Pubblicato da: scudieroJons | marzo 10, 2014

Rimedi nuovi per problemi antichi

Su una Gazzetta Veneta del 1760 il redattore già teneva una rubrica di posta con i lettori e si sforzava di elargire consigli per risolvere un annoso problema le cui origini risalgono fin dal tempo del giardino  dell’Eden: i litigi tra marito e moglie.

Io non saprei veramente qual consiglio dare alla signora che mi scrive la polizza ch’io porrò qui sotto.

Vorrei che il signor Gazzettiere mi dicesse in qual forma debbo aver pace con mio marito.
Egli da poco in qua è divenuto fastidiosissimo e non posso aver pace seco. Come mai si può fare a viver quietamente? Vorrei che m’insegnaste qualche rimedio.

Signora mia, rispondo io, non conosco né il suo temperamento, né quello del marito di lei.
Qualche cosa vorrei dirle per compiacerla e non so che. Ricordomi di aver letto una novelletta, non so se vecchia o nuova: ella vedrà se le può giovare.

Furono già, non è molto tempo, due giovani, maschio e femmina, i quali si amavano affettuosamente e parea loro di non poter vivere l’uno senza l’altro. Di che patteggiando onestamente, divennero marito e moglie. Nei primi giorni ogni cosa fu pace e amore: ma come si fa, che gli uomini e le donne tengono sempre nascosta qualche cosellina quando sono innamorati, che si manifesta poi con la pratica del matrimonio, il quale fa conoscere le magagne dall’una parte e dall’altra; avvenne che la donna, la quale bellissima era, si scoperse di tal condizione, che di ogni leggiera cosetta borbottava sempre e aveva una lingua serpentina che toccava le midolle. Amavala il marito con tutto l’animo; ma dal lato suo essendo piuttosto collerico, ora si divorava dentro e talora gli uscivano di bocca cose che gli dispiacea di averle dette. Per liberarsi in parte dell’affanno, incominciò a darsi al bere, e uscito di casa con le compagnie degli amici, ne andava qua e colà, e assaggiando varie qualità di vini, ritornava la sera a casa con due occhiacci, che parea una civetta e appena potea favellare. Immagini ognuno la grata accoglienza che gli facea la moglie, la quale non sì tosto sentiva la chiave voltarsi nella serratura, che andata in capo della scala col gozzo pieno di villanie ripieno, apriva la chiavica e lasciava andare un’onda di ingiurie che lo coprivano da capo a piedi. Egli mezzo assordato e strano pel vino che avea in testa, le diceva altrettanto con una favella mezza mozza e poi si metteva a dormire. Finalmente andò tanto innanzi la faccenda, che poco si vedeano più, perché il marito stava da sé solo anche la notte, e talvolta anche più non veniva a casa, ma dormiva alla taverna. La donna disperata di quest’ultima vendetta, andò ad una buona femmina che facea professione di bacchettona e le chiese consiglio:

A distanza di due secoli e mezzo il problema non è ancora risolto e perciò anche la gazzetta dei nostri giorni, La Repubblica, per mezzo del suo allegato D online cerca di contribuire alla risoluzione pubblicando un articolo con il parere di un’esperta del settore.

10 frasi killer da non dire quando litighi con lui

Litigare fa bene all’amore secondo gli esperti. Ma come lo si fa può avere ricadute negative. La psicoterapeuta ci aiuta a scoprire le 10 frasi che tutte prima o poi diciamo e che invece non dovremmo mai pronunciare

Libera dalle tensioni senza trasformarle in rancori, migliora la comunicazione e fa crescere la coppia, perché si affrontano assieme le difficoltà. Insomma, litigare fa bene all’amore secondo innumerevoli studi scientifici, come conferma anche la dottoressa Marinella Cozzolino, psicologa e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione italiana di sessuologia clinica. “Il fatto che una coppia bisticci è assolutamente sano e naturale, perché aiuta a ristabilire la differenza che c’è tra il bisogno di appartenersi e la fusione, che alcune volte vengono confuse. Quando si discute animatamente è per affermare se stessi, la propria individualità, la differenza che si sente con l’atro. Non è negativo il fatto che si litighi ma come lo si fa”, afferma l’esperta. Perché spesso si trascende con uscite infelici e reazioni verbali volte solo a ferire, che magari neanche si pensano realmente, che possono creare lacerazioni insanabili nell’equilibrio della coppia, compromettendo inesorabilmente il rapporto. “Il linguaggio serve a creare collaborazione, complicità ed accordo. A costruire e non a distruggere, anche perché la relazione di coppia si basa innanzitutto su una scelta, quella del partner, che non può essere costantemente rinnegata o messa in discussione. Ecco perché è importante evitare parole forti e offensive, che spesso sono solo la punta dell’iceberg di un’aggressività accumulata, che gratuitamente si scarica sul partner” spiega la psicoterapeuta.

Il decalogo
Ma quali sono le frasi che non andrebbero mai pronunciate in una relazione tra due persone che si amano davvero? Eccone dieci pensate dalla dottoressa Cozzolino, da evitare di dire se non si vuole mettere a rischio il futuro della storia.

1. Con tutti i problemi che ho ti ci metti anche tu…
In questo modo gli stai dicendo: vieni dopo i miei problemi e sei a tua volta un problema. Indica in qualche modo l’inclusione dell’altro solo nella sfera problematica. Significa che non ti capisce, che non è in grado di comprendere né tantomeno di alleviare i tuoi problemi. La puoi sostituire semplicemente con un po’ di grazia. “Amore, perdonami, non sono dell’umore giusto, ho un po’ di problemi, anzi ti va se ne parliamo?”

2. Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per te…
Le cose che hai fatto per lui e con lui, invece di essere fonte di piacere o gioia diventano privazioni. Rinfacciare al tuo uomo le cose materiali e non, date e messe in gioco nella relazione, ti rende vittima e generi un senso di colpa nell’altro che a quel punto diviene, per difesa, aggressivo, generando un circolo vizioso in cui si fatica a comprendere la differenza fra vittima e carnefice. Questa espressione puoi sostituirla con: “ho agito sempre per il tuo ed il nostro bene, in buona fede. Magari ho sbagliato, ma involontariamente”.

3. Dovevo dar retta alle mie amiche, loro sì che hanno capito chi sei
Questa frase di uso comunissimo, indica una divisione netta in squadre. Tu e le tue amiche da un lato ed il partner, visto come il nemico, l’estraneo, l’avversario nella squadra opposta. È infelice perché oltre ad indicare esclusione, sottolinea che il gruppo, quello affiatato, quello di cui ci si fida e da cui ci si sente amate, sono le amiche, non la coppia. Il pericolo è di creare un distacco e un senso di non appartenenza che può allontanare definitivamente.

4. Non ne fai una giusta! Lascia, faccio io….
Lo svilimento del proprio compagno, costante in molte relazioni, va contro l’elemento base di una relazione affettiva: l’amore. Chi ama, sprona, incoraggia, stimola. Questa frase sottolinea invece l’incapacità dell’altro generalizzata a molti aspetti, perché equivale a dire che sbaglia in tutto, quindi è sbagliato. E’ l’annientamento totale del partner, la squalifica assoluta di tutte le sue capacità. Senza stima, l’amore non esiste. E meglio sostituirla, aggiungendo un po’ di ironia e un tono scherzoso, come se il suo essere un po’ imbranato fosse suo pregio poiché ci fa sorridere, dicendo “Anche io non ci riesco mai, dai proviamo insieme”.

5. È tutta colpa tua
Scaricare colpe e quindi responsabilità sull’altro è una tecnica comunicativa usata frequentemente. Agli occhi del partner questo atteggiamento, antipatico e molto pesante da sopportare, molto spesso ha l’unico scopo di giustificare la colpa stessa: “io ho sbagliato proprio perché tu sei così…” Se lui ha mancato in qualcosa sente già il peso dello sbaglio commesso a cui non ne andrebbero aggiunti altri. Una persona che ama a questo punto potrebbe dire “se hai sbagliato in qualcosa, si può sempre rimediare, dimmi se e come posso aiutarti”.

6. Te l’avevo detto
Queste parole generebbero rabbia in chiunque. Molti spesso se la sono sentita ripetere dai genitori ed infatti crea irritazione, perché sposta il potere all’interno della relazione: l’altro ci tratta come un bambino. È una affermazione tipica di chi tende in maniera ossessiva a puntualizzare fatti, colpe , eventi e mancanze. La precisazione costante è assolutamente deleteria nella relazione di coppia poiché crea una dinamica impari. Per sostituire una frase così ci vuole solo la capacità di creare squadra e complicità con il partner, magari dicendo: “lo avevamo detto che sarebbe potuto accadere”.

7. Maledetto il giorno che ti ho incontrato
Chi pronuncia questa frase vuole distruggere l’altro, accusandolo in qualche modo di averle rovinato la vita. Lui diventa la fonte di ogni colpa e di ogni dolore, caricandolo di responsabilità che in realtà vanno spartite se si vive un rapporto infelice. Perché si dimentica che, malgrado l’incontro avvenuto in un “maledetto giorno”, poi c’è stata una scelta, consensuale, di rincontrarsi, vedersi, frequentarsi e stare assieme.

8. Il mio ex era più bravo
Sottoporre il tuo attuale compagno ad una specie di esame per avere un posto sul podio di una ipotetica classifica dei precedenti uomini, è forse tra tutte la cosa peggiore che si possa dire per il gran numero di significati che contiene. E’ come se gli stessi dicendo: “il mio ex era meglio di te, anche in una sola cosa, ma era migliore. E poi ancora penso a lui, tu non sei alla sua altezza, quindi forse ho sbagliato scelta e un po’ lo rimpiango”. Non serve scomodare la psicologia per capire quanto e perché questa frase può essere tanto negativa e crudele. Basta porsi una sola domanda: se lo dicesse lui cosa proveresti?

9. Lo sapevo che di te non mi dovevo fidare
È come affermare: “non mi sono mai fidata di te fino in fondo, perché una parte di me sapeva che eri un incapace, una persona inaffidabile, un immaturo”. In questa espressione si tirano fuori una gran fetta di emozioni negative, magari a lungo rimuginate, nei confronti del partner. Quel “lo sapevo” sposta chi accusa su un livello di superiorità e abbassa l’altro a livelli di allievo. E’ un’ asserzione negativa, perché crea insicurezza nel compagno ed indebolisce il rapporto. Possiamo renderla una domanda e trasmettergli il nostro senso di frustrazione e smarrimento, chiedendogli: “stai dicendo che di te non mi posso fidare?”

10. Non hai capito
Anche questa è molto comune e non la si usa solo con lui, ma anche quando si parla con gli amici, con i figli, con i genitori e i colleghi. È l’opposto di qualsiasi regola di una sana comunicazione e di una buona educazione. “Non hai capito” semplicemente non si dice perché è scortese e maleducato. Se l’altro non ha compreso quello che volevi dire, è evidente che sei tu a non esserti spiegata bene. La responsabilità del fallimento della comprensione del discorso è di chi parla non di chi ascolta. È meglio ammettere, “forse non mi sono spiegata bene”.

Leggendo questo articolo mi sono sorpreso a pensare che forse è un punto di vista sessista, e mi meraviglio che la presidente Boldrini non sia ancora intervenuta a stigmatizzare la dottoressa Marinella Cozzolino. (conoscevo una Maruzzella Cozzolino, ma non credo che sia la stessa persona). Da parte mia non mi pongo problemi di sessismo ma dubito molto che il rimedio ipotizzato possa funzionare. E’ vero che bisogna evitare di dire qualcuna delle dieci nefandezze elencate, ma non bisogna cercare di strafare. Me la immagino una donna in cui tutto, l’espressione del volto, la postura del corpo, il tono della voce, indica un’ira impossibile da reprimere, una protervia che non vuole acquietarsi, un odio tagliente e devastante, che mi dice cercando i toni più flautati: “Amore, perdonami, non sono dell’umore giusto, ho un po’ di problemi, anzi ti va se ne parliamo?” Insomma, prima ci insegnano a riconoscere il linguaggio del corpo e poi vorrebbero che ci placassimo al primo apparire di frasi insincere. Non se ne parla nemmeno.

E la novelletta? Come finisce? Eravamo arrivati al punto in cui la donna che litigava sempre col marito si rivolge a una savia donna. Ecco la conclusione.

Questa, per abbreviarla, le diede una cert’ampolla di acqua limpidissima ch’ella dicea di avere avuto da un pellegrino venuto di oltremare, di grandissima virtù, e le disse che quando il marito suo venisse a casa, se n’empisse incontamente la bocca e si guardasse molto bene dall’inghiottirla o sputarla fuori, ma la tenesse ben salda; e tale esperienza facesse più volte, e poi le rendesse conto della riuscita. La donna, presa l’ampolla e ringraziatala cordialmente, se ne andò a casa sua, e attendeva il marito per far prova della mirabile acqua che a lei era stata data. Ed ecco che il marito picchia, ed ella, empiutasi la bocca, va ad aprire. Sale il marito, mezzo timoroso dell’usata canzone, e si maraviglia di trovarla cheta come olio: dice due parole, ed ella niente: il marito le domanda, ch’è? ed ella gli fa gli atti cortesi e buon occhio, e zitto: il marito si rallegra; ed ella dice fra sé: ecco l’effetto dell’acqua, e si consola. La pace fu fatta. Durò l’acqua più dì e sempre vi fu un’armonia che pareano due colombe: il marito non usciva più di casa, tutto era consolazione. Ma venuto meno l’acqua dell’ampolla, eccoti di nuovo in campo la zuffa. La donna ricorre alla bacchettona di nuovo, e quella dice: oimé, rotto è il vaso dove tenea l’acqua. Che si ha a fare? risponde l’altra. Tenete, risponde la bacchettona, la bocca come se voi aveste l’acqua dentro, e vedrete che vi riuscirà a quel medesimo.

botti

Questo, secondo me, è uno dei pochi casi in cui il rimedio degli antichi è più efficace del rimedio moderno.
Qualche giorno fa leggevo di un uomo di spettacolo che si confessava: Mi sono pentito molte volte per qualcosa che ho detto, – diceva –  ma non mi sono mai pentito di essere rimasto in silenzio.

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