Pubblicato da: scudieroJons | marzo 1, 2014

Senza primedonne, si può?

odetteodile

L’inizio della rappresentazione fu prima turbato e infine stravolto da un grave avvenimento che sconcertò non poco il sensibile pubblico: le due étoiles, che dovevano interpretare il ruolo di Odette, il cigno bianco, e di Odile, il cigno nero, e che erano notoriamente divise da acerrima rivalità, al momento di entrare in scena per il primo atto si accapigliarono lanciando alte grida e rinfacciandosi reciprocamente le origini plebee e i sordidi trascorsi sentimentali.

Erano così assatanate che a nulla valse ogni tentativo di rabbonirle: fu necessario abbatterle. Immediatamente fu deciso di cambiare il programma della rappresentazione e di continuare senza le due primedonne. Tutti gli artisti, i cavalli, le torri, gli alfieri, i pedoni sembrarono rasserenati e baldanzosi, al pensiero di avere finalmente tutti gli sguardi del pubblico su di loro che in genere erano relegati al ruolo di modesti comprimari. Specialmente le torri, in genere adibite al ruolo di porteurs di étoiles pesantissime e bizzose, all’idea di non doverle sollevare decine di volte nella serata spiccavano salti altissimi.
Ma la dea Caissa, sdegnata, aveva volto il suo sguardo altrove, togliendo l’ispirazione al giocatore bianco, il quale, forse anche perché irretito da una malìa del perfido Boris, il re nero che era anche un negromante, vide prima il suo alfiere inseguito per tutta la scacchiera da nugoli di pedoni neri, e poi un cavallo, incautamente spintosi tra un intrico di pruni, catturato, cotto e mangiato da due ribaldi neri.
Fu una torre, uno dei due berserkers al servizio del re bianco, ad assumersi il compito di punire i due temerari.

torri
Messo allo scoperto, sotto l’incalzare delle torri, il re nero vacillava e fu sul punto di cadere; e sarebbe stato mattato se l’intervento di una torre nera, sacrificatasi per eliminare l’eroico alfiere bianco, non l’avesse salvato.
Osservate dal loro re, che era salito sulle mura del castello, le torri bianche cingevano d’assedio il re nero, e alla fine di un furioso attacco, a cui prese parte anche un pedone, riuscirono a catturare due pezzi minori, un alfiere e un cavallo, pagati con la vita della più combattiva delle due torri.
Nel drammatico finale un pedone bianco iniziò la sua marcia verso la promozione, per riportare in vita la regina scomparsa. Ma la torre nera, tetra e tetragona, lo osservava da lontano, pronta a scagliarsi su di lui non appena la torre bianca fosse stata costretta a lasciare la difesa del pedone, un momento prima della promozione.
Il re nero, presagendo uno scacco da parte della torre bianca, non si allontanava dalla settima traversa, sicuro di aver adottato ogni accorgimento per vanificare il tentativo di promozione. Ma lanciando un ultimo sguardo all’intorno si accorse con terrore che era rimasto aperto un piccolo varco nelle mura del suo castello e cercò affannosamente di precipitarsi a chiuderlo. Ma ormai era troppo tardi: la torre bianca si era infilata nello spiraglio e aveva lasciato libera per il pedone la casa in cui esso sarebbe stato promosso.
Spinta dalla sua furia incontrollabile la torre nera aveva già ghermito il pedone, ma non ebbe il tempo di esibirlo come un trofeo. Dopo aver attaccato il re nero, la torre bianca calava vindice il suo brando sul suo bersaglio d’infilata, e sulla torre nera scese la fredda notte.
Nell’ultimo atto, lentamente, faticosamente, per il peso degli anni e del mantello di ermellino e intessuto d’oro, il re bianco attraversò tutta la scacchiera per presentarsi alla resa dei conti col re Boris, imprigionato nell’ultima traversa. E per comandare la sua esecuzione.

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