Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 26, 2014

È grave il sagrifizio

Nella sua casa di campagna, Violetta Valery, la cocotte redenta, riceve la visita inattesa del vecchio padre di Alfredo Germont, il suo attuale amante. Germont è venuto a chiedere a Violetta di separarsi da Alfredo per consentire le nozze della figlia, messe in pericolo per il disonore che Alfredo, amando Violetta, ha gettato sul casato.
Il colloquio è burrascoso.
Germont: (alzandosi) Ed a tai sensi un sagrifizio chieggo…
Violetta: (alzandosi) Ah no… tacete… Terribil cosa chiedereste certo… Il previdi… v’attesi… era felice… Troppo…
Ma il vecchio genitore insiste, insiste.
Germont: È grave il sagrifizio, ma pur tranquilla udite!… Bella voi siete e giovane… Col tempo…
Violetta ha il cuore tenero e alla fine cede.
Violetta: Dite alla giovane – sì bella e pura
Ch’avvi una vittima – della sventura,
Cui resta un unico – raggio di bene…
Che a lei il sagrifica – e che morrà!
E il sadico vecchio continua.
Germont: Sì, piangi, o misera… – supremo, il veggo,
È il sagrifizio – ch’or io ti chieggo…
Sento nell’anima – già le tue pene…
Coraggio… e il nobile – cor vincerà.
Sarà forse questa idea ricorrente del sacrificio che ha suggerito al regista di una Traviata di rappresentare il colloquio dei due personaggi come una partita a scacchi. Una cosa che non avevo mai visto prima e che mi ha molto turbato.



Allora – mi sono detto – quando immaginavo Violetta Valery intenta a fare le sue cocotterie mentre giocava a scacchi, non sono andato molto lontano dal vero!
Ma adesso vediamo di chiarire in che consiste un sacrificio nel gioco degli scacchi.
Accade spesso che, durante l’esecuzione di un piano precedentemente elaborato, un giocatore venga a trovarsi davanti a un ostacolo imprevisto, che minaccia di vanificare tutto il lavoro svolto e di allontanare la vittoria. Quasi sempre è inevitabile rivedere il piano e cercare un’altra strada percorribile. Ma a volte c’è la possibilità di rimuovere violentemente l’ostacolo, con una mossa rivoluzionaria, come il taglio del nodo di Gordio. Ma in questi casi occorre accettare la perdita (da qui il termine sacrificio) di un pezzo di valore superiore all’ostacolo che si vuole rimuovere. La bellezza artistica di questa operazione, anche se è alla base di un calcolo utilitaristico, è direttamente proporzionale al valore del pezzo sacrificato e al tempo che intercorre tra il sacrificio e l’ottenimento del vantaggio atteso.
Nella partita che segue viene sacrificato un cavallo (valore 3 pedoni) catturando 2 pedoni subito. Perciò è un sacrificio di non grande valore artistico, ma la soddisfazione per averlo ideato ed eseguito è ugualmente altissima.


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