Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 19, 2014

L’arte di temporeggiare

Nel corso della seconda guerra tra Roma e Cartagine (III secolo a. C.) Annibale, il grande generale cartaginese, sbaragliò alcuni eserciti romani che gli erano andati incontro per fermarlo, prima al fiume Trebbia e poi al lago Trasimeno. Dopo le due disastrose sconfitte il comando dell’esercitò passò a Quinto Fabio Massimo che diede una svolta alla strategia di Roma. Prudente e deciso evitò accuratamente tutti gli scontri diretti che non fossero strettamente necessari cercando di fare “terra bruciata” attorno all’esercito di Annibale e infliggendo continue perdite al cartaginese che non poteva rimpiazzarle con facilità. A Fabio Massimo per questa tattica venne attribuito l’epiteto di Cunctator, il Temporeggiatore, e la tattica dell’attendismo entrò a far parte del repertorio a cui un generale completo deve saper attingere.  Coloro che a Roma non apprezzavano la tattica del Cunctator, impazienti di affrontare il nemico in campo aperto, ebbero presto l’occasione di misurarsi con Annibale nella battaglia campale di Canne, e pochi ne uscirono vivi.
Anche negli scacchi una tattica temporeggiatrice può dare i suoi frutti. Ce n’è uno in particolare: può mettere in evidenza l’eventuale incapacità dell’avversario di mantenere un’attenzione prolungata su ogni punto della scacchiera.
Il professore Ivano Pollini a questo proposito scrive:
Tra gli elementi psicologici quello dell’attenzione è un problema centrale, poiché  gli scacchi richiedono una concentrazione costante e prolungata. È chiaro come un giocatore possa raggiungere una posizione vincente, ma poi… per effetto di un breve rilassamento o di una momentanea disattenzione, la posizione vinta può trasformarsi in una partita persa. Questo capita in miriadi di casi, non solo in “off-hand games” tra dilettanti, ma anche in “matches” tra grandi maestri! Nonostante l’alto livello di attenzione di questi maestri, errori di valutazione (mistakes) e grossolani errori (blunders) capitano anche in tornei internazionali in modo incomprensibile, considerando l’alta qualificazione dei partecipanti. Non si può certo imputare a generale disattenzione o a ignoranza il verificarsi di questi incidenti, ed è semplicemente ridicolo parlare di mancanza di conoscenza scacchistica per un maestro che non “vede” per esempio una minaccia alla Regina o un matto in una mossa. Questi difetti dell’attenzione capitano principalmente in condizioni sfavorevoli, come la fatica o lo zeitnot (scarsità di tempo), ma la spiegazione per questi errori, che paiono a prima vista inconcepibili, dipende principalmente dalla peculiarità dell’attenzione del giocatore.
Per capire meglio questi fenomeni è necessario considerare che cosa si intende col termine  “attenzione” in psicologia. L’attenzione è la concentrazione dell’attività cerebrale su un certo oggetto, e, poiché l’attenzione è focalizzata in una particolare direzione, essa esclude automaticamente altri oggetti, fenomeni e pensieri. Quante volte abbiamo osservato che  giocatori completamente assorbiti nel gioco tendono a non vedere il mondo intorno a loro. In quei momenti solo la scacchiera con la sua intricata posizione di pezzi e pedoni esiste per loro! Ma, come abbiamo detto, l’attenzione non è uniformemente distribuita su tutti i settori della scacchiera e su tutti i pezzi. La maggiore concentrazione del pensiero è di norma fissata sull’area principale del conflitto. Quando un giocatore, per esempio, è concentrato sull’ala di Re, può trascurare la posizione sull’ala di Donna. E questo non capita per qualche particolare difetto della mente umana, ma è semplicemente dovuto alla natura selettiva dell’attenzione, che sceglie tra un grande numero di oggetti quelli che sono più importanti ad un dato momento.  Una prima conclusione è che un giocatore non dovrebbe distribuire un’alta concentrazione dell’attenzione su tutta la scacchiera nello stesso tempo, ma piuttosto imparare a regolare la propria attenzione e dirigerla inizialmente verso i punti più importanti, e solo dopo considerare altri oggetti. Una visione completa della scacchiera e la valutazione della posizione devono essere attuati gradualmente, spostando la nostra attenzione dal settore principale della battaglia verso gli altri settori, come il centro o l’ala di Donna.
Si potrebbe allora dire, in aggiunta alle tesi espresse dal professor Pollini, che la tattica temporeggiatrice è un modo per distribuire l’attenzione nello spazio e nel tempo, e che spesso è il modo più adatto per vincere un avversario che concentra tutta la sua attenzione e tutte le sue capacità su un singolo particolare.
In questa partita il pur lodevole impianto strategico del nero si sfalda a causa dell’illusorio tentativo di catturare una torre. La perdita in rapida successione di tre pedoni e il conseguente naufragio delle velleità del nero producono l’abbandono della partita per frustrazione.

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