Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 27, 2013

Mai più senza elettricità

corona

Chissà quanto avrebbe pagato Mauro Corona per  potersi trovare a Cortina d’Ampezzo durante il blackout provocato dalla nevicata di Natale e Santo Stefano. Gli sarebbe sembrato un anticipo di paradiso in terra, a giudicare da come ha commentato l’accaduto: “Senza luce elettrica, senza riscaldamento finalmente cominceremo a calcolare la velocità, la densità del buio, le parole ricominceranno a scorrere tra noi”. Le parole che scorrono, ritmate dal battito del tasto telegrafico dei denti, riesco ad immaginarmele: (Gò fredo! – Anca mi, ma resisto!) Però la velocità e la densità del buio modello “il pozzo e il pendolo” preferirei di no.
“Spenta la televisione e le mille tecnologie che creano solo stress, – continua Corona – torneranno i racconti, le storie, le memorie a riempire le serate riscaldate dalla stufa e illuminate solo dalla luce di una candela. Dostoevskij non aveva bisogno di altro per creare pagine indimenticabili.”  E qui concordo. Infatti ai letterati che soffrono del blocco dello scrittore  consiglio sempre di dare un calcio negli stinchi a Putin, così si fanno quel tanto di Siberia che consenta loro di entrare nel novero degli Immortali della letteratura universale.
Nel corso dell’articolo, Corona si sofferma sulle cose che si possono fare per prepararsi al ripetersi di eventi simili, ma una cosa evidentemente gli sfugge: una città come Cortina non può ricevere energia elettrica per mezzo di una sola linea e per giunta una linea che è vulnerabile rispetto agli eventi atmosferici. Ci vogliono due linee elettriche, di cui almeno una interrata.
Lasciamo stare perciò la poesia del buio e del freddo e respingiamo al mittente il titolo che un mediocre redattore ha dato all’articolo: “Ma senza elettricità riscopriamo la vita vera”. E mi raccomando, aggiungo io, tutti al pozzo a prendere l’acqua coi secchi, se no non vale.
La parte finale del suo breve scritto mi induce alla malinconia: “E la luce di una candela nelle mie notti solitarie di fine anno, per scelta in fuga da strette di mano false e ambigue, basterà. E mi assisterà come una madre”.
Non c’è dubbio che l’uomo sia un po’ troppo schizzinoso nelle sue scelte. Però la sentenza è amara: se nemmeno uno scrittore impegnato e amato dal pubblico come Mauro Corona riesce a mettere insieme due o tre amici veri per passare in compagnia la notte di Capodanno, allora per la persona comune non c’è proprio speranza.

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Responses

  1. pile alla radio e luce di candele e di camino anche… e un calcio agli stinchi di ‘sti intellettualoidi. Un bacio, Scudiero

    • Sono sicuro che Corona sia in buona fede, e che queste cose lui le pensa davvero. Ma c’è un punto che lui non considera: la felicità non dipende dalle comodità, però il disagio acuisce tutte le sensazioni e chi si sentiva felice continua ad esserlo anche al freddo e al buio, ma chi era già oppresso da qualcosa, con il disagio si sente morire.
      Tanti baci.
      Ciao : )

  2. Più che schizzinoso Paolo Corona mi pare francamente misantropo, e anche altro….. Può parlare di vita vera perché lui non è mai andato a lavare i panni al torrente. Di due cose sono grata alla scienza applicata : la lavatrice e il frigorifero, e l’elettricità in questo caso è indispensabile. Quanto a racconti , filò e altre cose, ci siamo dimenticati come si fa. Forse dopo un secolo di buio, potremmo riabituarci.

    • E’ proprio questo il punto: per alcuni millenni il progresso tecnico è avanzato molto lentamente e la società si è strutturata in modo ingiusto: pochi privilegiati avevano accesso alla produzione e alla fruizione delle arti e delle scienze, la massa passava la vita nell’ignoranza e nei lavori servili.
      Dopo l’800, il secolo delle grandi invenzioni, il mondo non è stato più lo stesso e non si deve permettere che si torni indietro.
      Non è del tutto un male che si siano perduti i racconti dei vecchi attorno al fuoco: quello era uno dei mezzi attraverso cui si tramandavano i peggiori pregiudizi atavici. Se abbiamo nostalgia delle favole ci leggiamo direttamente Lo cunto de li cunti di Gianbattista Basile, che le sa raccontare meglio di tutti.
      Ciao : )

  3. meraviglioso Basile, un paradosso della letteratura italiana che sia scritto in… napoletano.
    Mi sono rimaste impresse certe frasi come:aveva due trecce d’oro che chiamavano l’anima a iscriversi al ruolo d’amore…

    Buon 2014, teniamoci stretti nella bufera


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