Pubblicato da: scudieroJons | novembre 23, 2013

La maestra vichinga

E’ notte fonda e tutti dormono. “Tutto tace e tutto sembra pace”. Ma non c’è pace nel cuore  dello Scudiero, mentre nella fredda torre del castello aspetta con ansia l’arrivo di un messaggero alato che gli porti notizie della sua Regina. Ma l’attesa è vana. Non ci sono nuovi arrivi, e nelle cellette della colombaia i pochi piccioni viaggiatori, stanchi del viaggio dei giorni precedenti, dormono col capino sotto l’ala. Sparsi sullo scrittoio, i messaggi che hanno recato vengono freneticamente compulsati da Jons, alla ricerca di un minimo indizio.
Per la verità non è proprio così, però tardi è tardi, la mezzanotte è passata da quasi venti minuti e Jons continua a scrutare il monitor con la speranza, sempre più fioca, che nella casella della posta appaia il fatidico numero 1, l’atteso segno di un messaggio che gli porti notizie della Maestra Scannapieco.
Mentre aspetta rilegge per l’ennesima volta i messaggi dei giorni precedenti.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                      5 novembre (18 giorni fa)
Ciao, Carmelina. Come stai? Mi avevi detto che appena arrivata a Londra mi avresti scritto. Sei ancora arrabbiata perché non ho voluto accompagnarti al Convegno Internazionale di Neurologia Applicata alla Pedagogia, il famoso CINAP che si tiene tutti gli anni dispari? T’avrei accompagnata volentieri, anche solo per fare un giro con te sulla ruota panoramica del Millennium, ma proprio non ce l’avrei fatta ad ascoltare una conferenza dopo l’altra sull’area di Broca, e in inglese perdippiù. Però non essere arrabbiata, dammi tue notizie, scrivimi subito.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                        6 novembre (17 giorni fa)
Lo sapevo che eri dispettosa, ma non immaginavo fino a questo punto! Visto che non mi vuoi scrivere sto pensando di liberarmi e di fare una scappata a Londra. Non ti preoccupare, non verrò nella sala delle conferenze, per non metterti in imbarazzo con il mio aspetto normanno e la mia mentalità medioevale. Mi limiterò a passeggiare nelle vicinanze del centro congressi, e chissà che non mi capiti la fortuna di incontrare Charlotte Rampling. Ti avverto che sono deciso e che potrei farlo davvero, perciò, per favore, scrivimi.
hotel
Carmelina Scannapieco a Scudiero Jons                              7 novembre (16 giorni fa)
Eccomi. Ciao, Jons! Non sei partito? Lo spero per te! Perché non sono più a Londra, e da quel che so non c’è nemmeno Charlotte Rampling, che adesso passa quasi tutto l’anno in America. Se ti interessa non c’è nemmeno la tua coetanea, Margaret Rutherford, che adesso vive in Italia e fa il ministro della Giustizia. Ti devo raccontare una cosa emozionante che mi è successa!
Quando sono arrivata a Heathrow ho incontrato Sigrid, la mia amica norvegese, una maestra che ho conosciuto quindici anni fa, quando c’è stato il gemellaggio della mia scuola con la scuola primaria di Tønsberg. Andai là per accompagnare un gruppo di bambini e lì ho conosciuto Magnus Carlsen, che a quel tempo era nella classe della mia amica Sigrid. In quel periodo stava imparando a giocare a scacchi, e abbiamo fatto anche una partita. Era un bambino molto serio e già faceva presagire l’enorme progresso che avrebbe compiuto negli scacchi. Ti accludo un breve filmato di quel tempo.

Quando qualche giorno fa l’ho rivista, accasciata su un tapis roulant dell’area arrivi, la mia amica era disperata. Stava viaggiando con una collega  per raggiungere la sede dove deve iniziare la sfida tra Carlsen e Anand, l’attuale campione mondiale di scacchi, e la sua collega, l’esperta dell’area linguistica, è caduta scendendo dall’aereo e si è lussata una caviglia. Cammina a fatica e non può proseguire. E Sigrid non se la sentiva di partire da sola, con la scarsa conoscenza che ha dell’inglese e una certa timidezza di carattere. Allora mi sono offerta di accompagnarla.  La sua amica mi ha dato il passaporto già vistato e il biglietto aereo, poi dal parrucchiere dell’aeroporto mi sono fatta fare bionda e Sigrid mi ha fatto le trecce. E mi sono messa addosso una T-shirt con la foto di Thor Heyerdahl sulla Kon-Tiki. Mi ha anche fatto mettere i suoi vecchi occhiali di tartaruga che aveva quando ha fatto la foto. Con un paio di scarpe con la zeppa che ho preso al duty-free sono diventata una perfetta vichinga. Io le ho dato il mio accredito al convegno così ci va lei al posto mio.  Che dici, ho fatto bene? Mi dispiaceva lasciare la mia amica disperata e costretta a tornarsene a casa. Nell’urgenza della partenza e con un viaggio che è stato più lungo del previsto, e con le difficoltà della sistemazione all’arrivo non ho proprio avuto il tempo di scriverti prima. Scusami. Tanti baci.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                                   7 novembre (16 giorni fa)
E mi domandi pure se hai fatto bene? Sparisci senza dare tue notizie per quasi tre giorni, ti imbarchi sul primo aereo che parte senza nemmeno sapere dove è diretto e poi mi domandi se hai fatto bene? E intanto io ero qui che mi preoccupavo. Ma che te le dico a fare queste cose! Tu sei fatta così. Se un giorno qualcuno ti dice: Andiamo sulle Ande, tu parti senza pensarci un solo istante. E a me non ci pensi? E a Elementare? E non mi hai ancora detto dove sei in questo momento.

Carmelina Scannapieco a Scudiero Jons                                 7 novembre (16 giorni fa)
Intanto ti faccio notare che mio figlio si chiama Giosuè Carducci. La parola Elementare è stata scritta per sbaglio sul registro delle nascite. E per tua norma e regola io sulle Ande ci sono già stata. Quando sono stata in Sudamerica ho organizzato un seminario sulla civiltà andina e ho eseguito uno studio sull’importanza del condor nella mitologia di quelle popolazioni. La mattina mi alzavo in volo col deltaplano e con l’aiuto delle correnti ascensionali raggiungevo i condor che volavano in cerchio. Portavo sempre qualcosa da mangiare per i rapaci, e loro venivano a prendersi i bocconcini dalle mie mani. Abbiamo fatto tutti insieme la trasvolata da Salta ad Antofagasta e io ero alla testa dello stormo e indicavo la rotta. Ma non ti voglio annoiare con questi racconti. Tu, piuttosto, quando esci per andare a giocare a scacchi copriti bene, che non mi pigli un raffreddore. E perché ti dovrei dire dove sono andata? Visto che ti piace tanto proporre degli indovinelli agli altri, prova a indovinare tu stavolta! Adesso devo andare nella sala dell’hotel per assistere alla prima partita del match. Dovresti vedere! Ci sono scacchi dappertutto.

scack

Perché non vieni anche tu? Nei giorni in cui non giocano faremo delle escursioni turistiche qui attorno. Quando siamo arrivati un tassista mi ha fatto un’osservazione che ha destato la mia curiosità. Stavo raccontando a Sigrid di quando ho dato una sonora lezione di senso civico al sindaco e agli assessori, e il tassista mi ha detto che in quel momento avevo gli stessi occhi fiammeggianti della dea Kalì. Dice che c’è un tempio bellissimo, lo chiamano il tempio proibito, vicino a quella grande città del nord. Quella che ha un nome  come il musical che hanno fatto negli anni sessanta dove i cantanti erano tutti nudi, e mi è venuta voglia di andare a visitare il tempio. Ti abbraccio con tutte e sei le braccia. Ciao, Jons, ci si sente.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                                   8 novembre (15 giorni fa)
Cosa sono queste impertinenze? Se non me lo vuoi dire dove sei andata non fa niente. Divertiti, istruisciti e non pensare a me. Avvisami quando torni. Perché se prendessi degli impegni per la serata potrei non riuscire a liberarmi per venire a riceverti a Linate.
Ciao, Baci.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                                   9 novembre (14 giorni fa)
Te la sei presa? Sei ancora arrabbiata? Se non vuoi dirmi dove sei scrivimi almeno per dirmi come stai. Non mi far stare in pensiero. Ti voglio bene.

Scudiero Jons a Carmelina Scannapieco                                   19 novembre (4 giorni fa)
Carmelina, ho scritto alla direzione dell’albergo e mi hanno confermato che molti cittadini norvegesi, tra cui alcune donne, alloggiano da loro. Mi hanno anche detto che due donne hanno dormito in albergo solo per i primi due giorni, poi non si sono più viste. Ma non hanno disdetto le camere e ci sono tutti i loro bagagli. Mi vuoi spiegare quello che sta succedendo? Lo so che tu vorresti costringermi a venire da te, ma renditi conto che non è una cosa sensata. Sto seguendo in rete il match di scacchi e ormai le cose si sono messe male per Anand. Carlsen è veramente un giocatore fortissimo. Saranno contenti i norvegesi di avere il campione del mondo di scacchi! Perchè non torni a scuola e cerchi anche tu di favorire la nascita del campione del futuro? Ti prego, Carmelina, scrivimi qualcosa.

Ormai sono trascorsi altri quattro giorni, la sfida mondiale è finita con la vittoria di Magnus Carlsen e i norvegesi stanno tornando a casa per festeggiare la vittoria. Ma di Carmelina e Sigrid nessuna notizia.
Jons, accortosi dell’ora impossibile, spegne il pc e si prepara per andare a letto. Mentre passa accanto alla libreria afferra distrattamente un libro sul ripiano dove tiene i giallisti inglesi.
Una volta a letto inizia a leggere:


Il Gange, questo famoso fiume celebrato dagli Indiani antichi e moderni, le cui acque son reputate sacre da quei popoli, dopo d’aver solcato le nevose montagne del Keutaisse e le ricche provincie del Sirinagoi, di Dehli, di Oelhe, di Bhar e di Bengala, a duecentoventi miglia dal mare si divide in due bracci formando un delta gigantesco, intricato, meraviglioso e forse unico.
L’imponente massa delle acque si divide e suddivide in una moltitudine di fiumicelli, di canali e di canaletti che frastagliano in tutte le guise possibili l’immensa estensione di terre strette fra l’Hugly, il vero Gange e il golfo del Bengala. Di qui una infinità d’isole, d’isolotti, di banchi, i quali, verso il mare, ricevono il nome di Sunderbunds. Nulla di più desolante, di più strano e di più spaventevole che la vista di queste Sunderbunds. Non città, non villaggi, non capanne, non un rifugio qualsiasi; dal sud al nord, dall’est all’ovest, non scorgete che immense piantagioni di bambù spinosi, stretti gli uni contro gli altri, le cui alte cime ondeggiano ai soffi del vento appestato dalle esalazioni insopportabili di migliaia e migliaia di corpi umani che imputridiscono e si disciolgono nelle avvelenate acque dei canali.
È raro se scorgete un banian torreggiare al disopra di quelle gigantesche canne; ancor più raro se v’accade di scorgere un gruppo di manghieri, di giacchieri o di nagassi sorgere fra i pantani, o se vi giunge all’olfatto il soave profumo del gelsomino, dello sciambaga e del mussenda che spuntano timidamente fra quel caos di vegetali.

Ma cosa sto leggendo? Si chiede all’improvviso Jons e guarda la copertina: Gli strangolatori del Gange, di Emilio Salgari.
Come è finito su quello scaffale? Questo lo tenevo dentro il baule. Non ha importanza, ormai sto leggendo questo.

Di giorno un silenzio gigantesco, funebre, che incute terrore ai più audaci, regna sovrano; di notte invece è un frastuono orribile di urla, di ruggiti, di sibili e di fischi che gela il sangue.
Dite al bengalese di porre piede nelle Sunderbunds ed egli si rifiuterà; promettetegli cento, duecento, cinquecento rupie, e mai smuoverete l’incrollabile sua decisione. Dite al molango che vive nelle Sunderbunds sfidando il colera e la peste, le febbri e il veleno di quell’aria appestata, di entrare in quelle jungle e al pari del bengalese si rifiuterà. Il bengalese e il molango non hanno torto; inoltrarsi in quelle jungle è andare incontro alla morte. Infatti è là, fra quegli ammassi di spine e di bambù, fra quei pantani e quelle acque gialle e putride che si celano le tigri spiando il passaggio dei canotti e persino dei navigli per scagliarsi sul ponte e strappare il barcaiuolo o il marinaio che ardisce mostrarsi; è là che nuotano e spiano la preda schifosi e giganteschi coccodrilli sempre avidi di carne umana; è là che vaga il formidabile rinoceronte al quale tutto fa ombra e lo irrita alla pazzia; è là che muoiono e vivono le numerose varietà di serpenti indiani fra i quali il rubdira mandali il cui morso fa sudar sangue e il pitone che stritola fra le sue spire un bue e senza sforzo apparente; è là infine che talvolta si cela il thug indiano, aspettando ansiosamente l’arrivo d’un uomo qualsiasi per strangolarlo e offrire la spenta vita alla sua terribile divinità.

La mente assonnata di Jons si affolla di strani pensieri: Mi fanno tenerezza le tigri, i serpenti, i rinoceronti, perchè non sanno che da un momento all’altro potrebbe capitare dalle loro parti la maestra Scannapieco e allora per loro sono dolori se non sono in regola con l’ecosistema. E mi fa tenerezza anche il povero thug, che se solo prova a mostrare il suo laccio di cuoio si prende tanti di quei colpi di karate…. Il povero thug? Ma che sto dicendo? Quelli sono una setta di assassini sanguinari, e quelle due incoscienti vogliono andare proprio al tempio proibito della dea Kalì, dove quelle belve si riuniscono. Oh, povera piccola Carmelina, devo assolutamente andare laggiù per aiutarla. Devo partire domani mattina! No, stanotte stessa, non c’è tempo da perdere.

kali

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Responses

  1. I could not refrain from commenting. Well written!


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