Pubblicato da: scudieroJons | giugno 10, 2013

Due sul sofà

Liberamente tratto dal romanzo “Le Sopha” di Claude-Prosper Jolyot de Crébillon

Viveva un tempo un giovane di grande ingegno, di nobile aspetto, di modi aristocratici, che si chiamava Anatolij. Egli era anche enormemente superbo e vanesio. Invaghito della sua stessa intelligenza, impiegava tutto il suo tempo in interminabili partite a scacchi contro avversari reali o immaginari, e disdegnava le profferte d’amore delle fanciulle che erano attratte dal suo aspetto ascetico e dalla sua intelligenza cristallina. Le sfortunate donzelle perivano di consunzione attorno a lui per mancanza dell’alimento amoroso. La dea Venere, sdegnata per l’insensibilità verso l’amore ostentata dal perverso giovane, decise di punirlo per la sua condotta scellerata. Rapì la sua anima e la imprigionò in un divano. Per aumentare la sua afflizione, e a perenne monito per gli indifferenti, gli conferì anche un orrendo rivestimento a quadri, che richiamava l’origine della sua colpa.

divano
Ma Caissa, la dea degli scacchi, impietosita per la triste sorte del giovane che era un suo devoto, impetrò la clemenza della dea, la quale solo dopo lunghe insistenze acconsentì ad attenuare la pena e decretò che il giovane senza cuore avrebbe recuperato le sue umane sembianze solo nel momento in cui una coppia di amanti avesse interrotto una partita a scacchi per donarsi reciprocamente amore, per la prima volta nella loro vita, su quel divano.

Gli anni passavano, i secoli passavano, ma anche a causa dell’orrendo rivestimento del divano, solo poche coppie di amanti lo scelsero per scambiarsi effusioni amorose, e in quelle poche volte le speranze del prigioniero di riacquistare la libertà furono frustrate, perché risultò che per nessuna coppia di amanti era stata la prima volta. Per mettere fine alla prigionia di Anatolij intervenne Mercurio, che era stato da sempre il suo nume tutelare. L’astuto dio fece in modo che il divano a quadri, ormai scolorito e logorato dal tempo, fosse acquistato all’asta di un rigattiere da una austera coppia di affittacamere di una grande città universitaria, ed entrasse a far parte dell’arredamento della modesta stanza di una bellissima fanciulla di nome Sashenka, che era venuta in quella città per completare i suoi studi. In quella stanza, su un basso tavolino, si trovava una vecchia scacchiera con i pezzi degli scacchi; vi era stata messa dalla padrona di casa, nella convinzione che la sua presenza elevasse, agli occhi dei visitatori, il livello intellettuale della casa. La  giovane Sashenka, incuriosita dagli scacchi, si era lasciata sfuggire, discorrendo con uno studente di una facoltà scientifica, un tale Ivan che da tempo segretamente la concupiva, che le sarebbe piaciuto imparare a giocare. Ivan si offrì prontamente di insegnarle il gioco e Sashenka, che pure era inconsapevolmente attratta da Ivan, lo invitò per la domenica successiva alla sua pensione. “Ti aspetto nel primo pomeriggio”, gli disse. “Ci vediamo domenica, dint’ ‘a cuntrora”, confermò Ivan, che amava rivelare in questo modo le sue ascendenze longobarde e normanne. Quella domenica i padroni di casa erano andati a una comunione e le altre studentesse erano volate alle rispettive città di origine. Solo Sashenka era rimasta in casa, a studiare, perché doveva preparare un temuto esame su Hegel. Dopo aver pranzato con un cestino di olive ripiene, acquistate nella pizzicheria e friggitoria sotto casa, iniziò a sfogliare il manuale di scacchi, in tedesco, che si era procurato, e dopo poco già si stava chiedendo: “Ma che stranizza è questa Konigspringerzuruckhaltungspolitik?”  Scoraggiata dall’astrusità dell’argomento e provata dalla calura estiva, Sashenka interruppe lo studio degli scacchi, accostò le persiane e si distese sul divano, in cui dimorava l’anima di Anatolij, per un breve sonnellino prima dell’arrivo di Ivan. Qui inizia il racconto degli avvenimenti che lo stesso Anatolij fece in seguito.
ilsofa
Lei si gettò con noncuranza su di me. Santi numi! con quale rapimento ricevetti su di me il suo dolce peso! Non approfittai subito di questa libertà!
Scelsi con cura il luogo da dove raggiungere il maggiore godimento posando gli occhi sul fascino di Sashenka e rimasi a contemplarla con l’ardore dell’amante più tenero, e l’ammirazione a cui l’uomo più freddo non potrebbe resistere. Lei era vestita di un grazioso abito di cotone a fiori, corto e leggero.
Dei dell’Olimpo! quali bellezze si offrirono al mio sguardo! Mentre la guardavo, finalmente il sonno venne a chiudere quegli occhi che mi avevano riempito di così tanto amore.
Successivamente mi occupai di tutti gli incanti che dovevo ancora esaminare, e ancora tornai ad ammirare quelli su cui avevano già banchettato i miei occhi.
Sebbene Sashenka dormisse abbastanza tranquillamente, lei ogni tanto si voltava, e ad ogni movimento che faceva nel modificare la sua posizione rivelava nuove bellezze ai miei occhi affamati.
Tali attrazioni avevano completamente conquistato la mia anima. Prostrato dal numero e dalla forza della folla dei miei desideri, tutte le mie facoltà rimasero per qualche tempo in sospeso. Avevo vanamente tentato di fare ordine nel mio intelletto. Sentivo solo che l’amavo, e, senza prevedere o temere le conseguenze di una tale passione fatale, mi ero completamente abbandonato ad essa.
– Meravigliosa creatura! – piansi alla fine, – no, no, non può essere una mortale. Non è nella loro sorte di avere così tante bellezze. Addirittura superiori a quelle degli esseri celestiali: non c’è uno di loro che non si eclissi davanti a questa bellezza. Ah, degnati di accettare l’omaggio di un’anima che ti adora! Astieniti dal preferire qualche vile mortale, qualche impacciato studente, al mio puro amore! Sashenka, divina Sashenka! No, nessuno è degno di te, no, Sashenka, dal momento che nessuno di loro può essere uguale a te nella gloria!
Mentre ero così ardentemente impegnato con Sashenka, divenni irrequieto, e afflitto. La posizione che lei aveva assunto mi era favorevole, e nonostante il mio turbamento, ebbi abbastanza prontezza di spirito per avvantaggiarmene.
Sashenka giaceva su un fianco, con la testa appoggiata  all’imbottitura del divano, e le sue belle labbra quasi lo toccavano. Così, nonostante le catene impostemi da Venere, potei provare a soddisfare i miei desideri più accesi: la mia anima stessa si era trasferita alla superficie del divano, e così vicino alla bocca di Sashenka che col passare del tempo era riuscita ad aderire totalmente ad essa.
L’anima, ne sono convinto, stava provando in quel momento sensazioni deliziose che il termine ‘piacere’ non può esprimere, e per la quale anche la parola ‘estasi’ è inadeguata. Questo dolce veleno si impadronì della mia anima che alla fine svenne.
Tale è il nostro destino che la nostra anima, anche nel bel mezzo dei piaceri più grandi, è sempre tesa a cercare di più di quello che riesce a trovare. La mia anima, aggrappata alla bocca di Sashenka, annegata nella sua felicità, cercava di conquistare una felicità ancora più grande. Cercò, ma invano, di scivolare completamente in Sashenka, ma, trattenuta nella sua prigione dai crudeli comandi di Venere, nonostante tutti i suoi sforzi non potè essere liberata. I suoi sforzi violenti, il suo ardore, i suoi desideri furiosi, sembravano aver turbato il sonno di Sashenka. Non appena la mia anima ebbe percepito l’effetto che stava avendo su di lei, raddoppiò i suoi tentativi. Si agitava più rapidamente sulle labbra di Sashenka, si precipitava su di esse con maggiore impeto, si aggrappava ad esse con più caldo fuoco. Il turbamento che aveva cominciato a diffondersi nell’animo di Sashenka  aumentava il dolore e il piacere del mio. Sashenka sospirava, io sospiravo. Le sue labbra formularono alcune parole rotte, e un colorito di un rosa incantevole cosparse le sue guance. Finalmente il sogno più seducente travolse il suo intelletto. Le emozioni più dolci giunsero a turbare la calma su cui lei stava galleggiando.
Sì! tu mi ami!  – esclamò teneramente. Queste parole furono seguite da un – Ancora di più! – soffocato dai sospiri più profondi.
Dubiti del mio amore per te? – Stava continuando.
Ancora più affannato di Sashenka, ascoltavo con crescente entusiasmo le sue parole, ma non avevo la possibilità di rispondere. Ben presto la sua anima, per quanto turbata, come la mia, ebbe prodotto dentro di sé come un grande fuoco che si consumò in un dolce brivido … Cieli! Come era diventata bella Sashenka!
Il mio diletto e il suo svanirono col suo risveglio. Di quella cara illusione che aveva affascinato i suoi sensi non rimase che un morbido languore che faceva trapelare il ricordo del più sublime dei piaceri che lei aveva appena vissuto. Il suo aspetto, in cui l’amore stesso regnava, era ancora imbevuto del fuoco che le scorreva nelle vene. Quando lei fu in grado di aprire gli occhi, essi avevano già quasi perso l’aspetto di estasi sognante di cui il mio amore e il tumulto dei suoi sensi li avevano impregnati, ma erano ancora intensamente luminosi! Quale mortale, sapendo di essere la causa del loro splendore, non sarebbe morto per l’eccesso del suo desiderio e della sua beatitudine?
Sashenka! – piangevo, in estasi, – amata Sashenka! Sono io che ti ho appena reso felice, è all’unione della tua anima con la mia che le tue delizie sono dovute. Ah! se potesse essere sempre così, e lei potesse rispondere al mio ardore come in questo momento! No, Sashenka, il mondo non contiene un cuore più fedele del mio! Ah! se potessi sfuggire alle catene di Venere, o se potessi dimenticarle, rimanendo per sempre legato a te.
Mentre la mia anima era così teneramente intenta all’adorazione di Sashenka, suonarono alla porta e la fanciulla andò ad aprire.
Intanto nuove angosce si erano impadronite di me.
Ah! – dicevo a me stesso, colpito da un dolore penetrante, – costui che viene è il mio rivale: se lui sarà felice, quali torture per me! Se sarà amato e dovrò a lui la mia liberazione, sarà un colpo terribile per me doverla lasciare dopo che ha ispirato tali sentimenti in me!

Assieme a Sashenka entrò nella stanza un giovane dal volto radioso.
Più egli mi appariva degno di piacere, più il mio odio contro di lui era eccitato, e fu moltiplicato per il modo affettuoso con cui Sashenka lo salutò. La confusione, l’amore e la paura erano di volta in volta raffigurati sul viso dei due giovani, mentre parlavano degli scacchi e sistemavano i pezzi sulla scacchiera. Ivan sembrava agitato al pari di lei, ma dai suoi  modi timidi e rispettosi immaginai che, anche se era già amato, non era stato ancora toccato dalla fortuna. Ma nonostante la sua timidezza e la sua estrema giovinezza questa non sembrava essere la sua prima storia d’amore, e cominciai a sperare che da questa avventura avrei raccolto solo il minore dei due mali.
Ah, Ivan! – Sashenka gli disse con emozione, –  non capirò mai niente degli scacchi!
Nemmeno io ne capisco troppo, – rispose Ivan, gettandosi in ginocchio –  mi sono offerto di insegnarti solo per stare vicino a te, perché senza di te non posso vivere, e ringrazio gli dei che mi hanno dato la possibilità di rimanere per poche ore solo con te.
Ah! –  disse Sashenka prontamente, – non ti aspettare che io rimanga più a lungo sola con te in questa stanza, su questo divano. Potremmo uscire e continuare il nostro colloquio su una panchina del giardino pubblico!
Sashenka, – ribatteva Ivan, – come è possibile che la gioia di essere sola con me è stata subito soppiantata dal pentimento per avermi concesso questo grande favore?
Ma, – ella rispose con imbarazzo, – non potrei parlare con te da qualche altra parte? E, se mi ami, come dici, come puoi insistere per chiedermi qualcosa che io sono riluttante a concedere?
Ivan, senza rispondere, aveva sequestrato una delle sue mani e la baciava con tanta passione come avrei voluto fare io. Sashenka lo guardava languidamente: sospirò, ancora sotto l’effetto del sogno che aveva fatto. Più disposti ad amare a causa dell’impressione che il sogno le aveva lasciato, ogni volta che i suoi occhi si voltavano verso Ivan diventavano più morbidi, e a poco a poco ebbero riacquistato nuovamente quella fascinosa languidezza di cui il mio amore li aveva circonfusi poco prima.

Anche se lei provava un grande piacere nel vedere Ivan in ginocchio, gli ordinò di alzarsi. Lungi dall’obbedirle, lui le strinse la mano con una così tenera espressione, e così vivace delizia, che Sashenka sospirò.
Ah, Ivan, – diceva, molto turbata, – andiamo via di qui, te ne prego!
Vuoi sempre avere paura di me, Sashenka? – chiese Ivan a bassa voce. – Ah, Sashenka, quanto poco ti importa del mio amore! Che cosa si può temere da un amante che ti adora, che da quando ti ha vista è stato preso dal tuo fascino e che da allora, mosso dall’amore per te, ha voluto vivere per te sola? Sashenka, – aggiunse, versando calde lacrime, – guarda come mi hai ridotto!
Come ebbe detto queste ultime parole fissò i suoi occhi in quelli di lei che erano pieni di lacrime. Mentre lo guardava con uno sguardo languido,  lei disse con voce soffocata dalle lacrime che cercava di spingere indietro: Ah, crudele! Ho meritato forse i tuoi rimproveri? E quali prove posso darti del mio amore, se, dopo tutte quelle che hai avuto, ancora dubiti di me?
Se mi amassi, – egli rispose, – non vorresti altro che dimenticare te stessa con me in questa solitudine. Quale altra paura dovresti avere, oltre quella di essere disturbati?
Ahimè! – rispose lei ingenuamente, – è proprio questa la mia più grande paura!
Ivan allora, saltò in piedi, corse alla porta e la chiuse a chiave.
Mentre tornava si scontrò con Sashenka che, indovinando quello che il giovane stava per fare, si era alzata dal divano per cercare di impedirglielo.
Lui la prese tra le braccia, e, nonostante la resistenza opposta da Sashenka, la depose sul divano e si sedette accanto a lei.

Si guardarono l’un l’altro per un po’ senza dire nulla, ma Sashenka, sentendo aumentare il suo tumulto interiore, e temendo di non riuscire più a dominarlo, implorava Ivan, (ma così dolcemente!) di lasciarla andare.
Allora non vuoi proprio vedermi felice? – Lui le chiese.
Ah! – rispose lei, con una mancanza di equilibrio che non le ho mai perdonata, – tu sei già dentro di me, e poco prima che tu arrivassi lo eri ancora di più.
Ivan appariva sconcertato da queste parole e volle sapere da Sashenka cosa intendesse dire.  Ripetutamente la esortò a spiegarglielo, e, anche se lei era molto riluttante a dire altro, lui la invitò così teneramente, con tanta passione, che finì per scuotere la sua determinazione.
Ma se te lo dico, – disse lei con voce tremante, – te ne approfitterai!
Egli giurò che non se ne sarebbe approfittato, ma lo fece in modo così leggero che, lungi dal calmare le sue paure, lei ebbe la certezza che Ivan avrebbe mancato alla sua parola. Troppo confusa per essere in grado di vedere chiaramente, o troppo innocente per essere consapevole di tutta la forza della fiducia che stava per concedergli, dopo qualche debole resistenza alle sue sollecitazioni, gli confessò che solo pochi minuti prima del suo arrivo lui le era apparso in sogno, e questo le aveva provocato un’emozione e un’estasi di cui non aveva mai avuto nozione prima d’allora.
Ero forse tra le tue braccia? – chiese Ivan, stringendola nelle sue.
Sì, – rispose lei, girando su di lui gli occhi pieni di dolcezza.
Ah! – continuò lui in preda all’eccitazione, – in modo che in quel momento mi amavi più di ora!
Io non potrei amarti di più di adesso! –  rispose lei, – Ma avevo meno paura in quel momento.
E poi cosa è accaduto? – le chiese Ivan.
Ah, Ivan! – esclamò lei arrossendo, – posso solo dirti che eravamo più felici di quanto avrei mai immaginato che si potesse essere.
Sentendo questo, Ivan, non più in grado di controllare il suo ardore, e incoraggiato dalle confidenze di Sashenka, sollevatosi un po’, e chino su di lei, faceva di tutto per premere le labbra sulle sue.
A Sashenka forse questo non sarebbe dispiaciuto, se non avesse pensato che Ivan fosse intento solo al raggiungimento della propria felicità,  e per questo portava la sua audacia oltre tutti i limiti; ma questo lei non lo avrebbe mai potuto perdonare.
Ah, Ivan! – gridò, – cosa ne è stato delle tue false promesse?
La reazione irata di Sashenka scosse Ivan che pensò che forse non sarebbe più riuscito a raggiungere una conquista senza offendere la sua amata, e tenendo gli occhi a terra le disse tristemente:
No, per quanto crudele io possa essere, non voglio più essere fonte del tuo dispiacere. Se io ti fossi più caro, avresti senza dubbio avuto meno paura di farmi felice, ma anche se non posso più sperare di averti, io ti amo con la stessa tenerezza.
Dicendo questo egli si alzò dal suo fianco, e si precipitò fuori dalla stanza.
Temendo fortemente che Ivan potesse lasciarla, ma non osando richiamarlo indietro, lei rimase piangente sul divano con il volto nascosto tra le mani.
Resa inquieta dalla partenza del suo amante, lei era sempre attenta a scoprire che cosa ne fosse stato di lui, quando, Ivan, riportato indietro dal suo affetto, tornò nella stanza. Il sangue invase il suo viso al solo  vederlo ancora una volta, e lei ricadde indietro, su di me, e si lasciò andare a un profondo sospiro. Ivan corse a gettarsi in ginocchio, le prese delicatamente la mano, e non osando baciarla, la inondò con le sue lacrime.  Ah, alzati! – Sashenka gli ordinò, senza guardarlo.
No, Sashenka – lui rispose – ascolterò la mia condanna ai tuoi piedi! Una sola parola …! Ma tu stai piangendo! Ah, Sashenka! sono io la causa delle tue lacrime?
A queste parole Sashenka rispose stringendogli la mano e sospirando ancora più forte, e posò su di lui i suoi occhi resi ancora più belli dalle lacrime. L’emozione scritta nei suoi occhi era così semplice da leggere per Ivan come lo era stata per me.
Dei dell’Olimpo! – esclamò, lui abbracciandola con grande passione – allora mi hai perdonato?
Sashenka non disse nulla, ma, ahimè, Ivan senza aspettare una risposta stava andando a cercare sulla bocca di Sashenka le parole che lei non riusciva a pronunciare.
In quel momento sentivo solo il suono dei sospiri soffocati. Ivan aveva preso possesso di quella affascinante bocca dove la mia anima, per un tempo così breve, prima che arrivasse lui, aveva… Ma perché mi assale ancora un ricordo così amaro?
Sashenka si era gettata tra le braccia del suo amante: l’amore, e le vestigia dell’antica modestia la fecero diventare ancora più bella, e facevano risplendere il suo viso e i suoi occhi. Questa prima estasi durò a lungo.
Ivan e Sashenka respirando l’uno l’anima dell’altra, sembravano sprofondati in un letargo di gioia.
Ivan, dopo che ebbe posato un certo tempo sul seno di Sashenka, fu spinto da nuovi desideri che la fragilità della sua amante avevano fatto diventare più caldi; la guardava con gli occhi pieni di deliziosa ebbrezza che sgorgava dalla sua anima.
Sashenka, turbata dagli sguardi di Ivan, nascose il viso e sospirò.

Perché eviti il mio sguardo? –  le diceva Ivan – Ah! gira piuttosto i tuoi begli occhi verso di me, e leggi in fondo alla mia anima tutta la fiamma che hai acceso in me!
Poi lui la prese tra le braccia. Sashenka aveva ancora cercato di eludere le sue carezze, ma o lei non aveva cercato di resistere a lungo, o, ingannando se stessa, aveva pensato che stava ancora resistendo, in ogni caso Ivan fu presto contemplato come l’amore che aveva sempre desiderato.
Anche se l’estrema sensibilità di Sashenka l’aveva gettata in un dolce languore, non molto diverso da quello che il mio ardore aveva indotto in lei, e benché  lei guardasse Ivan con tutta la passione di cui era capace, sembrava iniziare a pentirsi di aver concesso troppo di se stessa per i suoi sentimenti, e cercò di ritirarsi dalle braccia di Ivan.
Ah, Sashenka! – mormorò lui – nel sogno che mi hai raccontato non hai avuto paura di farmi felice!
Ahimè, – rispose lei, – per quanto io possa amarti, senza l’influenza di quel sogno, senza la passione che ha messo nelle mie vene, non ti avrei concesso così tanto di me!

Ah, Sashenka! – interruppe Ivan –  se fosse vero che tu mi hai amato tu non avresti paura di confessarmelo, o almeno dovresti dirmelo in modo più completo. Invece di cedere solo timidamente al mio amore, avresti dovuto abbandonarti a tutti i miei desideri, e anche allora avresti dovuto pensare di non aver fatto abbastanza per me. Vieni! – continuò, gettandosi accanto a lei con un ardore che avrebbe ucciso la mia anima se un’anima potesse morire – vieni, lascia che si effonda la mia felicità!
Ah, Ivan! – La timorosa Sashenka rispose con voce esitante, – non ti rendi conto che mi stai disfacendo? Ahimè, hai giurato di essere così rispettoso! Ivan, è questo il modo di mostrare il tuo rispetto per colei che ami?
Ma le preghiere e le minacce non avevano effetto su Ivan il quale a mano a mano che il leggero abito di Sashenka cedeva sotto le sue mani e lasciava vedere un numero maggiore di tesori di bellezza diventava sempre più temerario, mentre lei non sapeva opporre che dei sospiri profondi.   Quando lei provava a celare agli occhi di lui una di quelle bellezze era costretta a scoprirne un’altra, e per difenderne una sola ne lasciava indifese molte altre.
Lei lo respinse con orrore, e lo tirò verso di lei con gioia.
Sashenka un momento era presa da vergogna per la sua arrendevolezza e un momento dopo era presa da vergogna per la sua riluttanza.  La paura di scontentare Ivan, le emozioni suscitate dalle sue estasi, l’esaurirsi delle forze provocato da una lotta tanto lunga, la indussero finalmente ad arrendersi.
Ivan, inebriato dal suo amore, e da tutti i fascini che avevo adorato, si preparò per completare la loro felicità. Sashenka si arrese ai rapimenti di Ivan, e anche se i nuovi impedimenti che ancora ostacolavano il loro amore ne ritardavano il compimento, questo non fece diminuire la loro felicità. I begli occhi di Sashenka versavano lacrime, la bocca aveva cercato di formulare una protesta, ma in quel momento la forza del suo amore le impediva perfino un sospiro.
Ivan, l’autore di tanti mali, sofferti, tuttavia, senza alcun odio, dei quali Sashenka si lamentava, quello stesso Ivan, era solo il più teneramente amato. Finalmente, un grido più forte che lei emise, una gioia più viva che brillò negli occhi di lui, dichiararono la mia infelicità e la mia libertà: e la mia anima, tutta racchiusa nel suo amore e nel suo dolore, fu trasportata in un turbine ai piedi di Venere per ricevere nuovi ordini e nuove catene.
duecuori

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Responses

  1. Mamma mia… Che meraviglia.

    • Sono contento che ti sia piaciuto. Grazie per la tua benevolenza.
      Ciao : )

      • Sedotta dal carattere cosmopolita dei protagonisti. 😀

  2. sedotta anche io…

    • io ero rimasto incantato dall’idea base del romanzo, dopo averne letto un riferimento in Passo di danza (Antic Hay) di Huxley (un personaggio, Mercaptan, possiede un sofà in cui è racchiusa l’anima di Crébillon) ma poi me n’ero dimenticato.
      Ciao : )

  3. @ icalamari – i protagonisti sono russi per un omaggio agli scacchi ; ) Nel testo originale il prigioniero Amanzei, la bella Zeinida e il focoso Phlebas sono indiani.
    Ciao : )


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