Pubblicato da: scudieroJons | agosto 2, 2012

La canzone di Talete

Non si volta chi a stella è fiso
Leonardo da Vinci

 

Alzo gli occhi mentre cammino
Perciò le lacrime non cadranno
Ricordando quei giorni felici di primavera
Ma stasera sono solo
Alzo gli occhi mentre cammino
Conto le stelle con gli occhi pieni di lacrime
Ricordando quei giorni felici d’estate
Ma stasera sono solo
La felicità si trova al di là della felicità
Le nuvole sono sopra il cielo
Alzo gli occhi mentre cammino
Perciò le lacrime non cadranno
Anche se il mio cuore è pieno di dolore
Questa sera sono solo
Ricordando quei giorni felici d’autunno
Ma stasera sono solo
La tristezza si nasconde all’ombra delle stelle
La tristezza si annida all’ombra della luna
Alzo gli occhi mentre cammino
Perciò le lacrime non cadranno
Anche se il mio cuore è pieno di dolore
Questa sera sono solo…

Talete è il primo filosofo distratto a cadere in un pozzo, in una notte serena della prima metà del sesto secolo a.c.; la storia è ricordata nel Teeteto di Platone

Socrate: Quello stesso, o Teodoro, che si racconta anche di Talete, il quale, mentre stava mirando le stelle e avea gli occhi in su, cadde in un pozzo; e allora una sua servetta di Tracia, spiritosa e graziosa, lo motteggiò dicendogli che le cose del cielo si dava gran pena di conoscerle, ma quelle che avea davanti e tra i piedi non le vedeva affatto. Questo motto si può ben applicare egualmente a tutti coloro che fanno professione di filosofia. Perché il filosofo in verità non solo non si avvede di chi gli è presso, né del vicino di casa che cosa faccia, ma nemmeno, si può dire, se è uomo o altro animale; ma se si tratti invece di ritrovare che cosa l’uomo è, e che cosa alla natura dell’uomo, a differenza degli altri esseri, conviene fare e patire, egli adopra in codesto ogni suo studio. Mi capisci ora, Teodoro, o no?
Teodoro: Sì, capisco; e dici bene.
Socrate: Ebbene, amico mio, quando un uomo simile, o in privato o in pubblico, si trovi, come dicevamo in principio, a contatto con qualcheduno; e sia costretto, o in tribunale o altrove, a ragionare di ciò che ha tra i piedi e davanti agli occhi; ecco che cade anche lui, per sua inesperienza, dentro ai pozzi, e si impiglia in difficoltà d’ogni sorta, suscitando il riso non pur delle serve di Tracia ma di tutta la gente, perché la sua goffaggine è straordinaria e gli fa fare la figura dello scimunito.

Un filosofo moderno ha un’opinione diversa sull’episodio:

Si raccontano vari aneddoti relativi alle conoscenze e occupazioni astronomiche di Talete: «Guardando in cielo per osservare le stelle, egli sarebbe caduto in un fosso, e la gente lo avrebbe canzonato, meravigliandosi come mai potesse conoscere le cose del cielo chi non vedeva neppure ciò che aveva davanti ai piedi». La gente ride di queste cose, e ha il vantaggio che i filosofi non possono ribatter nulla; ma non capisce che i filosofi ridono di essa, che certamente non può cadere in un fosso, giacché vi si trova in perpetuo, incapace com’è di guardare verso l’alto.
(Hegel, Lezioni di storia della filosofia, I, 192)

Anche Baltasar Graciàn aveva trattato questo argomento con il suo consueto spirito pratico, esprimendo un’opinione che ritengo  condivisibile.

Oggi la figura del filosofo caduto nel pozzo è rappresentata dal ministro Elsa Fornero che è giunta al governo per i suoi titoli accademici ma si sta dimostrando assolutamente digiuna della vita pratica delle persone comuni.

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