Pubblicato da: scudieroJons | giugno 30, 2012

Di fronte alla regina

E’ da poco passata la mezzanotte e mi trovo sul rondò di fronte al mare, nel centro di Vilanova i la Geltrù. Prima di ripartire, il tassista mi ha indicato ripetutamente il punto dove si trova l’oggetto delle mie ricerche, ma il buio e la distanza mi impediscono di vederlo. Devo andare più vicino, ma decido di fare prima un giro della città per comprarmi da mangiare e per vedere se incontro Carmelina Scannapieco. Dopo un’ora passata a guardare nei locali ancora aperti e a cercare di indovinare in quale albergo ha preso alloggio la maestra, compro panini e birra e mi incammino verso la spiaggia. In pochi minuti percorro la comoda stradina di cemento che unisce il viale alberato alla piazzola situata sulla diga foranea che ospita il basamento della statua, e finalmente arrivo al cospetto di Pasifae, che mi appare circonfusa e splendente della luce lunare. Le sue mani, unite a trattenere i capelli, e forse anche un’estasi che diventa sempre più irrefrenabile, la torsione del busto e la mobilità delle gambe mi provocano una grande emozione.

Ho l’impressione di trovarmi di fronte a una creatura viva, e mi pare anche niente affatto estranea, e le sue movenze, immortalate nel bronzo per superare i millenni, mi danno la sensazione che sia in attesa di una forza misteriosa che stia per emergere dal mare.
Rimango incantato a guardarla, e solo dopo parecchio tempo incomincio a mangiare.
Dopo, non ho più voglia di tornare in città e mi preparo a passare la notte in compagnia della regina, sul basamento, sotto la grande mole della vacca di bronzo, con lo zaino per cuscino e col fragore delle onde che si frangono sugli scogli. Ogni volta una nuvola di acqua salata mi avvolge, portata dal vento, e mi addormento con l’immagine della regina negli occhi.
L’alba mi sorprende per lo splendore abbacinante della sua luce violenta e per l’intensità del calore del sole. Girando attorno alla statua posso finalmente ammirare da tutti i lati la sua arcaica bellezza e posso leggere le iscrizioni sui lati del basamento. Una di queste dice: Pasifae, figlia del Sole, fu invasa da una folle passione per il toro più bianco della mandria del suo sposo Minosse, re di Creta.

pasifae
Quando sulla spiaggia cominciano ad arrivare i primi bagnanti decido di ritornare sulla strada, per non attirare troppo l’attenzione con il mio abbigliamento da città stropicciato e impolverato. Dopo aver preso un caffè rimango seduto al tavolino esterno di un bar da dove posso vedere tutti quelli che passano per andare in spiaggia, sperando che tra loro ci sia anche la maestra Scannapieco. Devo aspettare fino alle dieci e finalmente la vedo arrivare. Indossa un variopinto caftano lungo, aperto sul davanti, e la visione della sua pelle candida e dei suoi capelli neri mi provocano il consueto effetto: il mio cuore compie un balzo e smetto di respirare. Sto quasi per alzarmi e andarle incontro, ma mi trattengo, per il desiderio di osservarla per qualche minuto mentre lei non mi ha ancora visto. La seguo con lo sguardo mentre discende i pochi gradini che conducono alla spiaggia e si avvicina alla fila di ombrelloni che portano i colori di uno degli alberghi cittadini.  Poi Carmelina si toglie il caftano ed estrae un libro dalla borsa, si adagia su un lettino, all’ombra, e incomincia a leggere. La lettura è spesso interrotta da lunghe pause, durante le quali la maestra non gira le pagine,  e ho l’impressione che durante queste pause i suoi occhi, dietro gli occhiali da sole dalle lenti ambrate, siano chiusi, e i suoi pensieri siano rivolti a momenti passati della sua vita, a suo figlio Elementare Giosuè Carducci, e forse anche a me. Sto quasi per decidermi ad andare da lei, quando la vedo scuotersi, gettare il libro nella borsa, estrarne un grande pettine colorato e con quello in una mano tirarsi i capelli all’indietro, mentre con l’altra mano li blocca.
Mentre compie questa operazione il suo atteggiamento è assorto, il suo sguardo è fisso verso il mare e solo le sue gambe si sollevano e si muovono armoniosamente, compiendo una silenziosa danza nell’aria. Guardo oltre le file di ombrelloni, dove mi sembra che sia rivolto lo sguardo di Carmelina, e vedo a un centinaio di metri di distanza un giovane surfer, dal fisico atletico e dal costume bianco che compie spericolate evoluzioni sulla cresta delle onde, prima che vadano a infrangersi sulla battigia. Le gambe di Carmelina seguono, forse senza che lei stessa se ne accorga, quelle evoluzioni agili e potenti insieme.
Ho compreso la ragione di quella sensazione di familiarità provata alla vista della statua e di colpo mi vedo seduto allo stesso posto dove in un giorno d’estate di molti anni fa dovette trovarsi lo scultore Oscar Estruga, nativo di Vilanova, che stava cercando la modella per un’opera mitologica che avrebbe voluto donare ai suoi concittadini. Mentre mi alzo per raggiungere Carmelina mi sembra di sentire la stessa fiamma ispiratrice che aveva infiammato l’artista, che finalmente aveva visto in quella bella turista straniera la modella ideale per la sua regina Pasifae. Per questo, arrivato a fianco della signora Scannapieco le dico:
– Buenos días, señora. ¿Me permite una pregunta? ¿Usted está mirando el toro blanco?
– Eh? Cosa? Ah, sei tu Jons! Come sono contenta di vederti! Ma… come mai sei qui? Come hai fatto a trovarmi?
E mentre mi dice questo Carmelina mi  buttta le braccia al collo e mi bacia, lasciandomi come sempre senza fiato.
– Ho seguito le tue indicazioni, – le rispondo quando riesco di nuovo a parlare, – a proposito, ti ho riportato questo…
– La mia Pasifae! Grazie, Jons, credevo di averla perduta. Non sai quanto sono felice di averla ritrovata! Aiutami a indossarla!
Poi diventa pensierosa.
– E quelle parole che mi hai detto… sono le stesse parole di… allora hai parlato con Oscar?
– No, non lo conosco, non l’ho mai incontrato. Sul depliant turistico è scritto che vive a Madrid. E forse quelle parole le ho lette in un libro. E così, mi avevi rivelato che tua nonna aveva fatto la modella per uno scultore scandinavo e non mi avevi mai detto che anche tu avevi fatto la modella.
– Come potevo dirtelo? Non l’ho mai detto a nessuno. Se fosse venuto a saperlo la buonanima di Umberto avrebbe fatto il pazzo, e figuriamoci i guai che avrei avuto se l’avesse saputo qualcuno della scuola. Perciò non ne ho mai parlato con nessuno, e anche Oscar mi promise che non avrebbe mai rivelato il nome della modella. Io ero indecisa, non volevo accettare, ma lui mi supplicava di aiutarlo, voleva solo me, perché per lui ero la Pasifae perfetta. All’inizio però non riusciva a ritrovare l’ispirazione, diceva che non ero più la stessa che aveva visto in spiaggia. Poi capì, e allora mi portò nella sua casa in vista del mare. Mentre posavo potevo vedere i surfisti che volavano sulle onde. Ce n’era uno, Jons, che era bellissimo, mi infondeva una sensazione di forza e di agilità, mi faceva impazzire mentre lo guardavo, mi sembrava di stare con lui sulla tavola da surf. E così, come disse Oscar, la vera Pasifae era tornata.

Lavorò giorno e notte per una settimana intera, per completare il lavoro in tempo, prima che mi finissero i giorni di ferie.
– Hai fatto bene, è una statua bellissima e quando l’ho vista ho provato una grande emozione, e adesso capisco meglio il perché.
– Grazie, Jons, mi togli un peso. Ma cosè quest’odore di mare che hai addosso? Hai dormito con una sirena?
– Quasi. Non ho ancora avuto il tempo di cercarmi un alloggio e di mettermi in ordine.
– Allora vieni nel mio albergo, ti farò dare una stanza al mio stesso piano, e dopo possiamo pranzare assieme in camera mia.
Mi affido totalmente al talento organizzativo della maestra, e dopo che lei ha dato precise disposizioni al portiere, alla lavanderia e al ristorante, le consegno i miei abiti da rimettere in ordine e mi infilo sotto la doccia, con la promessa che la raggiungerò tra un’ora, in camera sua, per il pranzo.
La doccia raggiunge il suo scopo e mi rimette in ordine anche le idee, dopo tante emozioni, e in questo modo mi posso accorgere più agevolmente che i problemi non sono finiti. Ho già sentito passare il cameriere col carrello portavivande, dovrei sbrigarmi ad andare a pranzo, ma non ho niente da mettermi.
Mi è capitato a volte di pranzare senza cravatta, ma non mi è mai accaduto di farlo senza tutto il resto del vestiario, e non so come fare. Ma la mia indecisione dura solo un attimo. Mi drappeggio sul corpo un grande telo da bagno, e con la gravitas di un Antico Romano in toga corta, modello otium, vado a bussare alla porta di Carmelina Scannapieco.
– Avanti! – mi arriva la sua voce dall’interno.
Entro e chiudo la porta, e subito dopo sono sorpreso di trovarmi immerso nella penombra. Le persiane sono chiuse, le tende tirate, e quando i miei occhi si abituano alla semioscurità riesco a vedere solo la tavola apparecchiata con a fianco il carrello portavivande, ma non riesco ancora a vedere la maestra.
Improvvisamente uno splendore di carni mi investe e mi trovo di fronte alla regina Pasifae, la Splendente. Se ne sta adagiata sul letto, il busto leggermente inarcato, le mani sulla nuca, a trattenere i capelli inanellati, i seni svettanti con i capezzoli eretti, il ventre palpitante. Le sue gambe si muovono davanti a me in una danza ammaliatrice, il suo respiro affannoso assomiglia al mugolio di un animale marino, i suoi occhi fissano i miei e quasi mi impediscono di muovermi.
Mi avvicino cautamente al letto per chiedere alla regina se non ritenga opportuno mettersi a tavola, ma lei lestamente mi strappa la mia toga improvvisata, e dopo esseri messa carponi sul letto si copre con il telo, come se fosse una pelle di vacca, lasciando scoperti, e offerti al mio sguardo, ormai diventato ferino, i suoi glutei candidi e le sue bianche cosce.
Un suono inarticolato esce dalla mia gola mentre abbraccio la bianca giovenca che è davanti a me, e lei mi risponde, nella stessa lingua, l’antica lingua minoica. Le nostre voci si inseguono, si accavallano, alternativamente si sovrastano reciprocamente, e aumentano sempre più di intensità, mentre Carmelina e Jons, poco distanti, parlano d’amore, sussurrando.
A sera, nel ristorante dell’albergo, mentre prende le ordinazioni, il maitre ci chiede se abbiamo avvertito anche noi, verso l’ora di pranzo, l’inquietante fenomeno costituito da impressionanti muggiti ultraterreni, che hanno diffuso una certa inquietudine tra gli altri ospiti dell’albergo. Gli ho suggerito di accennare ai clienti dell’antica leggenda del toro di Poseidone, che periodicamente sorge dalla spuma del mare per materializzarsi nella camera di qualche fortunata turista romantica.

FINE

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