Pubblicato da: scudieroJons | gennaio 4, 2012

Al Parlamento del Pueblo

Da due giorni Jons quasi non chiudeva occhio.
Non appena riusciva a prendere sonno lo assaliva un incubo angoscioso, sempre lo stesso: Carmelina Scannapieco, la sua maestra, in costume succinto da Poison Ivy e languidamente avvinta come l’edera ad un supereroe Marvel, durante il veglione di Capodanno. Ogni volta si svegliava di soprassalto in un bagno di sudore freddo. L’azione congiunta della gelosia e della privazione del sonno lo stava lentamente devastando. Perciò la sera dell’ultimo dell’anno, mentre tornava a casa, si sentiva disfatto dal sonno e non ebbe nemmeno la forza di meravigliarsi quando a un semaforo lo affiancò a destra una potente moto guidata da uno Zorro, completo di spada, mantello nero e cappello dello stesso colore gettato sulle spalle, dietro il casco.
Non era ancora scattato il verde che alla sua sinistra una macchina nera lo superò e attraversò l’incrocio con il semaforo rosso. A Jons parve che nel posto del passeggero fosse seduto Batman, e l’istante dopo decise che doveva smettere di pensare alla maestra e farsi una bella dormita, se non voleva impazzire.
Quando si accese il verde la moto balzò in avanti con un rombo assordante e Jons si accodò, guidando prudentemente sul selciato a tratti sconnesso.
Non c’erano altre macchine davanti a lui, pertanto, pochi secondi dopo, vide distintamente che la macchina nera, raggiunta dalla moto, l’aveva stretta contro il marciapiede e il centauro vestito da Zorro era caduto rovinosamente. Jons riuscì a frenare prima di investirlo e accese le luci di emergenza. Sceso dall’auto si avvicinò al motociclista per domandargli come stava. Zorro gli rispose da dentro il casco che gli faceva solo male un piede, e Jons lo riferì per telefono al centralino dei soccorritori.
Mezz’ora dopo Jons, dopo aver parcheggiato la moto, raggiunse il ferito al pronto soccorso per consegnargli le chiavi, e vedendolo affranto si fermò a scambiare due parole con lui.
“Però, anche lei, andare in moto a quest’ora! Lo sa che ci sono tanti ubriachi in giro.”
“No, secondo me non erano ubriachi – ribattè sempre più afflitto Zorro – quelli che mi hanno speronato dovevano essere il preside e il bidello. Mi avevano già minacciato in passato…”
“A me è sembrato che fosse Batman, ma certamente mi sbaglio – replicò Jons – di sicuro non erano normali…”
“Lo dicevo io! – l’interruppe l’infortunato agitandosi – Stanno andando al veglione. Dove ci sono le maestre.”
“Cosa c’entrano le maestre?” – domandò Jons allarmato.
“Il preside va per rimorchiare e non vuole che ci vada anch’ io, perché gli frego sempre la maestra più bella.”
Jons fece un gesto vago con la mano come se volesse dire: Che sarà mai!
Zorro fece la faccia offesa dell’incompreso.
“Lei non può capire, perché se non ha mai fatto l’amore con una maestra non può sapere certe cose… Non può conoscere la dolcezza, la dedizione… Quel farabutto!  Non posso stare qui, devo andare. Dottore, – si rivolse ad un infermiere che gli stava sistemando la flebo – voglio firmare per uscire…”
“In questo momento il medico di guardia è impegnato, – rispose l’infermiere, – e lei non può andare da nessuna parte. Ha una caviglia lussata, una leggera commozione cerebrale ed è sotto sedazione. Tra poco lei dormirà.”
Jons rimase qualche minuto a guardare alternativamente le palpebre del ferito che vincevano la loro battaglia per chiudersi e il mucchietto di stracci neri nell’armadietto semiaperto, e intanto una rovente gelosia prendeva nel suo cervello il posto del sonno.
Un’ora più tardi uno Zorro sbarbato di fresco e con i baffi assottigliati e anneriti si affacciava dalla balconata che sporgeva sul salone delle danze del Parlamento del Pueblo.
La serata era già iniziata e in quel momento i ballerini stavano volteggiando in una danza che a Jons sembrò una salsa. Quello che vide riempì di disperazione l’animo di Jons: sulla pista almeno venti Poison Ivy, con regolamentare body di foglie verdi e chioma rossa, agitavano freneticamente all’incirca quaranta glutei, ciascuna davanti al proprio ipnotizzato cavaliere. “Adesso come faccio a trovare Carmelina?” pensò Jons, stringendo nervosamente la mano sull’elsa della spada. Aveva dovuto tirare fuori la sua vecchia spada dall’armadio, perché la fragile spada di plastica e latta che faceva parte del costume si era irrimediabilmente piegata nell’incidente.  In un momento in cui la musica era cessata e i ballerini si erano fermati, Jons notò che nella massa di persone si distinguevano alcuni personaggi vestiti con colori accesi. Erano le Harley Quinn, che, in onore al personaggio che rappresentavano, si muovevano freneticamente tra i vari capannelli composti da Poison Ivy, Wonder Woman, Catwoman, Batman, Superman, Ironman e altri personaggi della Marvel.
“Devo avvicinarle tutte, non c’è altro da fare.” si disse Jons mentre scendeva le scale che portavano alla sala. Passando vicino al buffet strappò da un addobbo floreale una rosa rossa, che risultò essere finta. Con la rosa in mano si avvicinò a una Ivy che poteva essere la maestra Scannapieco e posandole leggermente la mano sulla schiena le disse, col sorriso più seducente che gli riuscì di fare: “Permette questo ballo?” Voltandosi, Ivy proruppe in una risatina e disse: “Che carino!” Ma la voce non era quella che Jons si aspettava e i polpastrelli della sua mano avevano dato segnale negativo. “Un momentino solo! Pardon!” farfugliò Jons e si precipitò verso un’altra Poison Ivy, e ripetè la cerimonia.
Dovette correre all’impazzata tra almeno una decina di rosse Ivy, e quando arrivò davanti a quella che era quasi circondata da supereroi di ogni foggia, stava per porgerle il fiore e ripetere il solito invito, quando un intenso profumo che conosceva lo bloccò. Rimase fermo con il braccio teso e la rosa in mano. Lei lo guardò e reagì prontamente. “Sì, grazie!” gli disse Ivy, e gli strappò di mano la finta rosa. Jons sentì le finte spine entrargli nella vera carne della mano e del cuore. Quando ebbe posato la mano sulla schiena della donna le sue dita trovarono il piccolo grumo di cotone che cercavano, e subito il cuore di Jons fu inondato di felicità e contemporaneamente la sala fu inondata dalle note di un tango, mentre le luci si abbassavano.
Carmelina aveva appoggiato la fronte sulla guancia rasata di fresco di Jons e il suo orecchio poteva percepire tutto il tumulto che gli agitava il cuore mentre la stringeva tra le braccia.  La mano di Jons esercitava una leggera pressione sulla schiena della maestra che si faceva condurre dal suo partner durante la camminata o eseguiva i suoi passi adorni con la  docilità di chi vorrebbe essere condotta allo stesso modo anche nella vita.
Di tanto in tanto il suo seno si sollevava in un profondo sospiro e premeva con morbida forza contro il torace di Jons, il quale, piegando leggermente il capo verso di lei, posò le labbra sulla palpebra della signora Scannapieco, mimando un tenero bacio.
La maestra trasalì. La sua mano si sollevò per andare a toccare il volto di Jons, il quale si era felicitato con se stesso per aver avuto l’idea di tagliarsi la barba. Con quell’accorgimento, e anche per la presenza della maschera e dell’ampio fazzoletto nero che gli fasciava il capo, sperava che Carmelina non lo riconoscesse.
Le dita della signora Scannapieco percorsero tutta la linea di quel mento sconosciuto, poi i polpastrelli accarezzarono quelle labbra mai viste prima, seguendo tutto il disegno della bocca. Alla luce intermittente delle lampade stroboscopiche Jons vide il volto della sua Ivy che si arrovesciava all’indietro e vide la sua  bocca socchiusa che si offriva al bacio.

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Responses

  1. You know I love your blog!!!

  2. Also I … mister @Jons, is a beautifull parson ! 😀


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