Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 30, 2011

Poison Ivy in IV A

“Facciamo quattro strati?” chiese speranzoso Jons.
“No, Jons – era stata la secca risposta di Carmelina Scannapieco – vanno bene tre strati, e non ti azzardare a fare di testa tua.”
Jons ci provava sempre, anche se sapeva in anticipo la risposta. Ma in fondo se la maestra non voleva ammirare la sua abilità nel ricavare quattro strati, con tre tagli in un pan di spagna nemmeno troppo alto, voleva dire che non si meritava tanto onore. Un po’ imbronciato per il rifiuto si accinse ad eseguire un doppio taglio per la farcitura della torta.
Mentre eseguiva i tagli, la maestra Scannapieco si era allontanata e tornò poco dopo con una foto.
“E’ tutta macchiata! – osservò Jons – Che è successo!”
“Hai visto che sfortuna?! – replicò la maestra – Un giorno che avevo la foto sul tavolo, Elementare ha rovesciato la scodella col caffellatte. Puoi fare qualcosa?”
“Ci voglio provare. Con i nuovi programmi di fotoritocco si possono fare tante cose… Ma chi sono queste?”
“Come, non ci riconosci? Siamo io e le mie colleghe della vecchia scuola, quella che adesso non c’è più. Eravate in quarta, tu ed Elementare, e quell’anno abbiamo deciso di fare una festa di fine anno in costume da personaggi dei fumetti. Io sono questa, vestita, beh, insomma, da Poison Ivy; questa piccolina è Michela, la maestra della terza, mascherata da Harley Quinn; poi c’è la Franca che fa Catwoman e la Luisa che è vestita da Zatanna. Ci siamo tenute in contatto dopo il trasferimento nelle altre scuole, e quest’anno vogliamo festeggiare l’anniversario andando al veglione di Capodanno con gli stessi costumi di quella volta.”
“Avete comprato dei costumi uguali?” era stata l’ingenua domanda di Jons.
“Quando dico gli stessi, – aveva puntualizzato in tono severo la maestra, mentre finiva di farcire la torta e iniziava a ricoprirla con una glassa di cioccolato – intendo dire che sono proprio gli stessi.”
“Pensavo che forse… la taglia… il tessuto… insomma, volevo dire… che non sei sicura che ti stia ancora bene…”
“Per questo ti ho fatto venire: mi devi dare un giudizio sul costume. Mi devi dire se non è troppo antiquato e se ti sembra che possa ancora indossarlo con eleganza.”
“Allora ti devi spogliare? Va bene, cercherò di non guardare.”
La signora Scannapieco assunse l’espressione più dolce che Jons avesse mai visto. Gli si avvicinò e gli ravviò il ciuffo eternamente ribelle, mentre diceva: “Jons, a volte mi chiedo come ho fatto a darti tutti quei nove e quei dieci, visto che sei così lento a capire le cose.
Tu devi guardare, se no come fai ad esprimere un giudizio? Sono stata la tua maestra, Jons, e lo sai che ti considero come un padre. Adesso vado di là e comincio a indossare il costume. Tu finisci di pulire questa terrina con la crema e quella pentola con il cioccolato, e poi vieni di là che mi serve una mano per chiudere la lampo.”
Mentre eseguiva il compito abitualmente svolto da Elementare, il quale era temporaneamente all’estero per lavoro, Jons ripensava alla strana logica della maestra e mentre mangiava ogni tanto tracciava nell’aria segni sconsolati con il cucchiaio.
Quando entrò nella camera della maestra questa era davanti allo specchio, inguainata per metà nel costume verde, e si teneva con le mani il bustino sul petto.
Guardandola Jons fu immediatamente colpito dalla snellezza nervosa delle gambe e fu solo leggermente allarmato dalla pericolosa tensione del tessuto elastico sui glutei formosi di Carmelina. Ma fu tranquillizzato dal fatto che la stoffa sembrava in grado di resistere.
“Adesso rimane solo da chiudere la lampo.” pensò Jons mentre si avvicinava alla maestra.
“Adesso rimane solo da chiudere la lampo. – disse la signora Scannapieco, guardandolo nello specchio – Sei capace di farlo?”
“Lo sai che so fare tutto! – replicò nervosamente Jons, mentre sentiva la fronte imperlarsi di gocce di sudore – Fammi vedere!”
La chiusura lampo iniziava poco sotto il coccige di Carmelina, e questo permise a Jons di introdurre un dito per afferrare il corpo della navetta e per trascinarla verso l’alto senza usare la piccola maniglia che la faceva incespicare ad ogni passo.
Lentamente la lampo si stava chiudendo e già era stato superato il giro vita quando con orrore Jons si accorse che la cucitura stava cedendo e un piccolo occhiello si era aperto sulla candida pelle di Carmelina.
“Ferma, ferma! Si sta rompendo! – gridò Jons che non era stato mai così sconvolto in vita sua – Che devo fare? Dimmi che devo fare!”
“Prima di tutto calmati! – reagì con fastidio la maestra, – Lasciami guardare.” Girata verso lo specchio osservava attentamente il danno.
Puntuale arrivò la soluzione: “Non è niente, Jons, queste cuciture a macchina fanno di questi scherzi. Però bisogna fermare il filo, se no si disfa tutto. Adesso ti prendo l’ago…” “Che ago?! Questo non era negli accordi, io dovevo solo guardare…”
“Non hai appena detto che sai fare tutto? – a Jons parve di notare una punta di sarcasmo nella voce della maestra – Tieni l’ago! Lo vedi quel filo che pende a fianco della lampo? Adesso con quel filo infila l’ago e poi fermalo con qualche punto nella zona scucita. Mettiti gli occhiali.”
Jons eseguì meccanicamente, e stando in ginocchio cercò di infilare l’ago.
“Se non ci riesci, perché il filo è tutto arricciato, devi prima umettarlo.” “In che senso umettarlo? Sto già sudando, non basta?”
Vide con terrore che alcune gocce di sudore, cadute dalla sua fronte, erano stillate sui glutei della maestra, e dopo un esitante zigzagare si erano tuffate nel solco, prima che lui potesse fare nulla per fermarle. Si accorse allora che da quella stretta voragine esalava il profumo che alcuni giorni prima aveva regalato alla maestra. Quel profumo, mescolato all’odore della pelle di Carmelina lo inebriava e gli toglieva ogni forza.
“Devi passare il filo tra le labbra umide, per farlo stare dritto, per poterlo infilare…” “La vuoi piantare? – Jons stava per perdere la calma – Ho capito! Non occorre che mi spieghi i minimi particolari. Guarda che io a scuola avevo tutti nove e dieci ed ero considerato un vero genio. E non ridere, perché sennò rischio di pungerti… Ecco fatto!  Il filo è fermato. Ora la lampo… Ecco, è chiusa.”
Jons si accasciò distrutto, e si aprì il colletto per respirare. Poco più in là Carmelina si rotolava sul tappeto. Sembrava che rantolasse, ma Jons si accorse con un misto di sollievo e di delusione che stava ridendo.
Poco dopo lei si era rialzata e si guardava allo specchio: “Mi sembra che possa andare. Vero, Jons? Guarda qua: hai dato solo pochi punti eppure sei riuscito a fare il nodo. Senti!”
Jons passò le dita sulla cucitura e sentì la piccola asperità costituita dal grumo di cotone. Stava per fornire le sue giustificazioni, ma la maestra gli fece segno che non occorreva. “Sei stato bravissimo, – gli disse, – ma sei sempre il solito disordinato. Quante volte ti devo dire che il fiocco deve essere sempre in ordine?”
E con infinita dolcezza gli fece il fiocco con i due lembi della cravatta.

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Responses

  1. Ti auguro un bellissimo anno scudiero.
    Ti abbraccio tanto.

    • Auguri di un Felice Anno anche a te.
      Ti abbraccio con affetto.
      Ciao : )

  2. Jons, il fiocco con la cravatta…naaaaaaaaaaa

    • Hai ragione. Ho tutte le cravatte rovinate.
      Ciao : )

  3. Scusami la disgressione, mio fedele Amico, ma mi sembra che, di codeste ragassuole in maschera e costumino, tutte e quattro belle e polpute qual carnosi petali di un’ orchidea, io sceglierei la più alta, quella rossocrinita, e Tu @Jons, quale vorresti prenderti ??? 😳

    • Approvo la tua scelta, Amico cavaliereerrante. E siccome la bellezza rossocrinita e inguainata nel costume da Poyson Ivy altri non è che la maestra Carmelina Scannapieco, insostituibile compagna di avventure di Jons, mi vedo obbligato a scegliere lei, onde evitare di essere fatto oggetto di lanci di prezioso vasellame.
      Ciao : )

  4. La tua compagna ?!? 😯
    Ah ah ah ah … 😆 … meu Amigu, ma non sarai geloso, visto che ‘sta bellissima e polputa ragazzona rosso-crinita piace moooolto anche a me ??? 😀

    • Compagna di avventure immaginarie. La capigliatura rossa fa parte del costume da Poyson Ivy, ma di solito è mora. Per niente geloso, per merito degli antenati normanni, ma molto geloso, per colpa degli antenati longobardi.
      Ciao : )


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