Pubblicato da: scudieroJons | dicembre 28, 2011

Creatori

Per una volta, con la sua risposta alla lettera su D di La Repubblica, Umberto Galimberti mi ha veramente rinfrancato il morale, che era un po’ scosso per la diaspora a cui ci ha costretti Splinder.
Il filosofo rispondeva a una ragazza, forse precocemente resa cinica dalla vita, la quale si lamentava del fatto che l’amore non è altro che un innamoramento dell’immagine mentale che ciascuno di noi proietta su un’altra persona. E concludeva: “E se così fosse, quando la perfetta immagine mentale che addossiamo sulla persona amata crolla, cosa amiamo davvero di chi abbiamo di fronte?”
Galimberti non negava questa tesi, e citava le parole di Giuseppe Gentile: “Amore è volere. Se amiamo ciò che risponde all’ideale  è perché quell’ideale non c’è, e con l’amore vogliamo realizzarlo […] La persona amata è quella ricreata dal nostro amore. Essa, cioè, è un nuovo essere per noi fin da quando prendiamo ad amarla; ma si fa realmente un essere sempre nuovo, si trasforma continuamente in conseguenza del nostro amore, che agisce su di essa, conformandola a grado a grado sempre più energicamente al nostro ideale. Insomma l’oggetto dell’amore, qualunque esso sia, non preesiste all’amore, ma è da questo creato.”
Queste parole dovrebbero essere attentamente considerate da tutti coloro che periodicamente affermano di essere stanchi del virtuale e di voler andare alla ricerca della vita reale, dell’amore reale.
Sembrerebbe che questo non sia possibile, a meno di un autoinganno che porta a conseguenze generalmente molto più drammatiche di quelle che vengono causate da un innamoramento in rete.
Ma la vera ragione della felicità che mi ha procurato Galimberti sta nella sua considerazione conclusiva: “Detto questo, l’amore, che sembra alla portata di tutti, in realtà è prerogativa esclusiva dei creatori, che non accettano la realtà per come è data, perché la vogliono sognare più bella.
E in questo sogno insistono, non trascinati “passivamente” dalla “passione”, ma animati di continuo dalla voglia di godere della vicendevole trasformazione che accade a chiunque di noi sia investito dall’amore.”
Perciò,tutto considerato, cosa c’è di meglio per un Pigmalione e per la sua Galatea dell’immaginifico mondo del web?
Soprattutto perché in questo caso non è solo Pigmalione che ha il compito di scolpire e dare un’anima alla sua Galatea, ma anche da Galatea ci si aspetta che compia la medesima opera di reciproca creazione.

 

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Responses

  1. Bentornato Scudiero! Rieccoti in tutto il tuo splendore.
    L’amore è un fatto mentale che non conosce confini, nessun confine, però, ahimè, quando i sensi si accentuano chiedono conforto e lì solo il reale ha possibilità.
    Ciao 🙂

    • Il distacco da Splinder non è facile, e mi sto attardando un po’ su iobloggo che è molto simile, per cercare di lenire il dispiacere.
      Umberto Galimberti e la sua interlocutrice non hanno nemmeno sfiorato l’argomento internet. Loro parlavano della vita reale, e, secondo il filosofo, tutti noi, nel mondo reale, inventiamo, creiamo, plasmiamo continuamente l’oggetto del nostro amore. E’ probabile che anche le esigenze della carne vengano idealizzate e soccorse con le stesse modalità che a noi appaiono decisamente reali.
      A me sembra giusto restituire al mondo virtuale quella dignità che a volte viene disconosciuta, a causa di una superiorità, non sempre dimostrabile, dell’esperienza reale.
      Ciao : )

  2. Condivisibile il pensiero di Galimberti. Ci ho pensato su un pò, considerando i lunghi anni passati accanto al mio amato e in effetti mi rendo conto che c’è stato un “lavoro creativo” da parte di entrambi, e di più in certi periodi post-crisi (x così dire). E credo che se siamo qui è perchè continuiamo a trasformarci ognuno per sè, così come ognuno per l’altro, attraverso l’altro. Pigmalione e Galatea sul web? questo è un altro discorso, che non esclude quello precedente ma.. davvero può l’amore essere confinato esclusivamente in una dimensione strettamente virtuale in tutto e per tutto? Mah.. non ne sono sicura. Credo però che se travalicasse detti confini, Pigmalione e Galatea, avrebbero poche chance di sopravvivenza..
    Saluti
    Ars

    • Le considerazioni di Galimberti mi hanno ricordato quante volte ho sentito ripetere il proposito di abbandonare la ricerca di amore virtuale su internet per dedicarsi solo all’amore che si può trovare nel reale.
      Se quello che sostiene il filosofo moderno, (che è corroborato da altri pensatori più lontani nel tempo) è vero, si tratterebbe solo di un’illusione di realtà. A mia volta sostengo che in una corrispondenza che avviene con i moderni mezzi legati al web ci sia più realtà di quanto ce ne sia mai stata nelle corrispondenze del passato, che si alimentavano di rare lettere dai ritmi discontinui e di piccoli, quasi sempre encomiastici ritratti. Quelle corrispondenze, nate a volte tra persone che non si erano mai incontrate, o che si erano viste solo in pubblico, hanno dato vita a molti amori romantici che nessuno oggi pensa di tacciare con l’etichetta sprezzante di “virtuale”.
      Ciao : )

  3. Penso che la creatività sia alla base della vita stessa e la nostra vita ormai si sviluppa a più livelli, reale, virtuale, sogno……………Siamo sempre noi
    Credo che in tuto quelo che si scrive in questo mondo virtuale sia molto reale perchè paròa sul serio di noi

    • Sono d’accordo sul fatto che tutto quello che si scrive, e credo anche quello che si sceglie e che si legge, parli della nostra personalità, nel bene e nel male. Anche se non è questo lo scopo principale per cui lo facciamo. La condizione essenziale, il fine ultimo, è che sia divertente.
      Ciao : )

  4. Qual’è lo scopo di una corrispondenza virtuale? lì credo si celi il problema dell’importanza predominante, tra il fantastico e il pratico. Se il fine è la ricerca della conoscenza, o l’evasione ludica, il virtuale tiene, e con la dovuta sincerità espressa, possono nascere amicizie durature. Nel caso di voler usare il mezzo per trovare una figura che ci completi, per un progetto di vita, o per il riempimento di qualche ora altrimenti solitaria, ho i miei dubbi sulla qualità del risultato, in quanto, escludendo il supporto dell’olfatto e della vista, verrebbero a mancare elementi indispensabili ai fini arditi. La creatività è necessaria in entrambe le questioni. In assenza di un minimo di creatività, ogni situazione perde in qualità, sì Jons, “divertente” è condizione essenziale, per il virtuale e per il pratico.
    Ciao 😉

    • Ho usato deliberatamente un aggettivo, divertente, che si sforza di minimizzare quello che si prova quando si scrive su un blog, e che potrebbe essere, a seconda delle situazioni, definito appassionante, entusiasmante, eccitante, coinvolgente. A volte nulla di questo accade e il risultato è deprimente.
      Non credo che sia utile affidare al blog uno scopo pratico al di sopra delle sue possibilità, come quello di promuovere un progetto di vita. Se ciò accade sarà accaduto per la forza autonoma dei sentimenti, e il blog ne è stata solo l’occasione. Nel considerare i progetti di vita quasi sempre si devono prendere in esame elementi molto prosaici che non avrebbero diritto di cittadinanza in un blog o in una corrispondenza sentimentale.
      Quanto all’importanza dell’esperienza sensoriale, sono perfettamente d’accordo che essa deve risultare soddisfacente, per entrambi i partner di una relazione, e sono del parere che quando si verifica un miracolo di questo genere sarebbe criminoso metterlo in pericolo contaminandolo con la letteratura, nel tentativo ingenuo e maldestro di nobilitarlo.
      Ciao : )

  5. […] https://ultimacrociata.wordpress.com/2011/12/28/creatori/ […]

  6. Bel post, @Jons … e sagge riflessioni !!! 😀


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